Nella tana del Gori: 4 tutorial

15 Gen

MeeplesChoice.7.7.06

Tempo fa il Gori mi raccontava di un certo alkyla, idolo e feticcio assoluto di Caramelleamare, che su youtube recensisce i giochi di società condendo i video con simpaticissimi sketch in cui lui è protagonista: spassosissime parodie ed esilaranti gag le quali fanno tuttavia solo da cornice a disamine tecniche che si mantengono sempre estremamente lucide e ben dettagliate. Reduce da ben 4 partite col Gori e il mio compagno, tutte a giochi di società diversi, e volendo rendervi partecipe di tale mia discesa nell’Ade e ritorno, avevo pensato di recensire l’esperienza inizialmente alla Salò di Pasolini, dividendo il racconto in vari gironi etc. indugiando su quello della merda, per esempio, ma poi mi son detta checcazzo, se c’è una cosa che piace a Caramelle son proprio i video di questo alkyla, sarà ben contento di vedere, proprio sulle pagine del blog dove è accampato abusivamente da anni come il peggiore dei punkabbestia, un omaggio al suo mito personale! Dopo tanti egocentrici post del Gori sulle proprie passioni, musica, film, cazzate varie, finalmente un po’ di spazio agli interessi di Caramelle, ai suoi sentimenti, ai suoi teneri vibrati. Un omaggio al Caramelle uomo, persona e pure un po’ fanciullo. Accingendomi a scrivere, mi son detta, sì, è giusto: un po’ d’alkyla se lo merita e glielo dobbiamo.

Eccovi quindi 4 tutorial pronti all’uso, raccontati alla maniera di questo simpaticissimo nerd e in versione stampabile, che alla bisogna possono fungere anche da comodi bignami del regolamento e prontuari di vari tips, utilissimi per un rapido ripasso quando il Gori vi inviterà a casa sua e tirerà fuori una di queste 4 fantomatiche scatole.

Per l’occasione, ho scelto anche di associare ad ognuna una canzone di Baglioni che richiamasse, nel testo o nell’argomento, il tema dominante del gioco. Mi è sembrato un gesto carino nei confronti del tenutario del blog, che spero apprezzerete.


Bando alle ciance, partiamo dunque dalla prima trave in culo che mi son ritrovata, il german game per eccellenza.

Caylus!

Scopo del gioco: leccare il culo a Filippo il Bello finché lo stesso non risulti levigato come un ciottolo di fiume.


Componenti: lavoratori (per dirvi la simpatia, qui alkyla, c’avrebbe già inserito il famoso spezzone del film di Sordi, con Caramelle scompisciato davanti al monitor, ci scommetto), cubetti risorse, segnalini, monete, casette, balivo, prevosto e antani, oltre naturalmente all’enorme tabellone attorno al quale prendo posto disperata, e tessere di tutti gli edifici possibili, di ogni foggia e materiale, dei quali non ricorderò mai le caratteristiche perché se nella vita avessi voluto fare il fottuto capocantiere non avrei certo fatto quel prestigioso stage alla Tucker Tubi, ti pare.


Canzone di Baglioni scelta da associare al gioco: “Sisto V” in quanto il riferimento al Papa è la cosa più vicina a un prevosto che si potesse rintracciare nella sterminata discografia del nostro idolo. Il brano è cantato in un forzato dialetto, con tanto di “fusse”, “fijo”, “m’ariccomanno”, Signore Iddio. Il Medioevo cala dentro di me come una scure.


Svolgimento del gioco: detersione del tavolo con lanciafiamme, umilianti raccomandazioni materne (“Vado in bagno”, “Sì ma dopo lavati le mani eh!” il che se non mi facesse incazzare potrebbe anche suscitarmi tenerezza, visto che non me lo dicevano dalle elementari) (dio, che voglia in quel bagno di applicarmi una french manicure di smegma fresco sotto le unghie, ma non lo faccio #perchésonounasignora), sterilizzazione di tutta l’epidermide che sporge dai vestiti, eliminazione di bevande/dolciumi e qualsiasi altro articolo mangereccio dalla tavola, eccetera eccetera: vabbè, tutto questo lo sapete già.

Il Gori illustra le regole, e per me è già panico. Seriamente, dove sono i dadi? Le carte? I quiz? Io sono una che trova Forza Quattro un gioco di posizionamento e strategia già abbastanza impegnativo. Che cazz’è tutto ‘sto ambaradan dispiegato sotto i miei occhi? Ho già deciso quale sarà la mia strategia di gioco: a un certo punto della partita, mi fingo morta. Non conto tanto di riuscire a impietosire il Gori (figuriamoci, quello al massimo si preoccuperebbe che non schiumassi sulla preziosa plancia prima di collassare), piuttosto spero di far leva sui sentimenti del mio moroso, compagno di vita, dolce metà, l’amatissimo Scaglia, che infatti non perde tempo a calarsi completamente nella dinamica di gioco e, competitivo come una merda, mi confina fin dal primo turno nel più indifferente degli oblii.
Ricorderò per sempre lo sgomento che ho provato a inizio partita, al primissimo turno, quando il Gori mi fa: “Sta a te”. Nella vita ho fatto molti lavori, ho cambiato diverse aziende e mansioni, e in effetti ci sta che i primi giorni in un nuovo ruolo uno si senta disorientato, impaurito, confuso, a maggior ragione se si è mentito nel curriculum. Orbene, la storia si ripete. Alla lettura del regolamento avevo annuito convinta, barando spudoratamente, e alla domanda: “Tutto chiaro?” avevo fatto seguito con un Sì deciso, prevalentemente per accelerare la fine del supplizio, convinta che tanto i giochi son così, “son più facili da fare che non da spiegare” ma la verità è che adesso ho davanti settantamila ‘pezzi’ di ‘cose’ diverse di cui, davvero, non colgo il senso (tranquilli, lettori: non lo coglierò fino alla fine). Che m’invento? I grandi occhi da cerbiatto del Gori attendono fiduciosi una mia mossa e già tradiscono un po’ d’ansia. Getto un lavoratore a casaccio a costruir delle segrete, e il gioco può proseguire.
Il martirio va avanti per qualche ora, durante le quali succede un po’ di tutto: i coglioni mi si schiantano al suolo, lo Scaglia si fa completamente assorbire dal gioco e accumula punti prestigio su punti prestigio, il Gori comincia impercettibilmente a fumare dalle orecchie per la tensione e il nervoso. Ma l’esperienza di quest’ultimo e la sua visione di gioco a 360° hanno la meglio, grazie anche a un piccolo baco di sistema per cui avendo lui costruito non mi ricordo cosa, una maglieria? Un telaio? qualcosa attinente al tessile, insomma, ottiene vantaggi ad ogni turno superiori ai nostri e alla fine (comunque meritatamente) vince.

Conclusioni: chi accusa Caylus di essere un gioco calcolatore, troppo deterministico, con scarsa interazione tra giocatori e, in definitiva, meccanico e freddo, può essere tranquillamente smentito dalla sottoscritta. Quale donna non si scalderebbe come una cagna in calore a stare in piedi fino alle 5.30 nella nebbia di un venerdì sera senza poter bere né mangiare, ad accumulare cubetti colorati per costruire cazzate di cartone?

Ma non avevo ancora visto tutto. La sera dopo infatti s’è giocato a…

Fresco!

Scopo del gioco: realizzare, pezzo per pezzo, l’affresco più inguardabile e peggio disegnato della storia dell’arte di tutti i tempi.


Componenti: colori, colori, colori! Mi sento frocia! Colori da mescolare per ricavarne altri, cubettoni sempre più grandi mano a mano che le nuance si fanno ricercate come nelle metafore della Mazzantini. Monetine da buttare nel pozzo dei desideri, una propria plancia personale che funge da studiolo e nasconde agli altri le tue mosse e, naturalmente, i segnalini dei lavoratori, che qui per l’occasione sono definiti apprendisti. C’è anche il vescovo che non mi ricordo esattamente cosa fa, qualcosa del tipo che ti raddoppia i punti se gli decori la vetrata sotto al naso. Questi german game sono di un servilismo…!


Canzone di Baglioni scelta da associare al gioco: “Poster”, di cui ci tengo a sottolineare termini come ‘upìm’ e ‘films’, e non aggiungo altro.


Svolgimento del gioco: qui la meccanica mi è già più chiara, ricordandomi da vicino gli anni universitari trascorsi a Bologna. In pratica, se ti svegli tardi non combini un cazzo ma sei bello e riposato e ti atteggi da artista, se ti alzi presto ti accaparri le occasioni migliori ma in compenso arrivi a sera che hai bisogno di sfondarti d’alcool, droga e puttane per poter dire che hai vissuto. C’è il vescovo, che può essere equiparato a un qualsiasi orrendo barone universitario come ne abbiamo conosciuti a milioni, ci sono i colori, le cui combinazioni le impari in prima media alle lezioni di educazione artistica, e ci sono i ritratti, tutti diversi, che possono darti premi immediati o benefici permanenti. Per noi fanciulle, proprio perché ci sono di mezzo tutte queste frocerie e cagate decorative, è un gioco molto più godibile e gestibile, oserei dire quasi divertente. A livello di strategia/tattica/sounasega, mi sono rivelata una terrificante banana anche in questo, ovviamente, ma la piccola soddisfazione personale è stata riuscire a togliere l’arancione al Gori, un colore determinante per il suo avanzamento di gioco: figliolo, bastava che ti alzassi un’ora prima da letto e tutto questo non sarebbe successo! Ricorderò per sempre lo sguardo che mi ha rivolto Alessandro quella sera, distrutto, devastato, Sofia Loren che assiste impotente allo stupro della figlia, quando gli ho comprato sotto agli occhi tutte le riserve d’arancione presenti sul mercato. Oddio, un pelino mi è pure dispiaciuto, soprattutto perché il nostro beniamino per colpa di questo suo errore quella notte non ci ha dormito, ma cazzarola se persino nella finzione di gioco ti pesa il culo alzarti prima di mezzogiorno…! Il denaro non dorme mai, lo sappiamo fin dagli anni Ottanta!

In considerazione di ciò (e notare che sono di nuovo le 5 del mattino, come nel Giorno della Marmotta), lo Scaglia vince a mani basse, il Gori si piazza secondo, io maledico il giorno in cui mi sono connessa a Internet per la prima volta.

Conclusioni: come dicevo innanzi, essendo un gioco un po’ più schematico rispetto a Caylus, più limitato nelle scelte e sicuramente con meno cose da tenere a mente o da valutare ad ogni turno, si adatta più facilmente alle mie ridotte capacità mentali.

Dopodiché decido di darmi la definitiva zappa sui piedi (ahahah, nota il gioco di parole con zappa, finissimo) scegliendo come terzo gioco…

Agricola!

Scopo del gioco: andare dove tanti ci hanno già mandato, appunto. A zappare.


Componenti: tutto ciò che braccia rubate all’agricoltura come le nostre devono possedere per sviluppare e mandare avanti una fiorente attività nel settore. Bestie (pecore, vacche, cinghiali), steccati entro i quali recintare le suddette bestie, grano, ortaggi, grandi miglioramenti, piccoli miglioramenti, stalle, terreni, figli venuti al mondo come conigli, e tutta la più becera retorica contadina possibile immaginabile, al punto che infatti…


Canzone di Baglioni scelta da associare al gioco: “Ragazza di campagna” (dio mio).


Svolgimento del gioco: forti del fatto che la sera prima ci siamo guardati in loop il filmato-tutorial realizzato da alkyla (nei confronti di questo personaggio, il Gori mi confesserà infine che Caramelle più che ammirazione prova proprio una sorta di attrazione omosessuale, ma questo resti un segreto tra me e voi, fidati lettori), e intrigati dal fatto che sui forum c’è gente che dichiara di *aver pianto* durante lo svolgimento di una partita (tipo terapia di gruppo, credo… – no, Gori, non lo dettaglio meglio questo punto, perché non l’ho capito neanch’io perché la gente ci ha pianto sopra!), ci approcciamo al gioco con lo spirito di chi a un certo punto della vita molla tutto e va a vivere in una comunità di hippy. Io poi ho sempre desiderato avere un orto! Mi sento carica, volenterosa, in armonia con la madre Terra. Lo scontro con la dura realtà sarà, come sempre, impietoso.

In pratica, come nella vita, se metti al mondo uno sbanderno di figli, dopo non è che ti puoi lamentare se vai in giro con le pezze ar culo a chiedere l’elemosina. Il fattore più stressogeno in Agricola è proprio quello di dover sfamare famiglia e prole a ogni turno. Però ci sono tante cose che puoi fare per racimolare il cibo necessario: coltivare gli ortaggi, macellare i cinghiali, cuocere il pane etc. E’ veramente un gioco che ti riconcilia con i ritmi del tempo che fu, e durante la partita io già mi sognavo, nel casolare sperduto rilevato con i soldi del Tfr, la merda di vacca a mezza gamba, a bestemmiare su un metro quadro di terreno arido come il Sahara per cercare di coltivare carotine asfittiche prontamente divorate dalla proverbiale talpa.
C’è però da dire questo: è un gioco che prevede un fattore aleatorio abbastanza importante, determinato dalle carte che ti capitano in mano a inizio partita. Mentre il Gori e lo Scaglia avevano pescato carte Occupazione che davano enormi vantaggi, tipo l’amministratore delegato, il funzionario di Equitalia, il monarca assoluto, a me erano capitate cose tipo il clown degli ospedali, il venditore porta a porta, il torbido Renato etc. etc. Se loro tra i Miglioramenti da giocare avevano fin dall’inizio la botte da cui spilla vino all’infinito, il resort a Malindi e la moltiplicazione dei pani e dei pesci, a me erano toccate le crocchette fatte con la cricca delle dita dei piedi, due etti di mortadella e un buono da 5 euro da spendere al Lidl. Mica giusto!
Comunque sia il gioco procede spedito, perché in campagna ci sono sempre un sacco di cose da fare. Mentre i due uomini si sfidano all’ultima pecora, e lo Scaglia in piena trance agonistica comincia a sgranocchiare arachidi fritte non rendendosi conto che sta sozzando completamente il gioco con le sue manacce unte (se il Gori fosse stato un minimo, ma proprio un pelino più in confidenza, gli avrebbe mangiato il cranio come il conte Ugolino, e invece zitto, muto, devastato) io che come al solito dopo tre turni sono già fuori partita vagheggio un futuro da coltivatrice diretta, in equilibrio con la Natura, e tento di far accoppiare i cinghiali con le vacche per produrre il mostruoso ibrido che mi renderà famosa in tutto il mondo.
Finisce che io come al solito ho i maroni a julienne, lo Scaglia vince seppur di poco, e il Gori passa tutta la notte a decontaminare il tabellone e i segnalini con una miscela di ipoclorito di sodio, ipoclorito di calcio e glutaraldeide.

Conclusioni: certa gente dovrebbe andare a lavorar la terra sul serio.

Non è ancora finita, infatti abbiamo…

Wizwar!

Vi dico già che è l’unico gioco che mi ha visto vincere, pertanto è bellissimo, stra-figo, iper-complicato, con rocamboleschi colpi di scena, per veri intenditori.

(…)
Cazzate, in realtà è una baggianata di gioco che non ti porta a fare alcun ragionamento sensato e che prevede l’impiego di maghi, amuleti, tesori, incantesimi, di cui manco voglio parlare perché il candore dei miei 8 anni l’ho scaricato nel cesso da un pezzo. Ovviamente ho vinto soltanto perché i due miei miti hanno passato tutto il tempo a scagliarsi contro i sortilegi, e la donna trascurata – come nella vita – ne approfitta per prendere i soldi e scappare.
Grazie a Dio, abbiamo concluso. A voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, dedico l’ultima canzone di Baglioni scelta da associare al gioco, “Pace”. Sotto un cielo mago, signori. E meditate che tutto questo – realmente – è stato.

Pace a te per quello che mi hai dato
e per tutto ciò che tu non mi desti mai
e così da solo un cuore l’ho trovato
forse un mondo uomo
sotto un cielo mago
forse me
ora sono libero
un uomo
oltre

Circobazooko
____________

QUI il tutorial di alkaya per Caylus
QUI quello per Agricola.

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63 Risposte to “Nella tana del Gori: 4 tutorial”

  1. Baldacci gennaio 15, 2013 a 10:37 am #

    della serie: macheccefrega

    • circobazooko gennaio 15, 2013 a 5:50 pm #

      in effetti

  2. ccc gennaio 15, 2013 a 11:02 am #

    Filippo il Bello andava bene anche per Agricola.

  3. La morte pietosa gennaio 15, 2013 a 1:44 pm #

    Fate giocare a questa Donna tutti i boardgame possibili! le migliori recensioni mai lette, seriamente.
    “Questi german game sono di un servilismo…!”, la summa del pensiero di noi proletari del gioco, un quote che Seneca in confronto è lo stronzo dei pizzini dei baci perugina…

    • circobazooko gennaio 15, 2013 a 5:56 pm #

      “Fate giocare a questa Donna tutti i boardgame possibili!”, poi però mi cavate anche gli occhi e mi bruciate, vero? sennò non è mica una morte tanto pietosa… (mi lusinga la D maiuscola, grazie)

      • sgargabonzi gennaio 16, 2013 a 7:45 am #

        La prossima volta che vieni qua preparati su Kingsburg e relativa espansione. Sono proprio curioso di vedere quale linee di edifici mi sviluppi.

  4. caramelleamare gennaio 15, 2013 a 2:06 pm #

    Tutto sto ben di Dio anche in due puntate si poteva rosolare. Sei la mia blogger preferita!
    Ma secondo te a cosa è dovuta la cronica fallacità dei giochi da tavolo, forse dei giochi in genere, verso il mondo femmineo? E’ mai esistito nella storia dell’uomo un tavolo composto di sole femmine davanti ad una plancia, una delle quali pensierosa e incazzata perché il prevosto gli ha impedito di sfruttare la tessera che converte 2 ori in 5 punti vittoria?

    • sgargabonzi gennaio 15, 2013 a 5:02 pm #

      C’è una regola che mi sono dato e che vale il doppio quando ci sono donne. Ovvero che, se porti dei giochi da tavolo a casa di qualcuno per poi scegliere cosa giocare, MAI portare non-giochi come Taboo, Saltinmente, Visual Game, Pictionary o Trivial Pursuit. Perché poi potrai sperticarti pure nel promuovere un titolo, ma ci sarà sempre una donna che boicotterà il gioco dall’interno, rendendo impossibile anche semplicemente la spiegazione del regolamento a tutto il gruppo di gioco, che magari era pure incuriosito/motivato. E giù di lamentele, non si capisce, facce annoiata, cheppalle assortiti. E poi, immancabile: “Ma perché non si gioca a Tabù che lo conosciamo tutti?!”.
      Perché le donne vogliono i party-game, le troie, se no non c’arrivano. Per loro giocare a un gioco da tavolo è come essere ad un villaggio turistico. Zero evocazione, tanti schiamazzi.
      E poi ci sei te, Caramelle. Per te giocare è come appassionarsi ai compiti di matematica che non hai mai fatto alle superiori. Un drago rispetto a un goblin è solo un 10 rispetto a un 1. Ma che persona sei?

      • circobazooko gennaio 15, 2013 a 5:59 pm #

        Niente di più vero. Il mio concetto di giochi di società è giocare a Indovina Chi? con domande personali sui personaggi. Tipo: “Ha la faccia di uno che gli puzza il fiato?”, “Va di corpo regolarmente?”, etc. etc.

        • sgargabonzi gennaio 15, 2013 a 7:30 pm #

          Va beh, ma Indovina Chi?, specie la seconda edizione, ha immagini così belle ed evocative che pure io creavo un mondo dietro ogni personaggio. Peter è evidentemente un pedofilo, Charles è il wannabe di Alfred, Susan è una troia, Paul è quello che non se lo ricorderà mai nessuno.
          Indovina Chi? è un gioco. Semplice ma un gioco. E’ Trivial e tutti i party-game che sono cazzate indegne d’ogni rispetto.

  5. caramelleamare gennaio 15, 2013 a 2:11 pm #

    Suppongo che questo turpiloquio vada a sostituire il pezzo sulla maniacità del Gori per il non ungere le cose nella vita, quindi anche io potrei dirigermi verso la MIA versione delle partite. Te ne rendi conto che siamo noi due, NOI, che tiriamo avanti il blog?

    • circobazooko gennaio 15, 2013 a 6:09 pm #

      mammamia che lavoraccio. Comunque, Caramelle, in realtà questo era l’ennesimo pezzo commissionato, come avrai capito io non ho nessun potere decisionale sulla scelta degli argomenti. Vai avanti tu, che sei più libero di me, e di gran lunga più bravo.

  6. sgargabonzi gennaio 15, 2013 a 7:24 pm #

    Caramelle c’è un messaggio per te:

  7. erelisa gennaio 15, 2013 a 10:04 pm #

    Ma va bene, la generosità è tutto. E come quello che è fatto per generosità porta cose buone, così Circo si è sacrificata per poi scrivere un pezzo tanto divertente, e io son venuta a leggerlo, nonostante la mia idiosincrasia verso tutto tranne che per la pittura fino al 1960, e commento, nonostante ogni volta mi si prenda per il culo perchè sembro la Pizia smarrita su un cavalcavia di Sao Paulo. Ancora non mi è toccato l’onore di essere giustiziata da un german game, Ma non manca molto, lo vaticino. In quanto all’igiene applicata del titolare, sono fresca di corso sanitario e assicuro che è meglio avere uno scrupolo in più, anzichè uno in meno, perchè “la contaminazione incrociata è un rischio reale e sempre sottovalutato”. Posso dirvi che c’è un libro, “Homo ludens”, che racconta la nozione di gioco come costante di tutti i comportamenti culturali? E’ opera del grande Huizinga!

    • sgargabonzi gennaio 16, 2013 a 7:43 am #

      La pittura fino al 1960 era tanto meglio di quella dopo? E come mai? E allora ti dico solo un nome: Renato Guttuso. ALLORA?! DOV’E’ IL TUO DIO ADESSO?!?!

      • Falsa in bilanciio gennaio 16, 2013 a 1:25 pm #

        Il Gori una volta mi portò ad una mostra di Mario Schifano.Ecco chi è il Gori culturale.

        • sgargabonzi gennaio 17, 2013 a 2:41 am #

          Il Gori non ha bisogno di asservirsi alla cultura, lui la cultura la fa.

          • circobazooko gennaio 17, 2013 a 1:40 pm #

            parole sante! che cazzìmma!

          • Falsa in bilanciio gennaio 17, 2013 a 4:04 pm #

            Chapeau!

    • circobazooko gennaio 16, 2013 a 3:21 pm #

      grazie per aver letto, erelisa, comunque non solo mi sono sacrificata, ma durante tutte e 4 le partite non ho detto un solo “beo”, non credo sia da tutti.
      Grazie anche dell’approfondimento sociologico, mi permetto in cambio di consigliarti il saggio “Animali che si drogano” del grande Samorini (mio concittadino).

      • Erelisa gennaio 24, 2013 a 3:23 pm #

        Lo leggo subito!

  8. taccitua gennaio 16, 2013 a 12:03 pm #

    Un po’ lungo è vero. Ma bello e degno di cotanto personaggio,inesauribile fonte di ispirazione e di riflessione. (Chiedere al Bartezzaghi a chi pensa quando compone le sue sciarade e i suoi acrostici bizzarri).
    Anche di pensieri unpopporno, a volte, ma questa è un’altra storia..

  9. Falsa in bilanciio gennaio 16, 2013 a 1:17 pm #

    In pratica dovrei ritenermi fortunata, oppure un’inetta ampiamente riconosciuta anche dal Gori, o ancora un avversario troppo scaltro per essere battuto e quindi temibilissimo, se m’è toccato sorbirmi soltanto una misera partitina a Metropolis.
    Modesti a parte ho anche vinto, per due motivi ben precisi:
    1)La mia strategia altamente aggressiva, che considero l’unica vincente in qualsivoglia gioco o sfida a cui mi tocchi,mio malgrado, partecipare. (Che senso ha giocare a sette e mezzo se non porti la matta?Idem per la tombola: o il tabellone o niente!)
    2)Nel conteggio finle s’è stabilito il vincitore secondo regole inventate dal Gori , che era tardi e non s’aveva il tempo di leggere le istruzioni.
    Io detesto le sfide.

    • sgargabonzi gennaio 17, 2013 a 2:45 am #

      A parte che è Metropoli senza la s! Comunque la verità è che il dado ti fu amico e la tua unica intuizione strategica fu quella di far acquistare i piani dei tuoi palazzi agli altri che condividevano le stesse strade. Cosa che nella partita dopo ho cercato di fare anch’io fallendo clamorosamente perché ero posizionato peggio. Purtroppo oggi giorno è così.

      • Falsa in bilanciio gennaio 17, 2013 a 4:01 pm #

        E ti pare poco!Mentre voi sperperavate denaro per costruire piani e piani di antiestetici palazzi rossi che facevano guadagnare anche me, io preferivo investire nelle aste ,acquistando più terreni possibili ed impedendo che a quacluno di voi riuscisse il monopolio del colore.Questo è saperci fare baby!
        Riguardo alla storia del dado, mi risulta che la componente fortuna cci sia in quasi tutti questi adorabili giochi e poi, sai come si dice,? “La fortuna aiuta gli audaci”! XOXO Gossip girl

        • sgargabonzi gennaio 18, 2013 a 5:28 am #

          Io nell’ultima partita ho trusteggiato furiosamente e più furiosamente ho perso. Ultimo. Senza più proprietà e con un debito di 400.000 col penultimo! Praticamente una guerra fra poveri.

  10. kreisky gennaio 17, 2013 a 12:08 am #

    Circo, io sono stanco, ho letto Caylus e l’ho trovato stupendo. Domani passi a Fresco.

    • kreisky gennaio 17, 2013 a 12:08 am #

      passo, non passi, e poi non so perché m’è venuto sto mostro strano.

      • kreisky gennaio 17, 2013 a 12:11 am #

        ahhh! avevo sbagliato emmail!

        • circobazooko gennaio 17, 2013 a 2:30 pm #

          grazie kreisky, troppo buono! ma non starci a perdere gli occhi perché la storia va avanti identica con Fresco, Agricola e Wizwar, hai capito che originalità? ah, in mezzo c’è una scena di accoppiamento.

          • kreisky gennaio 17, 2013 a 4:56 pm #

            mi costa un pò ammetterlo ma mi hai sedotto, letterariamente parlando, con quella prima trave in culo.

  11. sgargabonzi gennaio 17, 2013 a 1:14 am #

    Circo! Ma questo è il sito tuo: http://www.ilpuzzillo.com/

    Qui, per dire, distruggono senza pietà e con inusitato sadismo il mio gioco preferito del momento:
    http://www.ilpuzzillo.com/2011/12/stone-age-cera-una-tutte-cera-tutte-le.html

    Comunque sito spettacolare!

    • circobazooko gennaio 17, 2013 a 2:16 pm #

      di Stone Age mi intriga il Puzzone. Ho passato la mattinata in ufficio a sniffare un pennarello indelebile.

  12. Facili Entusiasmi gennaio 17, 2013 a 11:54 pm #

    Post stupendo! Circo deve lavorare in pianta stabile in questo blog! 😉

    Questo per voi gente che amate la tv:

    http://www.ledieci.net/tv-le-dieci-peggiori-figure-di-merda-fatte-ad-un-quiz-televisivo-526.html

    • sgargabonzi gennaio 18, 2013 a 5:39 am #

      Quello della signora Livoli (al 2) lo vidi in diretta negli anni ’80 ed è stata una delle cose più belle che ho visto, non solo in tv, ma proprio in generale. Mike Bongiorno peggio della merda, ovviamente. Forza Livo!

  13. sgargabonzi gennaio 18, 2013 a 3:54 am #

    Qui una bella e illuminante intervista a Mauro Marcheselli, direttore editoriale della Sergio Bonelli Editore (e a sua volta autore sopraffino): http://www.fucinemute.it/2013/01/passato-presente-e-futuro-in-casa-bonelli/

  14. kingsinu gennaio 18, 2013 a 3:11 pm #

    per curiosità, è il Gori Alessandro di questo racconto che ha insultato dando della sciampista a Ilaria d’Amico?

    • sgargabonzi gennaio 18, 2013 a 4:10 pm #

      No, è un omonimo. L’Alessandro Gori che conosco io non si sognerebbe mai di dare della sciampista a sua cognata, per quanto in rotta a causa di alcune beghe su un terreno edificabile che pareva appartenere alla curia e poi è venuto fuori che non era così ma non voglio dilungarmi e poi a un certo punto sono anche fatti miei eh.

  15. circobazooko gennaio 19, 2013 a 1:52 am #

    Visto The Master. Gran film.

    • sgargabonzi gennaio 19, 2013 a 8:22 am #

      Meglio o peggio de Il Petroliere? Sarà per il regista, sarà per Pannofino, ma continuo ad associarli.

      • circobazooko gennaio 19, 2013 a 10:45 am #

        Il Petroliere devo ancora vederlo! recupero e poi ti dico. The Master eccellente, non era per nulla come mi aspettavo (ma io con l’età tendo ad avere aspettative banali), fotografia commovente, interpreti straordinari. E considera che pur durando 2 ore e un quarto, pur avendolo visto come secondo spettacolo (quello delle 22.30), ci avrò dormito su una decina di minuti al massimo. Record personale! Hoffman una certezza, Joaquin Phoenix sta invecchiando benissimo. Storia straziante e regia perfetta.

        • caramelleamare gennaio 19, 2013 a 12:27 pm #

          Eh vedi, a me invece non m’è garbato tanto. Certe storie anche se raccontate bene non mi gasano più a meno che il film non sia trascendentale. Stilisticamente gli somiglierà, ma io nemmeno per un secondo l’ho associato al petroliere che per me è di gran lunga più bello. Che ne so …8,5 al petroliere, 7 di stima(6,5 di pancia) a questo. Gli interpreti, la storia, l’ambientazione, tutto molto meglio nel primo dei due per i miei gusti. Hoffman per qualche motivo non m’arriva fino in fondo, forse perché è paffutello, Phoenix invece già da tempo ha messo su una faccia che mi garba.

          • circobazooko gennaio 19, 2013 a 12:46 pm #

            Caramelle, non ci crederai, ma io a te fin dal primo momento t’ho immaginato con la faccia di Joaquin Phoenix.

        • Falsa in bilancio gennaio 19, 2013 a 12:28 pm #

          L’ho visto anch’io ieri sera e concordo su tutto!
          L’ unica cosa che mi ha un pò disturbata durante visione: il senso di colpa nei confronti dei due amici che avevo convinto ad accompagnarmi e che, dopo la prima ora e mezza, volevano chiaramente spararsi nelle gonadi. I poveretti facevano di tutto per non darlo a vedere, ma io me ne sono accorta ugualmente. Che io sono sensibile e ci sto male per ste cose!
          Se avessi saputo che durava quasi quanto una seduta di dialisi ci sarei andata da sola.

          • Falsa in bilancio gennaio 19, 2013 a 12:29 pm #

            Un momento: ho sbagliato la nidificazione!Sto parlando di The Master, non del petroliere.

          • caramelleamare gennaio 19, 2013 a 3:16 pm #

            Anche io come i tuoi amici non vedevo l’ora che finisse perché m’annoiavo. Per fortuna che c’ero io stesso a rendermi divertente la serata con le mie solite trovate, come chiedere lavoro a quelli della fila dietro nelle pause musicali del film.

            • Falsa in bilancio gennaio 20, 2013 a 4:03 pm #

              Caramelle, non saprei dirti il perchè, ma io a te, lavorativamente parlando, ti immagino bene a fare il cowboy.
              Ed a proposito di cowboys, nel caso ti interessasse vederlo, t’avviso che, ahimè, anche il film di Tarantino dura un’infinità. Pare che si siano messi d’accordo.Ma il dono della sintesi, dico io ?!!!

              • caramelleamare gennaio 20, 2013 a 10:57 pm #

                Stanotte lo guardo. La lunghezza non è in assoluto un problema se il film mi garba, anzi …meno tempo m’avanza e meglio è. Il problema di The Master è stato che io m’ero convinto che s’andasse a vedere un’acquario stanco. Capisci anche te che al confronto qualsiasi cosa avrebbe sfigurato.
                Cowboy dici eh, non saprei, un cowboy anarchico non si gestisce bene. Mi vedo più come consulente assicurativo, ma sempre anarchico.

                • Falsa in bilancio gennaio 21, 2013 a 1:02 pm #

                  Ma dici “acquario” nel senso si segno zodiacale?Del tipo: “Sono una gemellina.Il mio ragazzo è dell’acquario.Ieri sera mi ha lasciata dicendomi che è stanco di me…”?

  16. caramelleamare gennaio 19, 2013 a 1:17 pm #

    Lo Sgargabonzi al completo, cioè con i suoi due autori principali Acidshampoo e Caramelleamare, ieri ha stravinto al festival internazionale della letteratura mondiale organizzato da Bill Gates, Eltohn Jhon, Madonna e gli U2 nella città di Firenze che per l’occasione è stata per metà rasa al suolo per far posto al palco e alle seggioline numerate per il pubblico. Una colata di cemento ha terminato l’opera pienando il canale dove scorreva l’Arno per aumentare la superfice calpestabile.
    Un ringraziamento va al gruppo di supporters silenziosi valdarnesi, fra cui una nota rock-star caduta in disgrazia cose di droga depressione lasciamo perdere, venuto fin là solo per ascoltare noi(come se non avessero internet per leggerseli da soli. Ma non potevate stare a casina vostra che magari avete occupato dei posti e un editore che c’avrebbe fatto sfondare è rimasto fuori). Al festival hanno partecipato fra gli altri anche alcuni autori minori come Ammaniti, Pasolini, Verlain, Bodelair, Dante, Bergonzoni, Smith, Herman Esselunga, Joe di Maggio, Calvino, Sclavi, Breat Eston Ellis e Milan Kundera.

    • tani gennaio 19, 2013 a 3:30 pm #

      Grazie per le belle parole sul K, è vero che qualcuno di noi era effettivamente fuori luogo, tipo io per esempio. Una cosa che non ricordo di aver riferito, specialmente al Gori: uscendo, il Vate VS mi ha detto: “si lamentavano tutti che avevo dato tre dei cinque slot liberi a voi, ma invece “i vostri” sono andati alla grande!”. Si vocifera addirittura di un suo pollice alzato in segno di approvazione durante la lettura dell’ipotenusa

      • La morte pietosa gennaio 20, 2013 a 6:44 pm #

        Perchè voi siete “i nostri”. E vedrete quante ve ne faremo combinare! Indizio per la prossima avventura: sinagoghe.

  17. Falsa in bilancio gennaio 20, 2013 a 11:17 am #

    Sul Messaggero un’intervista ad Isabelle Huppert. Oltre a parlare del film di Mendoza “Captive”, ad un certo punto asserisce: “Ho molto apprezzato l’opera prima di Kim Rossi Stuart Anche libero va bene.”
    Ma te sto film l’hai visto?E’ da recuperare?

    • sgargabonzi gennaio 21, 2013 a 3:45 am #

      Da recuperare assolutamente. Lo vidi e mi piacque molto. Strano che sia rimasto il suo unico film da regista. Ricordo anche una Barbara Bobulova insopportabile ma precisa per la parte. Ah, Kim Rossi nel film scoreggia, gira in casa a bischero sciolto e in una scena bestemmia pure.

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