Brodolini e l’impossibilità di raccontare l’infanzia

7 Ago

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LE AVVENTURE DI GUNTHER BRODOLINI 
di Alessandro Gori
Uscito il 24/07/2013
Edito da Fuori Onda

Consiglio vivamente a tutti QUESTO libro di un mio ex paziente con cui sono incredibilmente riuscito a rimanere in buoni rapporti, nonostante i momenti di puro terrore vissuti assieme*.

* Questa che precede è una frase che tenta, con scarsi risultati, di simulare lo stile del Gori: ogni pensiero presenta una mezza verità, subito mascherata da un fiotto di nonsense o sarcasmo orrifico. Quella de Le Avventure di Gunther Brodolini, in effetti, è una narrazione composta di frasi e battute (la maggior parte geniali) che indicano una direzione ma poi la negano con uno sberleffo, affermano qualcosa e subito dopo fanno esplodere un petardo che col suo BANG! ne distrugge la metà, riducendola a un moncherino irriconoscibile, a un non senso.
Nella scrittura del Gori, e al di là della sua consapevolezza, sembra operare un dispositivo linguistico che genera un continuo travisamento, tale da rendere incomprensibile ciò di cui si parla davvero. Se tale operazione fosse voluta, si tratterebbe di una cifratura. Ma non si può parlare di linguaggio cifrato perché, a ben vedere, la chiave non esiste: è sconosciuta allo stesso autore.
La definizione migliore di questo libro è quindi: una narrazione sull’impossibilità di raccontare l’infanzia.
Che cosa si trasformi in noi, quando l’infanzia ci abbandona, è un grande mistero. Nella mia professione molte teorie forniscono una risposta alla domanda: nessuna di queste è soddisfacente. Qualcosa sfugge sempre, nel tentare di mettere a fuoco quelle emozioni lontane: è, in fondo, il tema su cui si fonda la poesia.
Sembra quasi che la mente adulta non sia in grado di rappresentarsi la mente bambina. E che, pur analoga ad essa per struttura di contenuti (la memoria, sia semantica che autobiografica), possieda uno sguardo su se stessa radicalmente diverso, tale da rendere la frattura irrimediabile: il modo in cui un bambino organizza il proprio sapere è del tutto differente rispetto a come l’organizza l’adulto, che guardandosi indietro non trova più traccia del se stesso bambino, ma solo un ricordo falsato (travisato), un’immagine monca.
Tale differenza è, evidentemente, costituita dall’eccesso di piani di significato che si intrecciano nella mente di un adulto. Il corpaccio villoso di un trentacinquenne, con le sue prostatiche inconfessabili voglie, non può ospitare la mente di un bambino: ne riempie gli ampi spazi con le proprie pulsioni mature, e nel lordarla di fatto la rende altro.
Adulta è senza dubbio la rabbia, assolutamente stupefacente, che traspare tra le parole esplosive del piccolo Gunther Brodolini. Essa è quindi nello stesso momento inverosimile (un bambino di quell’età non possiede gli strumenti per esercitare una simile ironia), ma anche espressione della frustrazione (dell’autore?) di invertire l’orologio del tempo, farsi piccino piccino e poter narrare se stesso a quell’età, o magari riviverla.
A ben vedere nessuna infanzia fino a oggi narrata nella storia della letteratura è verosimile. Tutto è filtrato da un linguaggio adulto, uno sguardo adulto, una coscienza adulta.
I bambini dickensiani alla David Copperfield appaiono sempre troppo consapevoli del proprio essere oggetto di compassione; la morale di Collodi si manifesta ingombrante in ogni pagina de Le Avventure di Pinocchio. E che dire del manuale di psicopatologia familiare squadernato da Enrico Bottini nel libro Cuore? O dello spaventosamente perverso ‘fanciullino’ che chiama dal profondo abisso (compare qui lo spettro di Alfredino Rampi) il grassoccio, insopportabile Pascoli? Che dire infine dei laceranti tormenti sulla consapevolezza della propria stessa alienità de Il Piccolo Kuga dell’estone Josif Juttiperkis?
Nulla. Parole false, strumentali, stonate: il più onesto era Dickens che almeno lo faceva per campare.
A differenza di tutti gli autori precedenti, comunque, Alessandro Gori sposta più in alto il picchetto sulla via ferrata verso la vetta della comprensione del bambino da parte dell’adulto. Ma il picchetto, piantato a martellate nella roccia friabile, causa una frana. A questo punto la vetta non è più raggiungibile, e che cosa prova l’autore? Rabbia. Quindi sarcasmo, nonsense, eccetera.
Ci siamo? OK. “First happy, then sad”, un inglese definirebbe l’andamento dei continui giochi di parole nel libro del Gori. Via via che se ne leggono le pagine, infatti, l’iniziale ilarità tende ad affievolirsi, lasciando spazio all’ingrandirsi progressivo di una scritta a pennarello nero sempre più evidente e definita, tanto che nell’ultima pagina sopravanza inequivocabilmente la narrazione stessa, e si conferma il messaggio più reale del libro, il suo vero discorso. La scritta dice: “MORIRAI”.
Questa rivelazione finale conferma definitivamente la progressiva consapevolezza del lettore (inizialmente confusa, anzi buffa) della impossibilità di recuperare mai la propria infanzia, perché il tempo ci trascinerà sempre avanti, e non potremo mai più possedere (e calzare) la mente libera e la serietà semplice di un bambino – ma soprattutto l’intensità assoluta che ha, in quegli anni di vita, la sensazione di verità delle cose, nel loro manifestarsi.
Questa piacevole desolazione è il sentimento del libro di Alessandro Gori, noto autore di favole per ragazzi.

Lorenzo Scaglietti, psicologo.

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10 Risposte to “Brodolini e l’impossibilità di raccontare l’infanzia”

  1. Andrea agosto 7, 2013 a 8:36 am #

    Bella recensione quando andiamo a pestarlo questo coglione?

  2. caramelleamare agosto 7, 2013 a 3:00 pm #

    Una sola parola: SPENSIERATEZZA gente, spensieratezza!!
    Lo Scaglia!! Un parere autorevole sulla salute mentale di questo blog.
    Per quei 60 euro che mi devi fai con comodo.

  3. Fra Puccino agosto 7, 2013 a 3:16 pm #

    ..e dire che io l’avevo preso per un libro comico; quindi le mie risate cos’erano? derisione consapevole dell’inconscio dell’autore? (ps: ho cercato altre raccolte di favole di A. Gori, ma non l’ho trovate 😦 )

    • caramelleamare agosto 8, 2013 a 2:53 pm #

      No Frappa, sono in realtà una difesa dalla presa di coscienza di quello che c’è veramente scritto fra quelle righe, la verita assoluta.

  4. Facili Entusiasmi agosto 7, 2013 a 6:04 pm #

    Che bella recensione! Non ho ancora letto il libro, ma voglio scoprire se è davvero così.

  5. larosaviola agosto 8, 2013 a 2:52 pm #

    http://memolando.wordpress.com/2013/08/08/il-peggior-parlamentare-del-pdl/ partecipate a questo Spam!

  6. sgargabonzi agosto 12, 2013 a 7:15 pm #

    Signori! Ascoltabile qui in anteprima il nuovo album dei Travis:

    http://www1.rollingstone.com/hearitnow/player/travis.html

  7. sgargabonzi agosto 15, 2013 a 1:29 pm #

    Caramelle, convergi qui: http://www.youtube.com/watch?v=O56VrBIf4ic#at=36

    • caramelleamare agosto 16, 2013 a 2:04 pm #

      Direi che si presenta bene, bei pettorali, abbronzato. E il fratello in tribuna l’hai notato? Altro look rispetto al lavoro.

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