Attenti al pane

26 Giu

Daily Bread

La taglio corta: faccio il corriere del pane. Porto le ceste con dentro il pane con dentro le uvette dentro a un furgone e le metto dentro i negozi che poi lo bruciano. Lavorando di notte credo che in un paio di anni di lavoro dovrei mettere su un gruzzoletto da godermela per i giorni che mi restano da vivere e comprarmi questa famosa sciarpa. Purtroppo ci sono anche i lati negativi. Per esempio, durante questa esperienza, ho capito che anche il titolare d’azienda inizialmente più buono, mansueto e comprensivo, prima o poi si rivela una merda. Prima fanno le persone educate per tirarti dentro perché vogliono assumerti di forza, poi appena ammacchi un pane si incazzano come dei matti. Questo però non deve sorprendere, solo se sei poco più che un animale puoi aver messo su una ditta, nella fattispecie un forno, con una famiglia, una macchina tutta tua, un figlio che si chiama Matteo o Stefano e lavorare 14 ore al giorno, poi tornare a casa e prima di tutto riempire la Brita.
Per questo e per altri motivi, dopo tanti denari accumulati in pochi mesi di lavoro, sono stato costretto a mettere a punto un metodo alternativo per uscire dal tunnel dell’occupazione facendomi licenziare. Si tratta di una tecnica molto  raffinata che non prevede l’uso di parolacce, errori gravi sul posto di lavoro né di gesti epici da raccontare ai propri nipotini come per esempio spaccare le gomme della Hyundai del boss, rigargli una baguette con la chiave o inserire i propri ritagli d’unghie fra gli ingredienti del pane ai cinque cereali. Basta molto meno. E’ sufficiente anche solo un tono di voce compassato, tranquillo e soprattutto, soprattutto, ripulito da ogni inflessione di sudditanza e timore. Un tono neutro e pacato da tirare fuori nelle seguenti situazioni:


COL DATORE DI LAVORO

 

  • No perché una volta sbagli te, una volta Daniele, un’altra volta quell’altro… e i clienti telefonano a me e  rompono i coglioni a me. Io alla fine mi incazzo eh!
    Si, capisco.

 

  • Non si può stare a cercare quel foglio da tutte le parti, l’ordine deve stare nella cartellina rossa!
    Non ho sbagliato posto, è che non ho proprio preso l’ordine del bar.

 

  • E’  lavoro gente, è lavoro! Ma come cazzo si fa, ma dove ce l’avete la testa ragazzi?! Perché se no io a fine mese mi dimentico di pagarti lo stipendio e poi voglio vedere.
    Non saprei, è una decisione tua.

 

  • Da lunedì prossimo farai un giorno in più, passi da cinque giorni a sei giorni alla settimana, il sesto ti si paga fuori busta.
    Preferisco farne uno in meno, con cinque mi trovo bene.

 

  • Il bar “Pandemonio” aveva un filoncino in meno.
    Ok.

 

  • Usate la testa, usate la testa quando fate le cose!! Prima qui, poi là, poi quell’altro! Io alla fine mi rompo i coglioni e mando tutti a casa! Io ve lo dico, vi mando tutti a casa!
    Sì ma in questo caso sono stato solo io a sbagliare, gli altri non c’entrano.

 

  • Se lavori con la fretta di tornare a casa per forza sbagli. Non si lavora con la fretta! La fretta la dovete lasciare a casa gente! Qua si lavora, cazzo!
    Non ho fretta, è che a volte sbaglio.

 

COL CLIENTE

 

  • Ieri non sei passato a prendere l’ordine eh!
    No, non sono passato.

    Eh, e perché non sei passato?!
    Me ne sono dimenticato.

    Dimenticato?! E io come faccio? La gente viene qua, non trova la roba… perché te ne sei dimenticato?
    A volte mi dimentico le cose, sono un po’ distratto.

 

  • Ma che schiacciatine sono queste?! Ma non ce l’avete gli occhi per vedere che fanno schifo?
    Io le consegno e basta, non dipende da me.

    Ma guardate che roba, ma come lavorate?
    Secondo me non sono bruciate, solo un po’ troppo cotte, io le mangerei.

 

  • Hai fatto tardi stamani, eh, con questo pane!
    Sì.

    Mica va bene così, così è troppo tardi.
    Eh si, stamani ho fatto tardi.

    E perché?!
    Dovevo fare prima altre cose.

 

  • No no no, così non ci siamo, a quest’ora non va bene per niente, il pane me lo devi portare entro le 8.30!
    Lo so, sono due mesi che vengo entro le 8.30.

 

Una volta rifilate risposte del genere, qualsiasi cosa troverete scritta nella lettera di licenziamento, sappiate che in realtà l’unico motivo per cui venite licenziati è che così facendo togliete al datore di lavoro la cosa a cui tiene di più: la possibilità di ricattarvi, l’ebbrezza dell’umiliazione. Queste sono persone che hanno affilato per tutta la vita la sola arma della minaccia di licenziamento come se fosse la fatality d’un picchiaduro. Se rimanete indifferenti, non sbavate per lavorare a più non posso e non perdete la vostra dignità supplicandoli, si sentiranno smarriti. Poi ne parlano con le loro mogli e vi licenziano. E’ un po’ come quando fai l’elemosina di due euro a un barbone e ti aspetti un suo sguardo di simpatica riconoscenza, ma quello non ti considera nemmeno. E’ chiaro che la prima cosa che vorresti fare sarebbe riprenderti quei due euro insieme a tutto il contenuto del cappellino, sputargli addosso e dirgli “così impari, cretino!”. Per loro è più o meno è la stessa cosa.
Sono stato tentato in dei momenti di dire a chiare lettere che per me il lavoro non è la cosa più importante e che ci sono cose che mi interessano di più. Non fatelo! Nella loro galassia equivale a chiedere ufficialmente il licenziamento e in quel caso l’esperimento resta a metà. Vanno lasciati cuocere nel loro brodo, non devono mai stare comodi, mai trovare un appiglio concreto per licenziarvi, tanto meno per tenervi! Fondamentale: non dovete mai offrirgli un punto di contatto con voi. Devono restare nel limbo dell’incapacità di inquadrarvi, di capire da quale galassia provenite. Mentite pure se serve. Rovisteranno disperati nella loro spazzatura mentale arrivando a chiedervi direttamente di condividere il caposaldo totale della loro esistenza: se vi piace la fica. Almeno quella, dai, almeno lì saremo sullo stesso piano! E invece no, titubate, non dite né sì (amico) né no (frocio), lasciategli pure intendere che siete etero ma tutto sommato non è che ve ne frega granché della fica. Per la delusione da quel momento rinunceranno. Se poi volete fare le cose di fino, ogni volta che vengono a galla le situazioni appena descritte, lavorate con calma e restate anche quei venti minuti in più senza mostrare fretta. Questo perché dal momento in cui non vi piace la fica avranno inconsciamente l’occhio più vigile del solito nel cogliere le imperfezioni del vostro operato. Il fiore all’occhiello dell’esperimento è infatti questo: arrivare alla lettera finale senza che sappiano perché lo fanno, ma allo stesso tempo con l’urgenza di farvi sparire da la dentro. Perché se per voi il lavoro non è tutto, non è il Dio al quale sacrificare ogni dignità, allora non siete ricattabili e non gli appartenete. Per loro siete un’anomalia e probabilmente il concetto più definito che riescono a farfugliare a tavola con la moglie sarà una cosa del genere: “vai a capire, non vorrei che poi un giorno questo ci mette nei casini coi sindacati”.

Caramelleamare

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35 Risposte to “Attenti al pane”

  1. nemmenounnick giugno 26, 2014 a 10:49 am #

    Pezzo bellissimo 😀

  2. Straf giugno 26, 2014 a 11:04 am #

    Gran bel post, caramelle, complimenti.
    Per qualche anno, al lavoro, ogni mattina ho visto tre corrieri del pane.
    Due di loro erano gentili, scambiavamo qualche chiacchiera, ma brevemente, perché dovevano sempre correre da qualche parte.
    Anche il terzo era apparentemente gentile, ma dopo tre anni si rivelò un’autentica schifezza. O, come direbbero nella serie Gomorra, “una chiavica”.
    Poi capii il perché: era il datore di lavoro di se stesso.

    • sgargabonzi giugno 26, 2014 a 2:18 pm #

      Voglio sapere perché il terzo si rivelò una schifezza, avanti. Le mani in fica, scommetto. Mi spiace, piccola. 😦

      • Straf giugno 26, 2014 a 2:31 pm #

        Se fosse stata una fiaba Disney, sarebbe andata così.
        Invece no, voleva farmi dichiarare il falso per evadere le tasse e altre cose molto molto simpatiche appresso.
        Poi dopo qualche giorno scappò con una ragazza, lasciando i figli e la moglie che pochi giorni prima aveva partorito il terzo bambino.
        Lasciò anche un sacco di debiti.
        Come si fa a non amarlo?

    • caramelleamare giugno 27, 2014 a 9:22 am #

      Io inevce non ho fretta, ma ciò nonostante non apro bocca se non per cose di lavoro. A volte saluto, a volte no. Praticamente ce l’ho a morte con tutta la filiera che fa si che io sia stato assunto, compreso il consumatore di pane finale.

  3. stefano de giugno 26, 2014 a 11:18 am #

    mi piace

  4. Falsa in bilancio giugno 26, 2014 a 11:57 am #

    Bello questo post! Curioso il fatto che tu abbia scelto due registri. La prima parte in puro stile sgargabonziano e la seconda invece no.
    Perché questo virare verso toni più seri? Cosa c’è dietro? La fica, immagino.Visto che ti piace tanto…

    • caramelleamare giugno 27, 2014 a 9:18 am #

      Esatto, la seconda parte è per raccattare: prima divertente, poi profondo.

  5. sgargabonzi giugno 26, 2014 a 2:16 pm #

    Il primo che dice che Caramelle è diventato più bravo di me per me se ne va affanculo.

    Ricordo la Falsa: “Caramelle quando vuole è veramente divertente… solo che, al contrario dei tuoi pezzi, con lui non ci si emoziona mai… MAI.”

    • Straf giugno 26, 2014 a 2:35 pm #

      Caramelle è la tua Zelda.

      • Falsa in bilancio giugno 26, 2014 a 3:33 pm #

        Aspetta, ma intendi per caso la Zelda di Sabrina vita da strega?

        • Straf giugno 26, 2014 a 3:40 pm #

          Ma solo se è il gatto nero.
          Se no è la principessa di Hyrule.

    • Falsa in bilancio giugno 26, 2014 a 3:30 pm #

      Non ho parole. Tenuto conto delle tue capacità mnemoniche, per arrivare a ricordare una cosa del genere vuol dire che, a suo tempo, devi averla appuntata su di un foglietto. Il che la dice lunga sulla personcina modesta che sei.
      Per il resto non ricordo nello specifico di essermi pronunciata così duramente. Tutt’al più avrò detto: “Caramelle quando vuole è veramente divertente, ma dai suoi pezzi si capisce che, al contrario di te (MERDA!), è un grande stronzo.”
      Ecco, così potrebbe.

      • sgargabonzi giugno 26, 2014 a 8:50 pm #

        In realtà non è vero niente. Ma mi piace manipolare la testa della gente e creargli falsi ricordi.

        • Falsa in bilancio giugno 26, 2014 a 9:55 pm #

          Ti riesce malissimo perché quello messo peggio a memoria autobiografica sei tu.

          • caramelleamare giugno 27, 2014 a 9:15 am #

            Lo disse la cosa, quella amica di quell’altra che scriveva qui nel blog, ora non mi viene. Da quel giorno è il suo più grande vanto.

    • caramelleamare giugno 27, 2014 a 9:26 am #

      Dare per scontato che più bravo di te lo sia dovuto diventare, potrebbe essere un errore.

      • sgargabonzi giugno 27, 2014 a 2:49 pm #

        Beh, se più bravo di me lo sei sempre stato ti assicuro che l’hai nascosto molto bene. COGLIONE.

        • Myrna giugno 28, 2014 a 3:46 pm #

          Secondo me tu pecchi un po’ d’ingenuità. Sicuramente lui ha volato basso finora per non ferirti, non ci hai pensato?

          • caramelleamare giugno 29, 2014 a 1:45 pm #

            Lascia perdere, non vedi che è un tasto delicato per lui?

          • sgargabonzi giugno 29, 2014 a 3:57 pm #

            Ieri l’altro è stato pure licenziato. Fatti raccontare.

  6. circobazooko giugno 26, 2014 a 2:45 pm #

    Sì però da quando consegni il pane sei più bello, come la mettiamo?

  7. eldiabloparalelo giugno 27, 2014 a 4:17 pm #

    Fantastico, le ultime 4 righe sono io. (la moglie).

  8. Falsa in bilancio luglio 1, 2014 a 12:27 pm #

    Di solito non guardo e non parlo di programmi tv in cui si cucina, ma l’altro giorno lo zapping notturno mi ha regalato questa perla:
    “Spaghetti alla norma alla Vissani”
    Prendete degli spaghetti e fateli scuocere in una pentola d’acqua bollente. Contemporaneamente tagliate un paio di pomodori e una melanzana a tocchetti e fateli rosolare per cinque minuti.
    Poi scolate gli spaghetti, metteteli in un frullatore e trasformateli in una cremina disgustosa. A questo punto riempite un sac à poche con la suddetta pappina e divertitevi a disegnarci un reticolo sul fondo di un piatto colorato. In pratica dovete fare una specie di griglia di crema di spaghetti. Alla fine negli spazi vuoti della suddetta griglia infilateci i cubetti di melanzana e pomodoro.
    Niente, ve l’ho raccontato per rovinarvi la giornata. 🙂

    • caramelleamare luglio 2, 2014 a 12:47 am #

      Per riprendermi ho pucciato un cantuccino nella diarrea di cane.

    • Straf luglio 8, 2014 a 6:45 pm #

      Non ci sono attinenze con gli effetti della ricetta di Vissani, vero?

      • Falsa in bilancio luglio 8, 2014 a 9:01 pm #

        Straf se un giorno si decide di suonare il campanello di casa Vissani e poi anche di questa Laura Losito e di scappare subito te ci stai, vero?

        • Straf luglio 8, 2014 a 9:42 pm #

          Certo che sì. Già che ci siamo, farei un saluto pure a Enzo Miccio.

          • Falsa in bilancio luglio 9, 2014 a 9:41 am #

            Ottimo! Allora è deciso. Siamo sulla stessa lunghezza onda io te, diventeremo grandi amiche.
            Per rispondere alla tua precedente domanda le attinenze ci sono e sono scientificamente dimostrate.

            • Straf luglio 9, 2014 a 1:38 pm #

              Lo penso pure io, mi sei simpatica.
              E poi le migliori amicizie nascono così, suonando campanelli.
              Un mio amico mi ha fatto scoprire un gruppo su Facebook di apprendisti stregoni un poco inquietanti, quindi ti saluto come farebbero loro:
              Buona giornata, anima guerriera. )O(

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