Carne e pellicola

26 Nov

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Ero un guardiano dell’ordine. Anche casa mia era perfettamente ordinata. Decine e decine di dvd, bobine, pellicole cinematografiche originali. Ogni cosa al suo posto.
Spesso, quando mi trovavo da solo, riuscivo quasi a percepire la perfezione dell’arte che mi circondava: la perfezione dei materiali, e quella più profonda delle scene, delle cose filmate. La vita non era più il caos pericoloso, la cacca di piccione che ti può colpire ovunque per strada, la tegola sulla testa, l’asimmetria. La vita qui era organizzata secondo schemi di storie, e poi di sequenze, e poi di rapporti geometrici tra oggetti sulla superficie piana dello schermo. Tutto con una ragione ben precisa, con un significato. Anche quando tutti i film restavano chiusi nei loro supporti, nelle loro custodie, a volte sentivo salire la loro perfezione dai quattro angoli della casa, come un canto silenzioso.
Ero un guardiano dell’ordine: il mio lavoro era fare ordine. Era considerato molto utile. Quando lo status di qualche film era incerto, quando si doveva decidere se consigliarne la visione a tutti o a pochi, quando c’erano delle scene da tagliare, chiamavano me. Io non mi facevo eccessivi scrupoli: sapevo che quello che tagliavo o proibivo non avrebbe intaccato il patrimonio culturale dell’umanità. Magari sarebbero sopravvissute, in cantine, soffitte, archivi accessibili a pochi, le versioni originali. La loro rarità avrebbe accresciuto il loro sapore, come avviene per vini e liquori di certe annate. Sapevo invece che per certa gente il Cinema è solo consumo, i film patatine mangiucchiate distrattamente. E da un pacchetto alcune patatine le puoi togliere benissimo, senza alterare per il consumatore il gusto complessivo. Sapevo anche che è assurdo pensare che tutti colgano in profondità l’Arte. Diamo a questa gente continuamente storie scellerate, storie di tradimenti, di violenza, di sangue. Cosa ci aspettiamo, che queste aprano gli spettatori a una conoscenza più profonda del cuore umano, compresi i suoi lati più oscuri? Ci aspettiamo forse che sia un bene il diffondere storie che non consolano, ma che girano il coltello nella piaga, che gettano il seme del dubbio, di qualunque dubbio? No, diffondendo violenza quello che si otterrà sarà solo una maggiore diffusione della violenza. Diffondendo immagini di sangue, il livello del sangue per le strade si alzerà automaticamente. Per questo era importante il nostro controllo, il controllo che io e pochi altri esercitavamo. A volte direttamente: tagliando, proibendo, contrassegnando come non adatto. Altre tacendo, passando sotto silenzio, denigrando apertamente in articoli e pubblicazioni. Fino ad arrivare a vere e proprie crociate contro un film, se era necessario.
Un film soltanto non sono riuscito a incasellare, a regolamentare. Un film maledetto. E per colpa di una scena sola.

Ha la pistola in mano. Guarda in camera, guarda verso lo spettatore, rompendo consapevolmente una convenzione di regia. Sorride sotto i baffetti sottili. Agita la pistola con un fare annoiato. D’un tratto, la faccia gli si fa seria. E allora dice la frase.

Non era un film come gli altri, per i quali era facile stabilire la linea esatta dove tagliare. Al di sopra, buono, al di sotto, cattivo. No, qui la linea era sfuggente, non c’era un confine preciso tra cosa fosse rappresentabile e cosa no. Questo mi metteva particolarmente in crisi, perché minava alla base la mia sicurezza in me stesso. Se non avessi più saputo riconoscere facilmente il tracciato esatto del confine, tutto il mio lavoro ne sarebbe stato scosso, anzi, che dico il mio lavoro, tutta la mia vita. Potevo tenere la scena fino a un certo punto, e poi tagliarla. Ma poi il film ne sarebbe stato evidentemente sbilanciato. Oppure potevo togliere la scena del tutto. Peggio ancora, in questo caso si sarebbe perso un elemento chiave della vicenda, che non poteva essere riassunto altrove. Ma soprattutto furono i miei criteri ad entrare in crisi. Cosa era giusto in quel caso, e cosa sbagliato? Era un dubbio che non mi potevo permettere di avere. Finché quel dubbio avesse continuato a ronzarmi nella testa, le mie mani avrebbero tremato nel tagliare, come quelle di un chirurgo alcolizzato.

In breve, per colpa di quel film la mia produttività come critico cinematografico fu compromessa. Ci mettevo troppo tempo a trovare parole e concetti, e poi a fidarmi di quello che avevo scritto. Analizzando anche un semplice film d’animazione, il dubbio mi attanagliava: dovevo rileggermi trattati di semiotica e di pedagogia, per essere certo di star dicendo la cosa giusta, la Verità assoluta e precisa, sui temi che questo trattava. In un breve periodo di tempo non fui più in grado di lavorare.
Così mi rinchiusi in casa. Io e quel film.

Arrivai a farmi costruire un proiettore speciale. Era immenso. La pellicola, ristampata su un foglio largo quanto un tavolino, scorreva trainata da rulli a velocità altissima, e veniva proiettata su una parete enorme. Meglio del cinema:  potevo vedere l’immagine sullo schermo e contemporaneamente l’originale di celluloide. Era la copia esatta del reale, era meglio del reale stesso. La feci montare dentro il mio attico, in un grande salone che avevo disimpegnato, molto oscuro, decorato con motivi liberty. D’altronde potevo chiedere quello che volevo, l’utilità passata e presente del mio lavoro era ben evidente. Si fidavano di me. E ancora pensavo di aver tutto sotto controllo, di poter ristudiare quel film all’infinito, con tutto il tempo che mi fosse servito. Quel film era mio prigioniero, l’avrei fatto scorrere, riavvolto, sezionato, scomposto: presto o tardi si sarebbe piegato ai miei voleri. Stavo costruendo in casa mia lo scenario di un duello. Un duello che avrei vinto.

… con la pistola in mano. Guarda lo spettatore, beffardo. Sorride, sotto quei ridicoli baffetti fuori moda. Ma ecco che comincia. Serissimo. I suoi occhi si stringono come fessure. Dice la frase.

Ma i giorni passavano, e non riuscivo a trovare la linea esatta tra accettabile e scandaloso, tra giusto e sbagliato, tra Bene e Male. Io lo interrogavo e quell’uomo non si scalfìva minimamente, continuava a dire la sua frase, sempre più beffardo, e sempre più maledettamente convinto di quello che diceva.
Per il resto del film appariva innocuo, ma io già dai titoli di testa sapevo, sapevo, che alla fine avrebbe detto la frase. Oppure, faceva finta di niente, verso la fine del film, ma sapevo, e anche lui lo sapeva, che la frase era già stata detta, venti minuti prima, e niente poteva essere più lo stesso. La sfida tra me e l’ombra diventava sempre più intensa. Giornate di sudore, aria chiusa di appartamento. Notti di incubi.

E lui con la pistola. Mi guarda. Sorride, consapevole della propria inconsistenza e anche della propria forza. Dice quella cosa.

Non ce l’ho fatta più. Se analizzate i resti di casa mia, di quello che ne è rimasto dopo l’incendio, troverete brandelli bruciacchiati e accartocciati di questa enorme pellicola. Si vedono bene i fotogrammi, uno dopo l’altro. Paesaggi, interni, poi figure umane. In uno di questi fotogrammi c’è un foro slabbrato. Gli ho sparato in fronte con la mia Luger appena prima che cominciasse a parlare, a dire ancora una volta l’indicibile.
Ma le ombre non si possono uccidere. Un fotogramma è bucato da un proiettile, quello dopo è di nuovo intatto, vivo, arrabbiato. Mentre il fuoco si propagava lentamente, diffondendo una luce spettrale, successe qualcosa. In mezzo al fumo mi sentii afferrare, sentii mani si muovevano a strangolarmi, come un cappio. Erano le mie stesse mani? Erano le sue, le mani dell’ombra? Non lo so dire con certezza. E non ha nemmeno importanza, perché era comunque la Sua vittoria!
Mi ritrovai legato, avvolto, invece che da corda, da pellicola cinematografica: mentre mi divincolavo, parti di macchina da presa e obbiettivo mi si strinsero attorno alla testa; l’obbiettivo, inserito in una benda che si stringeva sempre più, combaciava perfettamente con l’occhio; la pellicola avvolse il corpo, mummificandolo, il fuoco la fuse con la pelle. La mia testa, il mio corpo, la mia intera vita, divennero un semplice strumento di registrazione.
E fui condannato a trasmettere e ripetere questa storia per l’eternità.

Il marinaio

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36 Risposte to “Carne e pellicola”

  1. frank novembre 26, 2008 a 8:35 am #

    Bel racconto Marinaio!! Pensavo che la degenerazione l’avresti buttata sul morboso/sessuale e invece è stata più horror/originale, ma sempre esasperata e intensa. Mi pare di vederlo questo protagonista, fino all’incendio ha la faccia di Volontè, dopo… non lo so, chi ci mettiamo nella parte del protagonista?

  2. ilmarinaio novembre 26, 2008 a 1:19 pm #

    Grazie, Frank!  una faccia non gliel’ho individuata, ma dovrebbe essere un dannunziano col culto dell’Arte e il disprezzo dell’artigianato, abituato a stare in una posizione di potere.  al limite, guarda, come faccia potrebbe essere anche Vincenzo Mollica.

  3. ilmarinaio novembre 26, 2008 a 1:25 pm #

    Pensavo che la degenerazione l’avresti buttata sul morboso/sessualequello magari è più lo stile del padrone di casa, o del Marchese Palazzi, io non ci vado tanto spesso in quelle zone.  però forse ne ho in cantiere anche uno del genere.  titolo provvisorio:  “Deumanizzazione”.

  4. acidshampoo novembre 26, 2008 a 5:29 pm #

    Presentato al Torino Film Festival il documentario Religulous, opera seconda del Larry Charles già regista di Borat. Qua il comico Bill Maher va in giro a “documentare” (o mettere alla berlina) certe chiese e i relativi culti, da quelli più istituzionali a Scientology. QUI la recensione. QUI il notevole trailer. Speriamo trovi distribuzione anche da noi.

  5. fox in the snow novembre 26, 2008 a 11:07 pm #

    Bravissimo marinaio! Sei il Tyler Darden dello Sgargabonzi.

  6. acidshampoo novembre 26, 2008 a 11:47 pm #

    Io il protagonista me lo immagino come Luis Fuller, il regista di b-movie che si fa avvolgere dalle fiamme nel finale del numero 18 di Dampyr (“Lo Schermo Demoniaco”), uccidendo così anche l’infernale maestro Musuraka.Che poi quel personaggio era un tributo al grande regista (per me) Lucio Fulci già dal nome. E se volete vedere che faccia aveva Fulci, dovete recuperare uno dei suoi ultimissimi film, Un Gatto Nel Cervello, dove lui interpretava se stesso. Un film che pareva una seduta psicoanalitica con contorno di frattaglie.Bravo Marinaio, gran bel racconto. Efficace e metacinematografica la narrazione in prima persona di ciò che scorre davanti all’obiettivo. Chissà di che film era la scena che ossessionò il protagonista. Secondo me di uno spaghetti western sullo stile de “Domani passo a salutare la tua vedova, parola di Epidemia” di Ignazio Iquino.

  7. ilmarinaio novembre 27, 2008 a 1:06 pm #

    Sei il Tyler Darden dello Sgargabonzi.  semmai il Renato Dulbecco…Gori, te lo sei visto Changeling?   gran bel filmone drammatico.  anche se il cattivo l’avrei caratterizzato in modo un po’ diverso.  la Jolie veramente brava.  oltretutto il film ha una morale che si potrebbe bene vedere come un discorso sul dopo undici settembre, e sui suoi pericoli.  almeno secondo me.

  8. andrea novembre 27, 2008 a 1:33 pm #

    è scritto molto bene, anche se certi passaggi sono sfuggenti, ma forse è bello proprio per questo. complimenti

  9. fox in the snow novembre 27, 2008 a 10:39 pm #

    Potete dire quello che volete, ma True Blood mi è piaciuto un sacco. Puntata finale troppo bella. Non vedo l’ora che ricominci.

  10. acidshampoo novembre 28, 2008 a 2:27 am #

    QUI interessante intervista a Hayaho Miyazaki, in attesa di Ponyo.

  11. acidshampoo novembre 28, 2008 a 2:30 am #

    > Potete dire quello che volete, ma True Blood mi è piaciuto un sacco. Puntata finale troppo bella. Non vedo l’ora che ricominci. Io sono fermo alla 5 e lascerò questa serie per tempi di magra. Comunque scommetto che quel finale è niente rispetto a quello della seconda stagione di Mad Men, appena visto. Mammamia che robba. E qui sparo una delle mie tre recensioni positive possibili: questa serie se le magna tutte.

  12. acidshampoo novembre 28, 2008 a 2:38 am #

    Marinaio no, il film di Eastwood non me lo sono visto. E’ proprio un regista che detesto, lo trovo ogni volta sopravvalutato in maniera paurosa. Quando spunta un suo film, nelle riviste specializzate, fioccano 10 a prescindere che è una meraviglia. Cosa che sta succedendo e succederà a tutti i film diretti da Sean Pean, se ho ben fiutato il mood. Comunque è un cinema “alternative mainstream”, fra l’autore e l’artigiano, molto fisico e robusto e che proprio non mi prende. Un po’ come molte opere di Friedkin, Hill, la Bigelow e Mann. Non è roba per me.Poi magari mi sbaglio su quest’ultimo, non voglio dire.

  13. ilmarinaio novembre 28, 2008 a 7:22 am #

    è un cinema “alternative mainstream”, fra l’autore e l’artigiano, molto fisico e robustoperò questa frase si potrebbe usare anche per i film di Mel Gibson, che ti piglia un po’ di più.. o no?

  14. Daiana novembre 28, 2008 a 1:41 pm #

    Accidenti Marinaio, mi è piaciuto proprio tanto questo tuo racconto, forse il meglio che hai scritto, complimenti!

  15. Daiana novembre 29, 2008 a 12:19 pm #

    Devo fare causa a una persona per “abbandono” di un cane, qualcuno ha esperienza di queste cose?!

  16. frank novembre 29, 2008 a 12:45 pm #

    Io contatterei la LAV (per velocità ti linko la pagina che ho a portata di mano, quella della petizione in corso). Brava Daiana…

  17. andrea novembre 29, 2008 a 12:49 pm #

    se il cane non è registrato a quella persona, però, è la tua parola contro la sua e rischi la controdenuncia per calunnia e diffamazione.

  18. acidshampoo novembre 29, 2008 a 3:43 pm #

    Cioè, voglio dire, dopo l’incontro lucchese, Fotone m’ha dedicato un’apologesi QUI. Bongustaio!

  19. Fotone novembre 29, 2008 a 4:46 pm #

    Dovere, Maestro, dovere…

  20. Daiana novembre 29, 2008 a 8:19 pm #

    il cane non è registrato a quella persona, però, è la tua parola controla sua e rischi la controdenuncia per calunnia e diffamazione.eh ma il cane è registrato a questa persona! Ora io voglio sapere se la denuncio, dove la denuncio?! e lei a chi la paga la multa?! Posso io esigere che lei mi paghi il reinserimento del cane in un posto adatto a lui?!

  21. caramelleamare novembre 30, 2008 a 10:55 am #

    secondo me per denunaciarla basta non fare niente e vedrai che la denuncia parte da sola. I soldi della multa ovviamente vengono a te perche sei te che non hai fatto niente per denunciarla. Infine è chiaro che l’addestramento del cane lo deve pagare lei, ma solo a patto che sia compreso nel prezzo una settimana di beautyfarm anche per te

  22. poli novembre 30, 2008 a 10:58 am #

    io ora capiamo tutto. me lo imaginavo che c’era fregaturi. è di non venire lunedi che tanto non firmiamo piu niente.

  23. caramelleamare novembre 30, 2008 a 11:02 am #

    il marinaio è il tyler darden dello sgargabonzi, fox, e te sei la cicciolina del tavolato. ti ci rivedi?

  24. Daiana novembre 30, 2008 a 1:31 pm #

    io ora capiamo tutto. me lo imaginavo che c’era fregaturi. è di non venire lunedi che tanto non firmiamo piu niente. Brutta stronza lo sapevo che eri una voltafaccia opportunista ma ti faccio vedere i sorci verdi io se maltratti ancora il tuo cane!

  25. acidshampoo novembre 30, 2008 a 2:12 pm #

    > io ora capiamo tutto. me lo imaginavo che c’era fregaturi. è di non venire lunedi che tanto non firmiamo piu niente.Fai bene, specie per fare esaurire E PER BENE quella citta irrazionale che, se ero un altro, mi mangiava non SUL capo: IN capo. Capito che persona? Mi mangiava all’interno del capo! E non fidarti, Poli, se fa l’amica e t’accompagna con la macchina da mr. “ci si conosce fino a un certo punto”, che quella lì ha pronta una combo di denunce che te le raccomando. Lei, cugina e cane, tutto insieme. Roba che al confronto, la fatality di Subzero è na sega co’ la febbre alta.

  26. fox in the snow dicembre 1, 2008 a 11:43 am #

    >il marinaio è il tyler darden dello sgargabonzi, fox, e te sei la cicciolina del tavolato. ti ci rivedi?Te invece Cincinelli mi fai pensare tanto a questa canzone.  

  27. fox in the snow dicembre 1, 2008 a 11:45 am #

    Marinaio sono andata a vedere Changeling, in virtù della tua segnalazione. Bel film, ma devo dire che come soffro coi film di Eastwood non soffro con nessuno. Non so se è un bene o un male.

  28. frank dicembre 1, 2008 a 12:06 pm #

    >Fai bene, specie per fare esaurire E PER BENE quella citta irrazionale che, se ero un altro, mi mangiava non SUL capo: IN capo. Capitoche persona? Mi mangiava all’interno del capo! E non fidarti, Poli, sefa l’amica e t’accompagna con la macchina da mr. “ci si conosce fino aun certo punto”, che quella lì ha pronta una combo di denunce che te leraccomando. Lei, cugina e cane, tutto insieme. Roba che al confronto,la fatality di Subzero è na sega co’ la febbre alta.No, se vuoi essere più autoreferenziale, non so, ti suggerisco di torgliere tutte le vocali così ti capisci solo te e i tuoi amichetti, giusto per farci capire cheinsieme vi divertite tanto e cambiate la faccia al mondo.

  29. fox in the snow dicembre 1, 2008 a 12:13 pm #

    Daiana, che hai fatto poi per il cane?

  30. acidshampoo dicembre 1, 2008 a 2:00 pm #

    > No, se vuoi essere più autoreferenziale, non so, ti suggerisco ditorgliere tutte le vocali così ti capisci solo te e i tuoi amichetti,giusto per farci capire cheinsieme vi divertite tanto e cambiate lafaccia al mondo.Ma se poi t’ho anche raccontato tutto e ti sei commossa col personaggio della povera polacca affetta da sclerosi multipla e minacciata dal villain della storia: Lada Jana.

  31. acidshampoo dicembre 1, 2008 a 2:32 pm #

    Tra l’altro il prossimo film di Eastwood regista avrà lui pure come protagonista e lo ha annunciato come il suo addio al cinema, almeno nel ruolo di attore.Il titolo del film è Gran Torino, il trailer è QUESTO e devo dire che ha colpito parecchio anche me. Che ve ne pare?

  32. fox in the snow dicembre 1, 2008 a 2:45 pm #

    Davvero interessante. Sembra che provi la mia teoria, che anche se non ti dai da fare le grane ti vengono a cercare.

  33. caramelleamare dicembre 3, 2008 a 9:48 am #

    il montaggio del trailer mi ricorda da vicino quello per l’ultimo shayamalan. non so perche l’hanno fatto sembrare quasi un horror, immagino che il film sia altro. in effetti fa pensare a un bel film e invita a vederlo. ma il vecchio, protagonista e il padre di tutti quei bambini giapponesi, è clin tistud?

  34. acidshampoo dicembre 3, 2008 a 12:59 pm #

    > il montaggio del trailer mi ricorda da vicino quello per l’ultimo shayamalan.Preciso. E non so se hai notato, ma al minuto 1.02 cambia totalmente la fotografia. Così, di botto! Lipperlì m’è preso anche un colpo. E poi c’era la marmotta che incartava la cioccolata…

  35. caramelleamare dicembre 4, 2008 a 10:06 am #

    E poi c’era la marmotta che incartava la cioccolata…bravo…bravo proprio lei si

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