Topi

8 Mar

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Tutto intorno muore.
E di notte lo fa più in fretta.

Cesenatico, estate 1983, le foto dei miei genitori giovani e felici. Poi ricordo la caraffa sul camino che ci ha visti a tavola per trent’anni e che un giorno qualunque è caduta e s’è rotta. Liquirizia, il mio storico gatto nero, morto a 16 anni sotto la macchina di uno che non aveva nessuna colpa. Non ho foto di Liquirizia. Un giorno mi venne in mente di fargliene una mentre giocava con una biglia dei ciclisti, ma non avevo voglia di salire a prendere la macchina fotografica e così rimandai. C’è una cartolina di Alan Ford caduta dietro questa scrivania circa trent’anni fa. Quando mi capiterà di smontarla, se mai capiterà, la rivedrò. E’ a poche decine di centimetri dai miei piedi e insieme lontana galassie. Un vecchio a Bari è morto in solitudine, all’improvviso, nella sua topaia dopo una vita di merda. Sono l’ultimo che l’ha visto vivo, Nicola. Quella porta che ho chiuso, si è riaperta solo quattro giorni dopo, quando l’hanno ritrovato. Mentre viveva le sue ultime ore d’agonia, chissà cosa stavo facendo due piani sotto. Le cicatrici sul mio braccio saranno le stesse, identiche, che avrò sul mio letto di morte. Ci sono film che ho visto e che non mi troverò mai più a rivedere e non so quali sono. Ci sono piccole insospettabili cose che non mi troverò più a fare e che, l’ultima volta che le ho fatte, non c’era un led rosso che s’illuminava per avvertirmi che quella sarebbe stata l’ultima. Mi manca Liquirizia, un gatto che sposava un genio selvaggio ad un senso toccante della responsabilità. Ho sempre pensato che se avesse potuto avrebbe aiutato mia nonna quando andava a cogliere l’erba per i conigli o mio babbo a compilare la dichiarazione dei redditi. Mentre Nicola moriva su una sedia, spaventato e solo, il colibrì del suo orologio a cucù continuava ad uscire e cantare. Forse si sente ancora, per quelle scale.
E poi ci sono diapositive non replicabili di momenti che furono d’una bellezza lacerante e tenera. Purtroppo ne ho a miliardi. Ricordi dolcissimi in grado di rovinare vite. Ti accarezzano la testa mentre tributi loro le lacrime più calde e intanto t’inchiodano i jeans al suolo. Come una bàlia pietosa che ti tiene sedato nel viaggio del declino. “Stai tranquillo amore, andrà tutto bene”. Così che non ti cada lo sguardo sulla decomposizione oltre i finestrini.
Chissà cosa cambierebbe, se fossi l’opposto di quello che sono oggi. Non sono mai stato uno di quelli che dicono “rifarei tutto”. Tornassi indietro imboccherei la destra dove ho preso la sinistra e viceversa, a prescindere. Non è tanto il rimpianto quanto la curiosità. E forse mi ritroverei comunque qui dove sono, al gelo sotto le coperte nella casa al mare di un amico, col rumore del solito topo che da tanto tempo ha preso casa nel cassone dell’avvolgibile. Che si muove tutta la notte e che stanotte si muove poco e si muove sempre meno. Forse per il veleno che il mio amico ha messo lì oggi pomeriggio. Mentre sono qui che snocciolo immagini retoriche digitando su un cellulare, sangue si secca nelle vene d’un inutile ratto, che smette di esistere per non tornare a esistere mai più. Ecco, l’ho sentito di nuovo.
In momenti d’imbarazzante melensaggine penso che non siamo eterni, che bisognerebbe solo stringerci come fuggiaschi in una botola mentre suole di stivali nazisti passano a pochi centimetri dalle nostre facce impaurite. Invece va bene sprecare il tempo a leccare il culo alle rockstar e a testare quanto potere abbiamo su chi è dalla nostra parte, quanto possiamo tirare la corda, mettere tempo in mezzo, sempre e comunque, collezionare appuntamenti mancati, non esserci quando c’è bisogno di noi, dire vai invece che resta, sempre e comunque. L’orgoglio, avete presente? La medaglietta di latta che tirate fuori voi falliti che non avete mai avuto una dignità vostra.
Che notte di merda, in perfetta scala a rappresentare questa esistenza per come ce l’hanno fornita. In notti così non serve a niente nemmeno l’amore, che è solo quello dei quattordici anni, quando pensi che ci saranno solo campi verdi e sterminati su cui correre e domeniche pomeriggio passate a scoprire nuovi gusti di gelato. E se mi dicevano che l’aldilá non esiste, io avrei pensato che da lì a che ero vecchio si sarebbero organizzati per costruirlo da qua. Non avrebbero più permesso che si sparisse così. Mi sarei aggrappato impaurito alla manica di mio babbo e gli avrei chiesto se la Banca Popolare Dell’Etruria avrebbe potuto fare qualcosa. D’altronde la Banca a Natale regalava cinquantamila lire ai figli degli impiegati. Io li spendevo da Bobini Giocattoli. Ricordo il mio primo gioco da tavolo: Doctor Doctor.
Ora dormo, con l’orecchio vigile all’arrivo del corriere che fra qualche ora mi porterà un nuovo gioco da tavolo. Diecimila giorni da quella scatola bianca di Doctor Doctor, dalla foto dei miei alla pensione Garisenda, da Liquirizia e la sua pallina di Saronni. Che bella la vita. Domani sarà tutto pateticamente risolto e imbusterò le carte una ad una, con le bustine ad alta grammatura che costano il doppio, così che non si sciupino, che restino come sono. E pure io e tutto quello che ho intorno, con loro.

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62 Risposte to “Topi”

  1. Facili Entusiasmi marzo 8, 2013 a 10:24 am #

    Un post bellissimo e tristissimo.
    L’amore non serve, ma un abbraccio?

  2. circobazooko marzo 8, 2013 a 10:26 am #

    eccallà! che le bustine per le carte da gioco e l’ossessione per la morte fossero strettamente correlate, l’ho capito fin dal primo giorno che ti ho conosciuto! ottimo Sgarga, altro che topi, questo merita di diventare il tuo migliore tòpos. Starei ore a leggerne.

    • sgargabonzi marzo 11, 2013 a 8:20 am #

      Mi manca tanto quel lettone modenese con me fra te e lo Scaglia. Io che gioco con la sua barba per addormentarmi. ❤

  3. Laura marzo 8, 2013 a 10:33 am #

    Bello.

  4. Pinxor marzo 8, 2013 a 10:52 am #

    Giochi da tavolo e decomposizione, il binomio principe dello Sgargabonzi.
    Post dolente e bello, che riecheggia altri post melanconici.
    Nel commentare in questi casi il mio cervello rischia lo stallo tra la propensione nel cercare frasi amare/amorevoli che stillino compassione e la tentazione di uscire con battute tendenti al cinismo (tentazioni che hai inoculato e fomentato con la maggior parte dei tuoi post riferiti ad altre vite e altre morti).

    • sgargabonzi marzo 11, 2013 a 8:24 am #

      I giochi da tavolo spesso sono una metafora della vita. Uno per tutti: In The Year Of The Dragon, di Stefen Feld. Un german di genere deflettivo, in cui non c’è trionfo, devi solo uscire meno peggio degli altri dalle catastrofi. Devi costruire per farti distruggere quello invece che qualcosa di più importante e sai che in ogni caso non avrai il tempo e il modo di fare tutto. Con Caramelle si giocò una partita in un silenzio e in una graduale depressione che alla fine pareva d’essere alla camera ardente di qualcuno.

  5. nemmenounnick marzo 8, 2013 a 11:19 am #

    Emozionante, poetico. Ci voleva un pezzo così

  6. taccitua marzo 8, 2013 a 11:51 am #

    In questa odiosissima giornata di merda e mimose, con la forte tentazione di uscire per strada a urlare e prendere tutti a gomitate nello stomaco, o leccare le locandine dei Centocelle Nightmare depilati e luccicanti di olio di semi vari, o ficcare violentemente il mazzolin di fiori gialli in bocca al benzinaio che si crede ancora uomo anche dopo il suo viaggio a Casablanca o limonare con la cassiera della Esselunga perchè femminista-lesbica è un connubio mai passato di moda. Dio, mi sono persa.
    Mi sono persa nelle parole tiepide e dolci di questo post. Mi ero ripromessa che non avrei pianto oggi. E invece, eccomi qua: rido e sorrido.
    Come spesso mi viene da dire: mi stendo a terra e tu, Sgargabonzi, camminami sopra!
    Oggi è l’otto marzo, approfittane!

    • sgargabonzi marzo 11, 2013 a 8:18 am #

      Io penso che tutte le donne dovrebbero piangere perché così facendo producono ossitocina, un toccasana per la pelle. Proprio per questo depenalizzerei la violenza domestica. Senza contare che ci sono certe puttane che denunciano il marito per stupro, ma ti rendi conto? Roba da matti! E’ come andare dal benzinaio e lamentarsi se ti fanno diecimila lire di super!

      • caramelleamare marzo 11, 2013 a 11:00 pm #

        Magari quella con gli ottani scadenti, la preferita di Ruggero.

  7. Selena marzo 8, 2013 a 11:58 am #

    “Credi di morire non è niente se l’angoscia se ne va”. Una frase che avrai sentito cantare molto ultimamente. A dire la verità ci voglio credere,ci voglio credere più di qualsiasi altra cosa. Bisognerebbe imparare a fidarsi della propria vecchiaia a convincersi che il dolore fisico in certi casi arriva per distrarci. Che esiste la clemenza dell’istante in cui non ci accorgiamo di nulla..Di questo vorrei fidarmi.
    Credo che siamo protagonisti degli spazi che ci consentiamo e spesso diamo all’angoscia troppo di questo spazio: lei che in realtà è un frutto della mente, lei che mette avanti le mani, lei che ha pregiudizi e non si fida. Bisognerebbe domare l’ angoscia e addomesticarla finché sia utile nella sola cosa che fa bene: regalare i momenti di malinconia più alti e dolorosi che una persona possa concepire.

    • sgargabonzi marzo 11, 2013 a 2:58 am #

      Descritta così l’angoscia pare Eta Beta! Chissá cosa tira fuori l’angoscia dalle sue mutande.

      • Selena marzo 14, 2013 a 12:20 am #

        non so cos’è eta beta. La cosa degli operatori ecologici? Inoltre, fai ironia sul contenuto delle mie mutande? bah

  8. lozissou marzo 8, 2013 a 2:05 pm #

    I tuoi post (status, cinguettii, ecc.) più belli sono questi, struggenti e vividi, insieme a quelli delirantemente surreali. Mi interessano meno, ultimamente, quelli cinici e provocatori.

  9. erelisa marzo 8, 2013 a 2:58 pm #

  10. erelisa marzo 8, 2013 a 3:12 pm #

    …pensavo di aver smarrito il nickname, la password, me stessa! E invece, provvisoria certo, ma chi lo ha detto poi? Conosciuto te ho un motivo per essere felice. Perché folle lo sono sempre stata, ma mi mancava un amico esattamente come te, col quale sentirmi normale, e bella. Basta rendersene conto per distrarsi e non sentire altro che gli atomi che si baciano.

    • sgargabonzi marzo 11, 2013 a 2:55 am #

      Una che dice gli atomi che si baciano è come una che definisce un’insalata “simpatica”. Non ne ho rispetto.

  11. tani marzo 8, 2013 a 9:14 pm #

    L’opera della maturità. Niente, l’ho sempre voluta dire questa cosa. Comunque bellissimo, bravo Gori

    • sgargabonzi marzo 11, 2013 a 2:53 am #

      Grazie Tani. Scommetto che il punto finale non l’hai messo perché il Grazi ti portava via.

  12. Jonathan Grass marzo 8, 2013 a 9:51 pm #

    Mi hai ricordato (i due) Limites di Borges.

    • sgargabonzi marzo 11, 2013 a 2:52 am #

      Peró dei due più il secondo, diciamolo.

      • Jonathan Grass marzo 11, 2013 a 11:36 pm #

        Abbracciamoci forte

  13. Black Mall Editor marzo 8, 2013 a 10:20 pm #

    Baustelliano, toccante, bello.

  14. VerdE marzo 9, 2013 a 1:02 am #

    bello vero.

  15. tantopercantare marzo 9, 2013 a 9:34 am #

    ti rebloggo

  16. kreisky marzo 9, 2013 a 2:21 pm #

    Grande Sgarga ! Mi hai ricordato una frase di un prof. Quando morì suo padre era particolarmente triste per il fatto di non averlo potuto salutare un’ultima volta. Poi, parlando con un suo amico, psicanalista come lui, questi gli disse che l’ultima volta non c’è mai. Come i led rosso.
    E io che ero venuto qua per mettere il link ad una petizione …

    • sgargabonzi marzo 11, 2013 a 2:46 am #

      So che petizione era, me ne ha parlato Caramelle. Non avrei firmato perché per me quello reato peggiore di tutti e ci manca solo venga depenalizzato. Sono bambini, cazzo.

  17. Phalsa in bilancio marzo 9, 2013 a 5:04 pm #

    Ciao, sono Noel, volevo dirti che con me hai chiuso

  18. Falsa in bilancio marzo 9, 2013 a 6:19 pm #

    Ciao, sono Noel, volevo dirti che con me hai chiuso.

  19. caramelleamare marzo 9, 2013 a 6:46 pm #

    Sapevo che si ti lasciavo la stanza gelata ne sarebbe venuto fuori qualcosa di buono.
    Poi ricordiamolo, il topo fu scoperto essere in realtà un uccello che aveva fatto il nido la dentro, per questo non mangiava il veleno.

    • Facili Entusiasmi marzo 9, 2013 a 7:56 pm #

      Questa storia del topo che era in realtà un uccello e che non ha mangiato il veleno getta una nuova luce di speranza su tutta la vicenda. Una favola.

      • donnanuda marzo 9, 2013 a 8:59 pm #

        lo Sgarga se scrive cose così poi si chiude in un pudore patetico non commentando i post. Ci siamo tutte innamorate di quello che desideravamo vedere in te. Sappilo

        • donnanuda marzo 9, 2013 a 9:04 pm #

          il Gori che bacia il topo e lo trasforma in uccello capace di volare e riprodursi, mi piace pensarlo così, pieno di meraviglia e quieto arrampicato sulla finestra che sputa peli

          • Facili Entusiasmi marzo 9, 2013 a 9:43 pm #

            Chi sta arrampicato alla finestra a sputare peli? Gori o l’uccello?

            • donnanuda marzo 10, 2013 a 10:07 am #

              il soggetto è il Gori che preferisce sputare peli invece di ingoiarli

          • sgargabonzi marzo 11, 2013 a 2:33 am #

            Insomma come Tony Binarelli.

      • sgargabonzi marzo 11, 2013 a 2:38 am #

        No, è successo esattamente come ho scritto. Solo non ero alla casa al mare di Caramelle con Caramelle ma con Kreisky. Fu lui a fare tutto e dedicare il gesto a te. “Ai capelli di Facili Entusiasmi”, così disse.

        • kreisky marzo 11, 2013 a 10:27 am #

          Io per pura modestia non l’avevo detto, però quel topo l’ho scoperto io. Certo poi non c’ho scritto un post così, ma cosa conta.
          Era un uccello perdavvero ?

        • Facili Entusiasmi marzo 14, 2013 a 12:30 pm #

          Che cosa era dedicato ai ‘capelli di Facili Entusiasmi’?

    • sgargabonzi marzo 11, 2013 a 2:41 am #

      Non faceva manco troppo freddo sotto quel coltrone, era freddo interiore tipico di non poeti del male tipo il grande Palazzeschi abbiamo.

  20. Johnny Viscidous Cancrena marzo 10, 2013 a 11:07 am #

    atmosfera triste e cupa, bagliori di ricordi, la morte stuprata dalla vita derubata dalla morte. MOLTO BELLO, sembra quasi di ascoltare una canzone dei massimo volume

    • sgargabonzi marzo 11, 2013 a 2:31 am #

      Grazie! Massimo Volume non li conosco ma purtroppo dal nome mi sanno di gruppo del sud dimmi di no ti prego.

      • Johnny Viscidous Cancrena marzo 11, 2013 a 7:52 am #

        Assolutamente no! Gruppo nato a Bologna. Ascoltali.

  21. caramelleamare marzo 13, 2013 a 9:47 pm #

    Fino a stasera alle 20.00 Enrico Mentana m’era sempre rimasto bene.

  22. sgargabonzi marzo 15, 2013 a 4:44 am #

    Caramelle, a parte il fatto comunque ottimo degli additivi per il carburante, ecco un modo per fare due soldi che ha trovato Adele: http://www.soundsblog.it/post/114793/adele-costa-100-000-sterline-al-minuto-per-cantare-ai-matrimoni

  23. Wen Jiabao marzo 19, 2013 a 9:52 pm #

    che palle questi giochi da tavolo

  24. LukiSkyWalker88 marzo 21, 2013 a 11:24 pm #

    Bel post: sobrio, compìto e piuttosto algido. Poi è davvero notevole la frase «e se mi dicevano che l’aldilá non esiste, io avrei pensato che da lì a che ero vecchio si sarebbero organizzati per costruirlo da qua». Bravo Gori!

  25. Lavaspurgo aprile 3, 2013 a 11:22 am #

    SAUDADE SAUDADE SAUDADE SAUDADE SAUDADE SAUDADE 😥 SAUDADE SAUDADE SAUDADE SAUDADE SAUDADE SAUDADE :/ SAUDADE SAUDADE SAUDADE SAUDADE SAUDADE :(( SAUDADE SAUDADE SAUDADE SAUDADE. LA DESOLAZIONE DELLA VITA. IL TERRORE PER LA MORTE. E POI DI NUOVO SAUDADE.
    UNA ROSSELLA O’HARA BATTAGLIERA CHE VIEN FUORI SUL FINALE: IN FONDO, DOMANI E’ UN ALTRO GIORNO.
    MA DURA POCO.
    SI TORNA PRESTO AI RITI, ALLE COSE SEMPLICI, AI GESTI RIPETUTI..

    Vabbè, mi è piaciuto proprio tanto. Vag a lauràr. Grazie. Ciao

  26. Antonio Pinza aprile 3, 2013 a 2:41 pm #

    Malenchi pensieri.
    Disgraziata l’esistenza nella sua forma finita che contempla il passato e teme la brevità del futuro…per quanto bello o brutto il presente resta sempre una pellicola che si impressiona in un film che non permette secondi ciak.
    Buona regia a tutti comparse e attori

  27. Hai da accendere? aprile 19, 2013 a 8:36 pm #

    Rifare tutto per curiosità. Ottima idea. Molto bello questo post.
    Saluti 🙂

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  1. Chi è Lo Sgargabonzi? (6 pezzi consigliati e un’intervista) | Bookskywalker - maggio 8, 2014

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