[RECE] Magico Vento 123 – Sentieri di sangue

26 Lug

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Magico Vento trova sulla sua strada un vecchio indiano morente, sepolto fino al collo e a cui sono stati strappati gli occhi. Pagine dopo, Magico Vento entra in una locanda e ordina una tequila. E aggiunge: “Mi ci metti un uovo dentro”. Ancora dopo, Magico Vento finisce in balia di un rape & revenge, preda di un redneck enorme e ritardato, e di sua sorella, un’inquietante nana sordomuta. E’ bastato questo per capire che avevo in mano uno degli albi più belli della serie. Senza contare la mia irragionevole superstizione: gli albi con la costola rossa sono quelli più belli o come minimo i più cicciuti (seguiti da quelli con la costole blu, verde e per ultimo grigia). Devo dire che era da un po’ che non mi gasavo tanto per un numero di Magico Vento. Non che il lavoro di Manfredi si sia fatto col tempo meno egregio, solo che ha subito uno stallo quella evoluzione così sensibile nella prima metà della serie. Da anni si è approdati ad una qualità certa e sicura, a volte anche troppo. Ridendo e scherzando, Gianfranco Manfredi ha firmato la quasi totalità dei centoventitre numeri di cui si compone, ad oggi, questa splendida saga. Solo sette albi sono sceneggiati da altri autori (Segura, Faraci e Queirolo). Quando un nuovo sceneggiatore ha a che fare con una serie dall’identità tanto forte, così strutturata e ben codificata, immagino sia sempre un’operazione a cuore aperto. La maggior parte di chi ci prova finisce per offrire, se va bene, gli albi “minori” della serie, dei buchi nell’acqua se va male. Se va malissimo nasce un Ruju o un Chiaverotti, che viene preso in pianta stabile nella serie per raccogliere una qualche imbarazzante eredità e sputtanarsela tutta. Renato Queirolo conosce davvero bene Magico Vento, essendone il curatore. Quando era sceneggiatore di Nick Raider non mi ha mai colpito particolarmente. E’ anche vero che ai tempi ero un moccioso che piangeva in classe perché non gli riusciva suonare la clavietta Antonelli, quindi ci sta che debba tornare su quelle storie, perché magari m’è sfuggito più di qualcosa. So solo che alla terza storia che Queirolo realizza per la serie di Manfredi (peccato che abbia iniziato così tardi), viene voglia di bestemmiare, pensando a quello che sarebbe stato Magico Vento se in mano a quest’uomo. Bestemmiare sì, perché sia detto: Manfredi lo amiamo tutti. Ma visto che sognare non costa niente, ci viene da fantasticare su un Magico Vento raccontato da Queirolo, ben diverso da quello del demiurgo Manfredi ma non meno affascinante. Le storie di Queirolo per questa testata hanno più di un punto in comunque con quelle di Colombo per Dampyr. A entrambi piace organizzare tragedie greche, psicodrammi, giochi al massacro. Entrambi amano popolare le proprie trappole di personaggi inquietanti e fastidiosi. A tutti e due piace andare avanti per scene madri, che restano efficacissime anche fuori dal loro contesto. Va anche detto che Colombo ha poco dell’eleganza e della misura che contraddistinguono lo stile di Queirolo.
Sappiamo che Magico Vento è nel deserto per ritrovare sé stesso dopo aver avuto la meglio sulla sua storica nemesi, l’affarista Howard Hogan, eppure non viene fatta nessuna menzione di ciò durante la storia. D’altronde questa vicenda non ha niente di ascetico, ma è un puro concentrato di violenza, anche della più inutile e indiscriminata, ma sempre filtrata da uno sguardo morale. Troviamo un Magico Vento molto diverso da quello a cui ci ha abituato Manfredi, eppure non dissonante. Un protagonista perfettamente in linea coi toni crepuscolari di questa ultima tranche di storie (la serie finirà col numero 130). Un personaggio che ha perso il suo sangue freddo e la sua proverbiale diplomazia, che per certi versi si è involuto. Un Magico Vento teatrale nei modi, che parla più del dovuto, che gira il proprio dito nelle piaghe altrui e che non ha certo metodi migliori dei nemici che combatte. E mai come adesso è facile trovarsi nemici di Magico Vento. Nella storia in questione muoiono tutti: comancheros, messicani, apache, tagliagole, ragazzini, scherzi della natura, puttane e papponi. E Magico Vento fa onore al suo nome, passando a spazzar via le foglie secche dopo che sono cadute, proprio come la morte. Di grande potenza isterica è l’immagine del villain di turno che, pur colpito a morte, cerca di uccidere l’innocente nipote, che il caso vuole avversario nella spartizione dell’eredità, solo per poter dire di essere morto ricco. Così come potenti sono le lente, estenuanti agonie di diversi personaggi, carnefici finiti vittime della loro guerra totalmente inutile e autoconclusiva. Questo aspetto è stato raccontato anche in altri felici episodi della serie, come “Killer town” e “Lo zoo di Kelly”, ma mai così efficacemente. Una storia così forte e straniante è, invece, resa ancor più “ufficiale” dal fatto di essere illustrata dalla coppia Barbati & Ramella, vere istituzioni della serie. Una scelta felicissima e non banale, e a questo giro se la cava pure Stefano Biglia, intervenuto a dare una mano come inchiostratore. In definitiva, un albo che sarebbe stucchevole e patetico se sceneggiato da qualcuno meno abile di Queirolo. Ma Queirolo, pur giocando col fuoco, riesce a scongiurare in pieno questo rischio, perché non c’è compiacimento, non ci sono strizzate d’occhio nel mostrare questo Magico Vento, non c’é nessuna missione-maledettismo. Ne esce una storia che viene voglia di rileggere subito, non appena finita, per lasciarsi cullare ancora dal suo marcio. Sono sicuro che se questo albo costasse sei volte tanto, se fosse stampato in grande formato e venduto nelle fumetterie, sarebbe già un piccolo classico.

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17 Risposte to “[RECE] Magico Vento 123 – Sentieri di sangue”

  1. caramelleamare luglio 26, 2009 a 6:51 pm #

    praticamente ècome l’avessi gia letto

  2. acidshampoo luglio 27, 2009 a 2:42 am #

    QUI la seconda mandata di file audio delle registrazioni della D’Addario.QUI la terza mandata, coi due che commentano la scopata appena conclusasi e lui che consiglia a lei di masturbarsi con regolarità.

  3. chiara luglio 27, 2009 a 9:40 am #

    ho un  buon ricordo di magico vento, anche se ne avrò letti pochi num.recensioni come le tue….dove trovarle?! come dice caramelleamare “è come  averlo già letto”…e più che altro, per chi come me non segue la serie, riesci d aprire un siparietto dell’oggetto in questione, lo mostri per intero, nel bello e nel brutto…che pare di conoscerlo già.

  4. acidshampoo luglio 27, 2009 a 12:35 pm #

    > ho un  buon ricordo di magico vento, anche se ne avrò letti pochi num.Non sapevo o non ricordavo che leggevi Magico Vento! In che periodo? Ganza ‘sta cosa. Manfredi sarebbe contento di sapere che c’è un’ulteriore lettrice donna per la sua serie western.Questa comunque è una recensione per modo di dire (per facilità di classificazione). Io non posso scrivere recensioni di fumetti, non c’ho la competenza tecnica, mi baso solo sul mio gusto e questo albo m’è piaciuto da matti.

  5. ilmarinaio luglio 27, 2009 a 8:37 pm #

    l’ultimo numero di MV è garbato parecchio anche a me.  strana questa cosa dell’uovo nella tequila.  mentre leggevo me la sono spiegata così:  “MV è parecchio che non mangia, non vuole andare di fuori, e in più qualche proteina non gli fa male”.  bisognerebbe provarla, la tequila con l’uovo.  poi m’era rimasto in testa il padre che vorrebbe sparassero al figlio “degenere”, quello che non vuole ricalcargli le orme, che non è pronto a rubare e uccidere pur di avere il ranch.  si, sembrerebbe che la fine della serie sarà  molto drammatica, assolata, spietata.

  6. ilmarinaio luglio 27, 2009 a 11:34 pm #

    il voto mio alle tre storie contenute nel Dampyr maxi:A. 4/5B. 6-C. 8

  7. acidshampoo luglio 28, 2009 a 3:06 am #

    Marinaio, mi sa che questo Maxi c’ha fatto una reazione diversa!Io direi:A. 6/7B. 8C. 5Ma il tuo entusiasmo per la terza storia non è che è motivato soprattutto dall’idea di base? Perché l’ho trovata interessante anch’io, ma poi la realizzazione secondo me non gli sta dietro minimamente. Avrei detto che la seconda ti garbava però!

  8. fox in the snow luglio 28, 2009 a 6:45 pm #

    >QUI la seconda mandata di file audio delle registrazioni della D’Addario.In questa tornata qui forse si capisce perché si fa chiamare “Papi”: assume un tono paternalistico, da professore, nello spiegare le cose. Fa parte del gioco probabilmente fare finta per chi lo ascolta di non sapere cos’è il G8. Che poi la sua spiegazione suona tipo “il G8 è quell’organismo che io dirigerò per il prossimo anno”.

  9. fox in the snow luglio 28, 2009 a 6:46 pm #

    >QUI la terza mandata, coi due che commentano la scopata appena conclusasi e lui che consiglia a lei di masturbarsi con regolarità.Mi sa che hai messo il link sbagliato.

  10. acidshampoo luglio 28, 2009 a 7:53 pm #

    > Mi sa che hai messo il link sbagliato. Questo è quello giusto, con il premier che pontifica sul ruolo fondamentale dell’autoerotismo ai tempi del PdL.

  11. fox in the snow luglio 29, 2009 a 12:18 pm #

    >Questo è quello giusto, con il premier che pontifica sul ruolo fondamentale dell’autoerotismo ai tempi del PdL.Però sinceramente più che quello che si dicono durante e sul sesso m’interessa l’abuso di potere che fa quando non la paga, quando promette di mandare qualcuno al cantiere, quando promette di candidarla… Sono queste le vere cose scandalose.

  12. Alessandro Longo agosto 3, 2009 a 11:35 pm #

    I miei voti al maxi6, 7, 5

  13. acidshampoo agosto 4, 2009 a 12:10 am #

    > I miei voti al maxi6, 7, 5 Come ordine di preferenza, la penso come te.E questo ultimo spendido numero di Magico Vento? L’hai letto?

  14. LukiSkyWalker88 novembre 14, 2011 a 11:31 pm #

    Caro Gori,
    sono tornato da casa del mio babbo, dopo avergli saccheggiato lo scantinato. Sono così entrato in possesso:
    1) della serie “Volto Nascosto” (mi manca solo il numero 8);
    2) dei primi due numeri di “Shangai Devil”;
    3) dell'”Audace Bonelli”;
    4) di alcune ristampe di “Dago”;
    5) del n. 100 di “Dampyr” (quello a colori);
    6) di un romanzo di Gianluigi Bonelli;
    7) di due numeri di “Julia” (mi sembra che siano il 97 e il 98);
    8) degli ultimi numeri di “Brad Barron”;
    9) della serie di “Demian” (mi manca solo un numero, ma non ricordo quale…);
    10) del n. 600 di “Tex”;
    11) dell’ultimo numero di “Cassidy” (col quale ho completato la miniserie).
    Per rimanere in tema su Manfredi, ti segnalo che, come promesso, ho letto il primo numero di Shangai Devil (il secondo me lo leggerò sabato, al momento sono a Pisa e l’ho lasciato a casa). Non voglio essere ruffiano, né tanto meno sembrare mosso da captatio benevolentiae nei tuoi confronti: ma il mio giudizio è più che soddisfacente! Non conosco bene il periodo storico, né tutti gli annessi e connessi alla rivoluzione dei boxer, ma il discorso su come il commercio d’oppio impoverisse di fatto la Cina o sui loschi traffici della Compagnia delle Indie mi sembrano verosimili. Nonostante l’aderenza storica, poi, il plot mi sembra solido e la trama si annuncia intrigata. Mi piace, inoltre, il taglio molto classico dei disegni che ricordano le inquadrature dei vecchi film di ambietazione storica con quegli ampi… – come si dice? – piani sequenza (?).
    Una sola nota negativa (e non riguarda l’uso del dialetto romano nel dialogo tra Ugo e il padre Enea): non te ne avere a male, però il personaggio di Ugo Pastore, sebbene non sia certo un supereroe, mi è rimasto un po’ antipatico perché troppo idealista! Ciò nonostante, il fatto che, per la sua bontà, si becchi una frustata in pieno volto e che vada a mignotte, me lo rende più umano.
    Giuro che ti terrò aggiornato sul proseguo delle mie letture bonelliane.
    Un abbraccio e un bacio sulla fronte (seguito da un cuoricino che sembra un cono gelato a due gusti: <3),
    ML

    • sgargabonzi novembre 15, 2011 a 10:46 pm #

      1) Cazzo, io ho il 6 doppione!
      2) Bravo ragazzo.
      3) Ma chi è il personaggio a pagina 244? Sarà mica Saguaro, il nuovo personaggio di Enna in uscita la prossima primavera?
      4) Dago Ristampa o Dago Tuttocolore? Evita il Dago Inedito che in pratica è un apocrifo di merda.
      5) Capolavoro. Uno dei migliori numeri celebrativi mai usciti.
      6) Il romanzo di Tex? Ah, ti consiglio anche “Tex, il romanzo della mia vita” scritto da Mauro Boselli.
      7) Due storie non particolarmente riuscite ma comunque solide.
      8) Mentre gli ultimi 3 di Brad Barron sono legati e il finale fa senso.
      9) Io ho il doppione del primo.
      10) Disegnato da un aretino: Civitelli.
      11) Un bel finale con un commovente omaggio (non previsto) a Sergio Bonelli.

      • LukiSkyWalker88 novembre 16, 2011 a 6:29 pm #

        3) Non ti saprei rispondere.
        4) Non si tratta né di Dago Tuttocolore, né di Dago Inedito ma di Dago Ristampa;
        6) Mi pare che nel titolo ci sia qualcosa che ha a che fare con un “massacro” (sic.): possibile?
        9) Come fai ad avere un doppione di un fumetto che ti è piaciuto tanto poco? Ammetti che, sotto sotto, a Ruju vuoi un po’ di bene…
        10) Mi sembra che Civitelli sia nato a Lucignano.
        11) Già, mi è piaciuto: tra l’altro non è neppure troppo patetico o strappalacrime (e secondo me lascia spazio a un possibile proseguo…)

        • sgargabonzi novembre 16, 2011 a 7:44 pm #

          4) Ottimo!
          6) Il Massacro Di Goldena!
          9) Dei numeri 1 prendo sempre una doppia copia. Non si sa mai.
          10) Non so dirti, ma è uno dei disegnatori aretini insieme a Luca Dall’Uomo (Dylan Dog), Fabio Valdambrini (Demian, Caravan, Cassidy, Saguaro), Rossano Rossi (Tex), Luca Bianchini (Tex, Dylan Dog) e il tuo Marco Santucci (Tex, Dampyr). Effettivamente Tex ha sempre avuto a che fare con diversi aretini.
          11) Proseguo che non ci sarà. Per Ruju è un finale comunque “chiuso”.

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