La grandinata

9 Gen





Risveglio dalla chiattita post-disena. A schiotto nel buio sopra la coperta a greche verdi e grigie nella stanza vecchia, quella degli ospiti. Freschino. In canottiera e mutande non avanza niente. Dallo scuro crettato entra luce a lametta delle tre del pomeriggio. Un farfallino ad intervalli regolari si immerge nella lastra verticale di luce. Eccolo. Sparito. Eccolo. Sparito. Non si capisce che giro faccia per ripassare sempre dallo stesso punto. Bocca incotta dal fortore della panzanella caricata di cipolla. Sottile velo di sudore impastato allo spolvero del vecchio intonaco rosa delle passine. A tastoni cerco sandali e calzoncini. Infilo prima questi senza allacciarli. Poi un cosciale. Poi l’altro cosciale, che si impiglia nella fibbia alla caviglia. Tempia incigliata nella lastra di marmo del canterano. Capita. Esco dalla fresca semioscurità della stanza. La cucina è già più calda. Un nugolo di mosche s’agita lentamente. Nel meriggio sono illuminate ad oro da un gioco di luce intermittente che entra dai penerini della porta spalancata, mossi dal loro isterico battito d’ali. Scendo nella piazza con la voglia di sgranocchiare qualche susina verdastra del susino vicino ai cipressi. Saranno alti trenta metri. Con questo sole non si riesce neanche a vedere le punte. Da quanto sono agre fanno stridere i denti. Bone così. Nell’aria, il solo rumoreggiare delle cicale – chchchchchchchc – copre come un velo tutti i campi chchchchchchchch – ritmicamente interrotto da un leggero colpo di vento che pare ristorarle. Lo sciabordimento dei tre minuti a cicottola ignuda rende indispensabile l’accessorio da sole anti-fienagione anti-colpo di sole, tipo: “Cotesto sole te fa amalare”. Cappellino in crosta sponsorizzato Del Tongo modello ciclista. Visiera crettata in plastica bianco-sporca indurita dal sole. Alone di sugnaccio tipo crest sulla fronte. Uniforme picchiolettatura di ramato post-disinfestazione preventiva della mosca dell’olivo. Entiiiii. Il Mucini s’è messo a segare le legne. Ragazzi, quel’omo lavora come un trattore. Quinto (Quintilio) è uno de fare, ma c’è quell’insetto del figliolo che gli brucia il collo. Dormirebbebbasta vedi. Dormirebbe. Ebbasta. Avesse chi porta i soldi senza sudare sarebbe tutto nel su’ centro. Madonnacara. Aaaah che banda. Cheeee bandaaaa. Con quest’afa ‘sto tafano, a forza di girarmi intorno, alla fine m’apiccica un bel morso. O stà a vedere… Miralì. Miralì come ce s’apunta nel polpaccio questo maledetto. Fammi andare in cappanna vai, che quel seme dei rapi che colsi è secco stronato. Pronto da stacciare. Fra un cazzo e un altro, quando i cuccomeri quando i pupponi quando le cipolle quando la vigna, è una mesata che c’ho sempre da fare e non prendo mai la dotta. ‘Sta facenda qui va fatta, sennò non si sgranano le pulezze quest’anno. Attraverso l’aia. La pressione del sole schiaccia la fronte. La porta spalancata della rimessa gode del meriggio del nespolo. Entro dentro lesto e rintronato. Dopo qualche istante nella penombra riesco a mettere a fuoco i mazzi di rapi secchi inframezzati dalle crocchie di cipolle. Intorno, intorno, intorno alle pareti. Il pavimento in lastricato è nascosto da tre palmi di terra portata dentro con la fresa ignaccherata della motozappa. Banchettino-sedia ricavato da un portagranata per mortaio messo nel mezzo della stanza. Altezza trenta centimetri, per garantire posizione articolare naturalmente sacrificata. Genuflessione tonsillare con strozzamento di palle da pantaloncino. Sedile semicircolare in legno di ficaia, dimensione piattino da dessert. Mezza chiappa segata e mezza chiappa segata. A malapena nell’andare giù ci indirizzo. I sandali strusciati in terra dallo scatto delle gambe stese, impalettano dai buchi qualche etto di terriccio. A punte ritte inizio a muovere i diti per farne scorrere il grosso fino all’uscita dal calcagno. Il sudore prima assorbito comincia a fare una noiosa cremina abrasiva. Azzardo volontariamente un’altra impalettata del talco naturale. Assorbe bene. Per ora funziona. A braccia e gambe ignude prendo a stacciare il seme, a gola quasi otturata dalla spolvero del pagliericcio. Queste pagliuzze pizzicano come il demonio. La cannella del fusto della nafta appoggiato alla cantonata perde qualche goccia. L’odore di nafta si mescola a quello delle cipolle. Mondiale. Il craterino unto spolvera ad ogni cadere di goccia. La fontanella di terriccio riempie progressivamente la tela del ragno nell’angolo, fino quasi a spanciarla nel mezzo. Ogni granello che stolza dentro fa tremare la tela. Il birichino esce dal buco nel muro fulmineo, per controllare la presenza della preda. Ancora niente. Tutto questo girare a vuoto mi intenerisce. Oggi lo voglio governare io. Raccatto la prima formica che vedo e la travento ad una estremità della tela. Si infrena. Più si dibatte più si infrena. Trattengo il fiato. Uno. Due, eccolo! Un rullo compressore a otto zampe. Esce. Una falcata. Azzanna ripetutamente. Unaduetre volte. Si allontana di qualche centimetro. E’ calmo. Mi avvicino per cercare di vedere i suoi occhietti. Preciso. Come me li aspettavo. Fissi e neri. L’inizio del leggero vibrare prelude lo scatto finale. Vaiiii! Riparte fulmineo. Culla l’esanime con le zampette, avvolgendolo meticolosamente come un rocchetto di filo bianco. Cacchio cacchio rientra nel buco. Pare soddisfatto. Anch’io. Una ventata improvvisa tende la tesa del cappellino. Una sola. Un attimo. Una spolverata. Profumo del granturco secco pronto da battere. Ribolle anche il bottino della concimaia. Un leggero tremotìo. Tendo l’orecchio senza uscire. Un baturlo strozzato. Un altro baturlo più vicino. Esco col cuore stretto strisciando sulla colonna di mattoni. Visione stroboscopica con occhio lungimirante strizzato, da cacciatore di tempeste. Madonninina che lavoro… Eccoci. Gargonza gonfia. Gonfia come un rospo. A Gargonza piove, gente. Nuvoloni fitti e neri, quasi a perpendicolo alla cappanna. Questa è bella. Ancora c’è il sole qui. Con questo caldo se fa qualcosa è grandine sicura. Trita ogni cosa. Speriamo che si svolti in acqua. ‘Sti animali bisognerebbe li rimettessi. Alo’ alo’ alo’, pipiri pipiri pipiri. Alo’. Alettoalettoaletto. Schhhh. Alo’ Alo’ Alo’. I-iiiii… non danno retta. Non se ne parla di andare nello stabbino. Tutto d’un colpo s’alza il vento. Pressione che aumenta ad ondate. Vento caromio, da stare appena ritti. La motosega del Mucini ha smesso di mugghiare. O che banda è oggi? Un baturlo più vicino. Giro la cantonata. Corsetta a chiappe strette fino al greppo della parata. Da lì vedo tutta la piana. Incorniciata da due branche di testucchio, la casa del Mucini è sparita dentro la nuvolata. Fitta. Fitta e grigia. I polli si accovolano. Restano immobili con le penne controvento che si piegano a scacchionamento. Una mina da rabbrividire. Madonnacara che labbrata. Che la-bbra-taaaa! Questo è caduto nel leccio grosso del borro. Ci siamo vai… Via, a serrare la porta della stalla. Via, alla barca del fieno. Telo sopra. Quattro assi sopra per fissarlo, evvia. I primi chicchi iniziano picchiettare sui dischi del morgano. Tin. Tintintin. Trititin. Trittittittinttittin. Tintintin. Tin. Ho la pelle di gallina. Addio i mi’ pupponi! Me li sbrindella tutti! Qualche chicco. Qualche gioccia. Alòalò che oggi non fa danno. Qualche chicco. Sparisce nel verde dell’erba. Si calma il vento. Grandine come i cazzotti. I tegolini della tabaccaia rullano come tamburi. Trintintintrintintintrintintin quei dischi m’entrano nel cervello. Dal tubo rotto della grondaia nell’angolo scroscia acqua e grandine che allaga la capanna. La finestrina dell’abbaino sopra la stanza nova chiocca come un vitello quando lo sposti dalla greppia. ChiocchiChiocchiChiocchi che ad ogni chiocco stringo i denti. Vento caromio! Vento. La punta della cascia davanti alla loggia picchia come un vinco immattito nel tetto. E SKIA’ e RI-SKIA’. Eddai. Eddai. Eddai. Madonnacara da quando è passato il fronte l’avrò riaggeggiato venti volte. NUNZIAAA! AFACCITI! NUNZIA CHIUDI I SCURI! CHIUDI I SCUUURIIII! CHE SE SPACCA I VETRI CE GRANDINA ANCHE NELLE TENDE DELLA PORA NONNA! CA-MI-NAAA! MOVITIIII! TANTO A TE NON TE SON COSTATI NIENTE..E’ VERO?! Ogni colpo di vento una mitragliata. E vetri in terra. E meno male che so’ un cittino tutto giudizio, sennò anche le tende fregava. Una sventagliata e tegolini spostati. Una spolverata e via il telo da sopra la barca del fieno e SBABA’. I fusti delle ghiande messe a macerare per dare ai maiali, sì, quelli sotto la finestrina della mandria appoggiati al muro verde dal ramato ROVESCIATI! Accidenta a quel porco! Ho la testa che frizza. Ho un fhun fhun-fhun ritmico nelle orecchie. Come quando si faceva bisboccia col vinsanto. A casa mia. La sera. Al focolare. Col Mucini e col poro Miglio. L’odore pungente delle foglie del nocio si mischia a quello di ghiaccio e graffia la gola come una manciata di chiodi. Cazzo, qui ha fatto il battuto. M’ha tritatognicosa. M’ha tritatognicosa vai. Te lo dico io che m’ha tritatognicosa. C’è rimasto da morire ebbasta. Da morire ebbasta.. La confusione è grande. Non so più cosa fare. Aspettare. Aspettare. Aspettare che la punizione finisca. Brutto Lupo che non sei altro. Balletto sul posto come se avessi una soletta di spini nei piedi. Provo a mettere il capo fuori. Una sgragnolata. Rientro come una saetta. Pulsa e brucia la testa. Dall’orecchio destro spisciola il sangue. Dalla spalla, cola caldo sotto il braccio e arriva fino alla punta dell’indice. ASMARO! ASMARINOOOO! ODDIO, ODDI-IOOO IL MI’ ASMARINOOO! NUNZIA DIODUNDIO RIMANI SOTTO LA LOGGIA! E’ CAPITO COSTI’?! RIMANI SOTTO LA LOGGIA MAREMMAINDEMONIATA SENNO’ TE STROZZO CON QUESTE MANI! METTITICI ANCHE TE ORA, A VEDERE SE M’INCAZZO PER BENE! Qualche minuto. Il sangue coagula. Anche la nuvolata. Tutto finito. Pioggerellina leggera. In terra un palmo così di chioccoli di grandine. Nocio, nespolo, quercia, testucchio, pero, susino. Tutto fresato. Le foglie ci sono. Cisono cisono. Si, sono tutte striciolate intorno ai pedoni. Tappetino circolare ghiaccio-verde-ghiaccio.
Brusio grigio Dolby Surround misto nebbiolina terra che ribolle. Abbaiare isterico di cani. Risonanza della testa, frizzare di tempie e denti. Sale – giustamente – il livello di aggregazione sociale. La disgrazia riunisce tutta la ‘grande famiglia agricola’. Dal podere del Mucini esplodono urla di strazio e lupe manare a cadere. Si interrompono un attimo. La motosega dimenticata vicino alla barca delle legne continua a scoppiettare al minimo. In condizioni normali neanche si sentirebbe, ma questo scroscio ha dato una bella ripulitona all’aria che ora si sente tutto che è un divertimento. Una bella ripulitona. Bella. Bella ripulitona. Il tempo per toccare i danni ai peschi che confinano con me. Vai un’altra scarica di eresie. Urli da cavare il sentimento. Da sangue nella gola. Affogati, lividi, crescenti e acuti d’improvviso. Ruma e stronfia come un lattone. Mi godo lo spettacolo appoggiato alla pila di terracotta. Mentre penso a quanto è ridicolo mi rendo conto di avere assunto un’espressione da voyeur appagato. Spettaspetta. Ma che fa? Occhi aguzzati. O che ha tirato fuori dalla giubba? Colloteso in avanti di qualche centimetro. Occhi aguzzati allo spasmo. Toh, una bella busta blu. Ingordo iocaro. Guarda come infila giù. Guardaguarda. Anche spappolate le vuoi raccattare da terra.. Enzommma.. La Dora gli cigola qualcosa da casa con un filo di voce, come se avesse paura che potesse sentire e alla fine si incazzasse di brutto. Non si capisce. Qua arriva solo un fischiare altalenante. Tre, due, uno: STAZZITTA PORCAMADOSCA. ORA VENGOOO. Silenzio. Anche i cani. La cascata del borro delle Lame in fondo alla parata mugghia come la tramoggia del mulino della Trove. Dal viottolo della spinaia dietro il chiusino spunta rapido il figliolo del poro Baghiolo col cane. Paraccio. Quel ragazzo dopo che è tornato da fare il soldato non è più lo stesso. Prima era secco, ora è la metà. Lo devono aver fatto patire e non poco. E non poco. Solito ombrello nero sbiadito dal sole. Metà stecche stroncate, tipo fiore di zucca. Quei calzoni verde marcio e quel pastrano di rafia non se li cava da un anno all’altro. Manco gli mancasse la via da camminare. Io-caro. Si gira, si rigira. Si rivolta. Ha gli occhi che cercano in tutti i cantoni del mio podere. Un passo lui un passo il cane. Sincronizzazione metronomosincrona. Non capisco. A quest’ora dovrebbe essere ad impagliare lo stalletto per gli agnelli. Ha le pecore gonfie come pupponi e fra poco gli figliano. Il cane mi vede e parte a razzo. Viene su per il campo trappiato, intero come un tavolone. Una scheggia apripista. Il mio sguardo si incrocia con quello del bordello. Un attimo. Ed è tutto un bercio. Bercia e non capisco cosa. Esce dal viottolo e prende a correre a traverso per il campo, sulla scia del cane. Sangue gelato. Vai a capire ch’è successo. C’hai fatto, ragazzo? C’HAI FATTO? C’HAI FATTOOOO? Mi precipito incontro col cane che a momenti mi fa intrampolare. Ad ogni slancio accumulo qualche etto di mota sotto i piedi. Le coscie ed i polpacci si fanno duri. Un sandalo rimane a qualche passo da me. Proseguo senza. Sguaino anche l’altro. Più rapido e performante così. Ma guardate qua ‘sto cazzo di terriccio che lavoro. Terra bona per rompere i coglioni ebbasta vedi. Altro che produzione. A tre quarti di campo con gli sguardi che non si sono mai scostati dalla linea retta ci incontriamo. Mi si butta al collo come una creatura quando crede di aver visto il ‘bobo’. Eddai con questo ombrello che a momenti mi cava un occhio. Eddai. UnapecorAsmarino. Una pecora. S’attraversava il borro e me l’ha portata via l’acqua e s’è incastrata nel gorgoglio del ponte di Fogliarina. DammiunamanAsmarino dammiunamanopercarità dammiunamano. Col cuore stretto e il fare da babbo lo strattono a rincuorarlo e gli travento via l’ombrello. Maledetto. Ci penso io non ti preoccupare. Tato, c’ho i danni da rimediare ma al podere ci penso dopo, non ti preoccupare. Vorrà dire che quando nascono gli agnelli me ne dai uno intero va, così siamo pari. Eh cazzo, bono si ma coglione no eh! Qualcosa in groppa dopo la sudata ci deve rimanere. L’interesse è l’interesse. Spetta qui ragazzo. Vado a pigliare le funi e avverto la Nunzia. Che se non rientro col cumbrugliume, stasera s’attacca banda avanti cena!



Oleandro

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75 Risposte to “La grandinata”

  1. lozissou gennaio 9, 2007 a 3:02 am #

    Boh, io armango ogni volta. All’inizio un po’ mi stona, mi pare un po’ troppo enfatico, troppe frasi brevi, troppi punti. A effetto.Poi, piano piano ma consapevole, sale il ritmo, e il tono, e il dramma. Dalla calma alla tempesta alla di nuovo calma, e qualcosa – si sente – è cambiato; e non sarà più lo stesso. Tante parole, tantissime, io mica le ho capito, spesso non ho capito la sintassi né le frasi (o che è, questo, il vero dialetto aretino? mannaggia…), ma non importa: si sentono gli odori, i sapori, si avvertono i colori. Si sente l’estate della grandine, il tempo – SOSPESO, LIQUIDO – dell’attimo che precede la grandine, il caldo che diventa d’improvviso frescolino inattesa, spaventevole, fastidioso. Poi, ancora, di nuovo il caldo.
    Qui ragazzi c’è Pascoli, Carducci, Melville, Robert Bresson, Winslow Homer, Grant Wood, Lewis Hine, Mark Twain. C’è un cumbrugliume di sensazioni, di robe, di derive che valle a ripescare, ma poi tornano – da sole – tutte a galla. E ti stramazzano: di dolore, di piacere.
    L’Hellraiser di Oleandro è la campagna toscana, mi verrebbe da pensare più senese che aretina, come nemmanco nel Collodi più avant-garde. Io sì no insomma mah boh: complimenti, ecco.
    Senza citare, se non a memoria (le susine agre che fanno stridere i denti, la soletta di spini, eccolo sparito eccolo sparito…), che sennò si va punto e daccapo con tutto il brano.

  2. acidshampoo gennaio 9, 2007 a 3:28 am #

    Lozissou, spiegami cosa ci fai sveglio a quest’ora delle tenebre.Questo è il mio regno. E di Costa e della Infrarosa. Iatavenne!

  3. frank gennaio 9, 2007 a 9:49 am #

    Il miracolo! Oleandro ha fatto il miracolo!
    (anzi, il miraquelo, come si dice più a nord di voi)
    Oleandro ma che c’hai nel capo? Un esercito di scimmie scrittrici che
    ogni miliardo di parole scritte compongono un capolavoro? O c’hai un
    geniaccio recondito osservatore e fantasioso?
    Comunque, in epoca di campagna, anch’io le susine le mangiavo verdi e
    agre, e così le pesche e le albicoche. Troppo bone così, davvero. Ora
    invece, lì c’è tutto cemento…

  4. Bracco gennaio 9, 2007 a 10:38 am #

    L’ho letto.

  5. lozissou gennaio 9, 2007 a 10:44 am #

    No, anzi, e non scherzo: questo è puro Verga. Osservatore attento e partecipe, eppure stranamente distante, sovraordinato. Un mondo piccino picciò reso sovraordinato, ecco. The prestige, altroché quel baraccone di Nolan.

  6. ilmarinaio gennaio 9, 2007 a 11:17 am #

    sempre grandissimo, Oleandro.  queste capanne, ognuna un mondo a
    sé, nel chiuso del quale si danno da mangiare le mosche ai ragni (come
    faceva un mio amico quando ha fatto il militare, allevava i ragni del
    termosifone perché gli facessero compagnia), ma tutte collegate tra
    loro per mezzo dei rumori che si sentono:  le voci, la motosega.
    lozissou:  più che il vero dialetto aretino credo sia una variante
    già verso la valdichiana.  delle parole (disena), non le avevo
    sentite, e dire che ho frequentato, ho frequentato.  altre qua si
    direbbero diversamente:  non cuccomeri, ma coccomeri.  i
    polli si accovolano:  i polli s’acovano.  anzi: 
    s’acoveno.

  7. mato gennaio 9, 2007 a 2:49 pm #

    quando si allenta la enetrazione anale da parte del supremo capo leggerò il pezzo con piacere.. ma una cosa frettolosa devo dirla visto che è stato tirato in ballo..
    “the prestige” è un signor film, un pezzo di cinema che mi ha dato immenso piacere.. uno che entra nella top ten forse non dei più belli ma di quelli che più ho amato durante la visione.. splendido..

  8. Rouge gennaio 9, 2007 a 3:24 pm #

    Ripeto ad infinitum: Oleandro è assolutamente il mio sgarga-scrittore preferito!

  9. lozissou gennaio 9, 2007 a 4:59 pm #

    The Prestige, a mio avviso, è fuffa mascherata da grandinate di intellettualità e anche però spettacolarità. Un film, alla fine, che mi è sembrato vuoto, platealmente vuoto, scoperto, quindi se vuoi onesto, ma da qui a dirlo anche affascinante. Un film-limite, di quelli che: – o continui a crederci all’infinito e mai, neanche la maniera, di lui ti annoierà;- o tira fuori tutto il suo potenziale, pregi e difetti inclusi, ma la magia allora è finita.
    Per me vale la seconda, per te ancora la prima evidentemente.
    E quando rivedrò Memento ormai avrò appreso le regole degli illusionisti e ci cascherò molto meno e molto meno volentieri soprattutto.

  10. acidshampoo gennaio 9, 2007 a 5:16 pm #

    Oleandro… io rimango! CAPOLAVORO! Ogni volta ti superi e per me è uno schiaffo morale via l’altro. Eccheccazzo, abbi la decenza di scriverne uno brutto, ogni tanto! Marobbadamatti. Poi sai scrivere dei racconti che, oltre ad essere suggestivi ed evocativi come nient’altro, li puoi leggere e rileggere e ogni volta scopri particolari nuovi che t’erano sfuggiti prima. Ma come fai?!?! Come lo Slurp! di Carlo Peroni, che era la cosa più bella di questo mondo. Non ti dico le volte che mi sono andato a rileggere i tuoi post vecchi. E questo perchè il tu raccontare è sempre denso, appassionato e quindi appassionante, pieno di robba, ma della meglio robba. E te lo ripeto: io sono dipendente dalla tu robba. E chissà quale sarà il prossimo coniglio che tirerai fuori dal cilindro, anzi dallo stabbio! Non vedo l’ora, che per colpa tua sono in addiction di chicchi, chiocchi, susine agre, brutti mali, sbardellate e cappellini deldeltongo. Assumitene la responsabilità!

  11. acidshampoo gennaio 9, 2007 a 5:23 pm #

    The Prestige a me è piaciuto, pur coi suoi grossi difetti. Mi è sembrato uno dei blockbuster migliori e più vivi degli ultimi anni. Io i blockbuster ce li ho in odio e raramente mi fregano, ma qui c’avevo visto del buono e ce l’ho trovato, cosa che non succede mai. La storia mi è parsa decisamente appassionante e ricca di fascino, nonchè molto ben interpretata. Mi sono trovato ad assistere al film davvero come ad un numero di magia. Jackman quando interpreta il suo sosia è irresistibile e Christian Bale che rispolvera i suoi sguardi da Patrick Bateman è una garanzia e un appuntamento da non perdere. Quello che non ho amato è la regia di Nolan, passabilissima, ma decisamente di corto respiro e meno evocativa di quanto dovrebbe. E le musiche, quelle veramente brutte.

  12. mato gennaio 9, 2007 a 6:05 pm #

    lozisso.. c’è che io amo la magia, nel senso di illusionismo, mentalismo, prestidigitazione.. james randi e houdini sono tra i miti della mia adolescenza..
    insomma, io un film così lo aspettavo da una vita.. e quando ho visto il trailer (durante la visione del labirinto del fauno) mi ero già eccitato.. senza troppi intellettualismi o analisi metacazzomatiche (non le tue sia chiaro), mi sono divertito come un bimbo.. dalla prima all’ultima scena.. e poco male se il trucco viene scoperto a metà, se tante cose vengono date per scontate (ad esempio, ho dovuto spiegare alla mia ragazza il personaggio tesla, che non aveva mai sentito.. ciò che impedisce di capire l’alone di mistero della figura), se alcune cose non stanno a posto..
    the prestige mi ha fatto vedere un film come lo vedevo a dodici anni..
    lo consiglio a pieni polmoni..

  13. GB gennaio 9, 2007 a 6:08 pm #

    Bravo Oleandro, di un lirismo raro! Tutto è ben collocato ed efficace in questo quadro bucolico perfettamente delineato e contemporaneamente al di fuori dal tempo. Lo leggi con tutti i sensi e a tutti i sensi da opportuna soddisfazione (confesso qui di essere un amante dei termini onomatopeici, ad esempio). Me lo sono proprio goduto come giusto coronamento di una bella giornata, sono sereno e appagato, sono andate a buon fine delle cose a cui tenevo parecchio, ho sterminato un bel po’ di orsetti a farmhustle, domani spezzo il maialo, vi amo tutti.

  14. GB gennaio 9, 2007 a 6:20 pm #

    Marinaio, ma secondo me l’aretino in pratica coincide quasi del tutto col chianino. O no? Tutt’altra cosa sono le altre tre valli.
    Certo che se avessero incaricato l’Oleandro, il mercate in chiana sarebbe venuto parecchio meglio, con figure retoriche più colorite: La grandinata, La motosega del Mucini, Madonnacara che labbrata, e via dicendo.

  15. DEATH 13 gennaio 9, 2007 a 7:00 pm #

    ONESTO??
    TROPPO LUNGO…NON L HO LETTO….
    SARà BELLISSIMO EH…CE CREDO…
    LO LEGGERò A PUNTATE…
    TIPO “IL MIGLIO VERDE” QUANDO USCì LA PRIMA VOLTA…
    MARRA ^^

  16. mato gennaio 9, 2007 a 7:47 pm #

    ehi lozissou.. ma il blog di fontina boy è il tuo (mi sembrava che acid me l’avesse detto tempo fa)?.. fosse così, ho fatto la singolare scoperta che c’è un blog (shocka.splinder.com) che tra i (pochi) link che riporta, presenta il tuo ed il mio..
    altro che sei gradi di separazione..

  17. ilmarinaio gennaio 9, 2007 a 9:35 pm #

    Marinaio, ma secondo me l’aretino in pratica coincide quasi del tutto col chianino.
    io penso di no… in genere qua nei dintorni della città il termine
    “chianino” si usa, non so perché, quando si dice che uno parla proprio
    male.  ma penso che in provincia di arezzo ci siano infinite
    sfumature.
    prova ne è che a Ponticino, a qualche chilometro da casa mia, si
    comincia già a parlare valdarnese (per i non aretini:  dialetto
    molto molto simile al fiorentino:  la hoca-hola la bevo holla hannuccia).  in valtiberina invece è tutto diverso:  più simile all’umbro, come se un rasagnolo avesse impastato due dialetti insieme, che si fossero uniti fino a darsi un tufo tul muso. 
    in casentino c’è an’altro tipo di mescolanza arezzo-firenze, senza la C
    dura aspirata e con la particolarità dell’intonazione delle
    interrogative.

  18. lozissou gennaio 9, 2007 a 9:37 pm #

    Mato —
    sì, il Fontina boy sono sempre io. Ma tu chi sei? E shocka, che scoprii a caso per via del cumbrugliume (torna parlarne sotto il post di Oleandro, dunque), fa un po’ l’asociale diffidente che se la tira, o pare a me? Poi non la conosco, e mi rimane anche bene eh! Però le ho mandato una mail di saluto una volta e fra poco chiama la Digos. Al Fontina boy, ma si potrà dai…

  19. lozissou gennaio 9, 2007 a 9:39 pm #

    >con la particolarità dell’intonazione delle interrogative.
    Me la spieghi?Ah Marinaio, a quest’ora potevi essere a casina mia, a godere di una vera gang-bang con le maiuscole al posto giusto e gli ansimi da programma. Ma no, tu me ne stai a casina tua…

  20. ilmarinaio gennaio 9, 2007 a 9:42 pm #

    The Prestige, a mio avviso, è fuffa mascherata da grandinate di intellettualità
    a me, Lozissou, mi è garbato da morire.. uno dei meglio film che ho
    visto ultimamente.  sicuramente perché prende delle corde che sono
    mie: è una storia di vendetta, c’è il tema borgesiano del doppio, e
    delle vite che ripetono modelli di altre vite, c’è la sfida di
    intelligenze..  e poi da picino io avevo il libro coi trucchi di
    Silvan.  ma dai, non era mica male!  prendi la scena
    dell’inseguimento dell’impresario, che a un tratto si ritrova in un
    bara che sta per essere chiusa.. o il funerale della prima moglie di
    Jackman.. o l’illusionista coi canarini.. o l’impiccagione..

  21. ilmarinaio gennaio 9, 2007 a 9:44 pm #

    ah, ci sei anche te?  ma io tra 5 minuti sono a Indicatore..
    la questione delle interrogative.. hanno una cadenza diversa.  dal
    vivo posso provare a rifartela, ma non so se mi riesce.  facciamo
    così:  stanotte alle 4 si va a Talla a suonare a qualche casa e si
    chiede a chi apre di farci qualche domanda. ok?

  22. acidshampoo gennaio 9, 2007 a 9:45 pm #

    > a me, Lozissou, mi è garbato da morire.. Però non t’è parso giusto che abbia la meglio chi ha la meglio…E lì sono d’accordo con te.

  23. ilmarinaio gennaio 9, 2007 a 9:47 pm #

    Però non t’è parso giusto che abbia la meglio chi ha la meglio…
    doveva vincere Jackman, a costo di dover tirare fuori gli artigli da Wolverine.. 

  24. acidshampoo gennaio 9, 2007 a 9:54 pm #

    > lozisso.. c’è che io amo la magia, nel senso di illusionismo, mentalismo, prestidigitazione.. james randi e houdini sono tra i miti della mia adolescenza..Anche per me! Alle elementari comprai diversi set per giochi di prestigio, che poi facevo alla mia festa di compleanno. E garbavano, perchè anche altri amici mi commissionavano il Magic Show alle loro feste e anche la maestra a scuola. Comunque il mio punto di riferimento non era Silvan (un grande, tra l’altro), bensì Tony Binarelli.

  25. acidshampoo gennaio 9, 2007 a 10:01 pm #

    Coglioni babo!Scopro ora che Tony Binarelli ormai prestidigita a Las Vegas col suo “Quinta Dimensione Show”, ed è pure in copertina su Casinò Player. Butta via! Ah, la sua home page è QUESTA.

  26. GB gennaio 9, 2007 a 10:55 pm #

    >Marinaio, ma secondo me l’aretino in pratica coincide quasi del tutto col chianino.io penso di no…
    Tra le 4 vallate c’è molta differenza, certo. E’ che mi sono spiegato male: intendevo dire che ad Arezzo città si parla praticamente chianino.

  27. mato gennaio 9, 2007 a 11:11 pm #

    tony binarelli.. beh, lui con le carte è splendido.. ricordo che ha fatto pure la comparsa a terence hill, in un trinità.. quanto al vincitore di prestige, penso che sia parte del bello del film: la discesa nella follia di quello che sembrava il migliore.. senza spoilerare, comunque, nel finale avrei fatto tutti dannati.. come dice scarlett: “vi meritate a vicenda”..

    lozissou, shocka non so chi sia, mi mise tra i preferiti e non la contattai mai.. mi ha fatto strano vedere “fontina boy”.. l’avevo già sentito.. e oggi m’è venuto in mente..

  28. Blimunda gennaio 9, 2007 a 11:17 pm #

    Gori, ho appena finito la prima stagione di Prison Break! MAMMAMIA!Riprendo subito la seconda.

  29. GB gennaio 9, 2007 a 11:35 pm #

    Ho trovato un sito che offre una cosa bellina, una barra con più funzioni: dizionario, coniugatore di verbi, massime di poeti…

  30. acidshampoo gennaio 10, 2007 a 1:14 am #

    > Gori, ho appena finito la prima stagione di Prison Break! MAMMAMIA!Riprendo subito la seconda.Per adesso sono state trasmesse le prime 13 puntate e le restanti 9 saranno trasmesse dal 29 gennaio. Ti dico che la seconda stagione è di una bellezza e di una tensione devastanti. Ovviamente si cambia genere e si passa ad un survivor game che non fa sconti. E amerai Mahone, il “cacciatore” che esordirà fin dalla prima puntata. Che serie! CHE SERIE!!!

  31. acidshampoo gennaio 10, 2007 a 4:37 am #

    L’INTEGRALE DI “VALENTINA” COL CORRIERE DELLA SERACon il Corriere della Sera torna il simbolo del fumetto erotico italiano: Valentina. L’opera completa sarà in edicola con il quotidiano a partire dal 20 gennaio. Caschetto nero, disinibita, sorprendente, Valentina ha accompagnato generazioni di appassionati del fumetto con le sue affascinanti avventure. Il Corriere della Sera ha ricostruito in ordine cronologico tutta la sua storia, raccogliendo in diciotto volumi i fumetti che Guido Crepax le ha dedicato in trent’anni di attività. È la prima volta che viene editata la raccolta completa delle storie di Valentina, arricchite inoltre da contributi inediti. Il primo volume, in vendita a 1 euro oltre al prezzo del quotidiano, è intitolato ‘Ciao Valentina’e contiene le storie: Vita privata, L’intrepida Valentina di carta, Valentina intrepida, La curva di Lesmo, Ciao Valentina, Vent’anni dopo. I volumi successivi, sempre in edicola il sabato, costano 9,90 euro.(da comicus.it)

  32. acidshampoo gennaio 10, 2007 a 6:27 am #

    Caramelle, leggi QUI. La Elena Santarelli s’è messa col tuo vecchio amico e compagno di giuochi in quel di Castigione Della Pescaia. Lei dice: “Ha un animo dolce, è colto.”Confermi sì?

  33. frank gennaio 10, 2007 a 9:47 am #

    >ma penso che in provincia di arezzo ci siano infinite
    sfumature
    Concordo, marinaio, anche se ho un’autorità ridicola in materia. Babbo
    casentinese, mamma rondinotta, e pochissimo dialetto parlato in casa.
    Confermo che il chianino è ben diverso dall’aretino “mio”, e che a due
    metri da dove sono cresciuta si dice davvero “piriquelo” per “pericolo”.
    Forse è vero però che quello più configurato e meno contaminato è proprio il chianino, e mi pare anche il più colorito.
    A questo punto mi intrigherebbe scoprire qual è l’aretino di città, e
    se c’è qualcuno che ha affrontato l’argomento a livello approfondito,
    scientifico-accademico insomma.

  34. frank gennaio 10, 2007 a 9:48 am #

    >Però le ho mandato una mail di saluto una volta e fra poco chiama la Digos
    Cioè? Che è successo di preciso? Che gli avevi scritto?

  35. frank gennaio 10, 2007 a 9:51 am #

    >Tra le 4 vallate c’è molta differenza, certo. E’ che mi sono spiegato male: intendevo dire che ad Arezzo città si parla praticamente chianino.
    Appunto. GB, fra te e il tu’ babbo, un trattatello di aretino ce l’avete in un qualche scaffale? O lo scrivete, al limite?

  36. frank gennaio 10, 2007 a 9:52 am #

    Acid, come la vedi questa cosa di Valentina di Crepax, che mi può piacere? Io a occhio e croce la lascerei in edicola…

  37. lozissou gennaio 10, 2007 a 11:40 am #

    >Cioè? Che è successo di preciso? Che gli avevi scritto?
    Un semplice ciao, dopo varia corrispondenza inter-blog, e non dico il risentimento per aver invaso la sua privacy di posta ma insomma, manco feste e gridolini da urlo.
    A me viene un dubbio: ma non è che voi ragazze, spesso, pensate che un qualsivoglia approccio interlocutorio da parte di ragazzi voglia significare, sotto sotto, “ora ci provo”. No perchè, allora mi tocca sfatare un mito: è vero. Oh sì, ah sì, sìsì, specie quando la controparte è virtuale e manco l’ho mai vista né so chi è.Ah sìsì, proprio robba da me guarda…

  38. caramelleamare gennaio 10, 2007 a 1:00 pm #

    Caramelle, leggi QUI. La Elena Santarelli s’è messa col tuo vecchio amico e compagno di giuochi in quel di Castigione Della Pescaia. Lei dice: “Ha un animo dolce, è colto.”Confermi sì?senza parole. e quest’accoppiamento la dice lunga, lunghissima sulla santarelli. che in privato lui sia dolce ci sta anche. tutti sono dolci in privato. è facilissimo. ma t’assicuro che in quanto a cultura, sensibilita e tatto, è un primate, non un essere umano.e quando si facevano le partitelle al mare ero di gran lunga piu bravo di lui. gli manca la tecnica a quel citto. mentre io modestamente….cmq quando ho letto il tu messaggio non l’avevo capito chi fosse. anzi, l’unico che me veniva in mente era il Fiatella Cantante. Ce lo vedo con la Santarelli, sarebbe un degno suggello per la personcina squisita che è quel coglione.

  39. caramelleamare gennaio 10, 2007 a 1:04 pm #

    franci, complimenti veramente per questo post. è spettacolare. poi è lungo e sta generosità nello scrivere i pezzi m’è sempre piaciuta. bellissimo

  40. frank gennaio 10, 2007 a 2:04 pm #

    >A me viene un dubbio: ma non è che voi ragazze, spesso, pensate che un
    qualsivoglia approccio interlocutorio da parte di ragazzi voglia
    significare, sotto sotto, “ora ci provo”.
    Annosa, annosissima questione. Dipende sempre dai soggetti in scena, ma
    in linea di massima a pensar male ci si azzecca. E’ che ci sono degli
    automatismi, parti che la gente (=i maschi, eccezion fatta per te e per
    tutti quelli che scrivono qui) si sente in dovere di sostenere, luoghi
    comuni dalle salde fondamenta, che nel momento dell’incertezza ci fanno
    propendere per il “ora ci prova”.
    Ma siccome anche a me girerebbero le scatole di essere etichettata in
    maniera riduttiva al primo approccio umano, evito di ricondurre tutto
    all'”ora ci prova”.
    Mi pare che questo blog sia un’isola felice dove questi luoghi comuni vengono smentiti ognidì…

  41. Pinxor gennaio 10, 2007 a 3:51 pm #

    Scrivo solo ora perchè Firefox fa le bizze e non mi fa scrivere (vado con Safari anche se fa un po’ di casino e non va a capo).
    Ed è solo per questo il motivo del mio ritardo nelle (pare) obbligatorie feste e celebrazioni per la scrittura terragnola e rivivificante di Oleandro.
    Racconto veramente bello, denso e particolareggiato. Si affonda piano piano nel mondo e nella scrittura similmente ai calcagni nel terriccio. L’inizio parte bene, ma con una certa sequela ammodo come “nugolo, semioscurità, isterico battito” che fanno venire in mente che l’autore voglia fare “quello che benscrive”; a poco a poco lo scilinguagnolo si scioglie e subentra il dialetto, il discorso diretto non virgolettato, le onomatopee…tutto si fonde in un’affascinante sequenza Verghiana/Pascoliana/Chianina (come lozissou notava) da cui si evince la grande conoscenza della materia dell’autore.
    Dalla descrizione campestri si passa a uno squarcio di mondo vivido, a dei personaggi reali anche se immaginari. La contaminazione del chianino contadino col parlato odierno è molto fluida ed efficace. Inoltre a quanto mi risulta i termini dialettali sono tutti conosciuti. Io ci sento anche una traccia di Carver nel finale (benchè suppongo sia inconsapevole).
    Che dire di più? Apprezzo.

  42. acidshampoo gennaio 10, 2007 a 5:26 pm #

    > tutti sono dolci in privato. è facilissimo. Che poi se uno non lo è, nella mente di quella deve esserlo per forza, una ha bisogno di inventarselo così. Ho sentito dire “è dolcissimo” dei peggio stronzi veramente.> ma t’assicuro che in quanto a cultura, sensibilita e tatto, è un primate, non un essere umano.Una finezza come “primate” da te non me l’aspettavo! Ma allora non sei un primate!> e quando si facevano le partitelle al mare ero di gran lunga piu bravo di lui. gli manca la tecnica a quel citto. mentre io modestamente….Io t’ho visto giocare una sola volta e… MAMMAMIA! Gliel’hai cantate e glial’hai suonate come ti pareva e li imbambolavi talmente che parevano quasi felici di farsi fare gol. Unico tuo difetto in campo: i calzini nel secondo tempo.> cmq quando ho letto il tu messaggio non l’avevo capito chi fosse. anzi, l’unico che me veniva in mente era il Fiatella Cantante.Ricordo una volta ad un concerto al chiuso non me ricordo dove. Alla fine ci s’andò a parlare, si fecero du chiacchiere, poi cinque minuti dopo quando s’andò alla macchina per tornare via, e lui era lì che limonava duro con la su citta tranquillamente davanti a tutti. Un’immagine da vomito.

  43. lozissou gennaio 10, 2007 a 5:56 pm #

    >Una finezza come “primate” da te non me l’aspettavo! Ma allora non sei un primate!
    Questa era da me. Non c’arfare! O vergognatene.

  44. ilmarinaio gennaio 10, 2007 a 5:59 pm #

    cari ragazzi sarò breve:  affermo che l’aretino di città è un dialetto a sé.  ci ho anche il vocabolario, che spiega le varie etimologie.  tipo per “inguluppato”, o “un t’arguvisco” etc.  mi ci scommetto il cappotto.Lozissou, vedendo il sito di questa Shocka mi sa che non è che non gli andava che ci provassi te, ma un altro uomo si;  mi sa che la questione è un po’ diversa.  riguardatelo un pochino…

  45. acidshampoo gennaio 10, 2007 a 7:51 pm #

    ATTENZIONE!Rammento a tutti che stasera su RaiDue sarà trasmessa la prima puntata dello spettacolo Stiamo Lavorando Per Noi, il ritorno in televisione di Cochi & Renato, da un’idea del grande Paolo Beldì. Un sacco di ospiti in queste quattro puntate, tra cui Toffolo, Jannacci, Crozza, Gnocchi, Boldi, Sgrilli, Chiodaroli, Storti, Cremona e Milani.QUI uno speciale sul programma.  

  46. GB gennaio 10, 2007 a 9:09 pm #

    >Appunto. GB, fra te e il tu’ babbo, un trattatello di aretino ce l’avete in un qualche scaffale? O lo scrivete, al limite?
    No, ho controllato. Però volgento intorno lo sguardo mi trovo una cacofonia di: “Guida fotografica agli innesti“, “I trulli di Alberobello“, “Racconti di caccia“, “Sri Lanka“, e un “Dall’Arno al Tebro” (chissà forse lì…).Però io insisto: tra arezzo città e val di chiana ci potranno anche essere alcune differenze nei vocaboli, ma di base l’intonazione, la cadenza, l’accento, i suoni, il chiamatelo come volete, son quelli. Ve lo dico da outsider ex-insider. E anche da sidecar.

  47. GB gennaio 10, 2007 a 9:16 pm #

    >Mi pare che questo blog sia un’isola felice dove questi luoghi comuni vengono smentiti ognidì…Qui il più delle volte i luoghi comuni fanno capolino e vengono suicidati. Ma è vero che a pensare male spesso ci si azzecca. Disse un tempo una cosa simile anche Andreotti, che qualche “aforisma” bellino via via lo tirava fuori.

  48. GB gennaio 10, 2007 a 9:18 pm #

    >Verghiana/Pascoliana/Chianina
    Bella sintesi, Pinxor!

  49. acidshampoo gennaio 10, 2007 a 9:43 pm #

    Alla prima interruzione pubblicitaria, tre cose da dire:1) Pozzetto è un figurino. In forma come non lo vedevo da anni. La cosa mi fa piacere assai perchè io a quest’uomo gli ho sempre voluto bene.2) Cochi Ponzoni forse è più bravo, nonchè quello che dei due ha perso meno smalto.3) Le due nuove canzoni che hanno presentato sono fantastiche, specie quella sull’aeroporto della Malpensa.

  50. Bracco gennaio 10, 2007 a 11:38 pm #

    Anche io penso sempre che ci proviate..Ma è solo la mia enorme autostima ovviamente. 

  51. frank gennaio 11, 2007 a 10:48 am #

    FERMI TUTTI!!
    Il Monni a Montagnano! Andate voi che potete…

  52. frank gennaio 11, 2007 a 11:22 am #

    >Anche io penso sempre che ci proviate..Ma è solo la mia enorme autostima ovviamente.
    Ma infatti Bracco, io ho volutamente sottolineato che non si tratta di
    roba da autostima, ma di automatismi e giochi delle parti. Come dire,
    se sei maschio ti insegnano a riempire ogni nicchia libera e a fare
    automaticamente una certa recita. nulla che possa giovare all’autostima
    della corteggiata.

  53. Bracco gennaio 11, 2007 a 1:42 pm #

    Qualcuno va a vedere Benigni il 27?

  54. Daiana gennaio 11, 2007 a 2:12 pm #

    Evviva evviva! Il Fantastico Monni a Montagnano!! Chissà che seratona si prospetta… si va?! Eh Gori si va?! All’organizzazione ci penso tutto io tranquillo!

  55. maryann gennaio 11, 2007 a 2:18 pm #

    Concordo con Acid, la canzone su Malpensa di Cochi e Renato è un gran pezzo!

  56. Daiana gennaio 11, 2007 a 2:26 pm #

    Gori senti ma i sottotitoli di six feet under delle prime tre stagioni esistono?! Si trovano da qualche parte o conviene vedelle in italiano?!AH! Mi è arrivata la risposta per i “making of di napoleone”, li hanno spediti stamani. con tutta questa attesa non vedo l’ora che arrivino.

  57. caramelleamare gennaio 11, 2007 a 2:28 pm #

    Io t’ho visto giocare una sola volta e… MAMMAMIA
    c’ho un ricordo brutto di quella volta. so sicuro che giocai male, non me divertii e c’avevo gia in testa che magari dopo poco smettevo. mi sa ceh è stato l’ultim anno che ho giocato.

  58. acidshampoo gennaio 11, 2007 a 4:18 pm #

    > c’ho un ricordo brutto di quella volta. so sicuro che giocai male, non me divertii e c’avevo gia in testa che magari dopo poco smettevo. mi sa ceh è stato l’ultim anno che ho giocato.Ma sei sicuro? Guarda che era in prima/seconda liceo (terzo/quarto anno).

  59. acidshampoo gennaio 11, 2007 a 4:21 pm #

    > Gori senti ma i sottotitoli di six feet under delle prime tre stagioni esistono?! Si trovano da qualche parte o conviene vedelle in italiano?!No, i sottotitoli hanno iniziato a farli dalla quarta in poi. Io ho visto le prime tre stagioni in italiano e la quarta sottotitolata. Piuttosto, fra le cose che t’ho consigliato, dai ASSOLUTAMENTE la precedenza a Rescue Me. E’ bellissimo, uno dei telefilm più belli mai visti, io ci sto trovando esattamente quello che m’è mancato in Dexter.> AH! Mi è arrivata la risposta per i “making of di napoleone”, li hanno spediti stamani. con tutta questa attesa non vedo l’ora che arrivino.Il Cincinelli avrà la brutta sorpresa di sapere che è un making of dedicato a Gli Alieni Sono Tra Noi, numero che “preferiva leggerne un altro”.

  60. acidshampoo gennaio 11, 2007 a 4:22 pm #

    > Qualcuno va a vedere Benigni il 27?Dio me ne scampi!

  61. acidshampoo gennaio 11, 2007 a 4:24 pm #

    > Concordo con Acid, la canzone su Malpensa di Cochi e Renato è un gran pezzo!Anche Mamma Vado A Voghera, che non conoscevo. Poi però ho scoperto che è un loro classicissimo. Io però nei loro due Greatest Hits non ce l’ho!

  62. acidshampoo gennaio 11, 2007 a 4:46 pm #

    > Evviva evviva! Il Fantastico Monni a Montagnano!! Chissà che seratona si prospetta… si va?! Eh Gori si va?! All’organizzazione ci penso tutto io tranquillo! Boh… io visto il Monni dell’ultima volta sarei anche per passare. Per fortuna che a questo giro faranno pagare solo per lo spettacolo e non c’è la presa per il culo del gelato a volontà, che ancora me coce. E se c’è una persona che voglio morta, è quella citta dell’organizzazione che molto amabilmente voleva allontanare dal baracchino me e il Marinaio perchè lo spettacolo stava per iniziare. Lei e quei bocchinari dell’Utopia Del Buon Gusto. Loro e il Serboli, ammazzarli tutti. Troppo meglio il sudicio dove s’andò doppo a magnà.

  63. acidshampoo gennaio 11, 2007 a 4:55 pm #

    VOLEVO ANCHE DIRE CHE IL CINCINELLI E’ QUELLA STESSA PERSONA CHE HA AVUTO IL CORAGGIO ANNI FA DI TROVARE BRUTTINA LA CANZONE “TINTI” DI FABIO CONCATO, CHE A ME MI FA PIANGERE TUTTE LE VOLTE CHE L’ASCOLTO! GLIELA FECI ASCOLTARE E NON SOLO NON GLI PIACQUE, MA ADDIRITTURA GLI DISPIACQUE ATTIVAMENTE!!! LA STO ASCOLTANDO ORA E QUESTA COSA M’E’ TORNATA IN MENTE E ME COCE! ME COCE MOLTO! ATTENZIONE!

  64. mato gennaio 11, 2007 a 6:02 pm #

    c’ho una domanda.. ma le parole di questo racconto esistono tutte o sono pure state inventate a seconda del suono e del piacere di pronunciarle?.. che, minchia, ce ne sono di belle..

  65. ilmarinaio gennaio 11, 2007 a 11:46 pm #

    quella citta dell’organizzazione che molto amabilmente voleva
    allontanare dal baracchino me e il Marinaio perchè lo spettacolo stava
    per iniziare.
    tra l’altro so che ha fatto una finaccia… è morta di sete.

  66. Blimunda gennaio 12, 2007 a 12:01 am #

    Gori, agora é tarde, Inês é morta…NON SOLO ROMEO E GIULIETTADON PEDRO E INES DE CASTRO
    Don Pedro, primogenito del re del Portogallo Don Alfonso IV,
    aveva poco più di vent’anni quando, per volere del padre, sposò l’insignificante
    Costanza di Castiglia. In quell’occasione conobbe Ines de Castro, una dama di
    compagnia della sposa, e fu amore a prima vista. Iniziò una relazione che,
    invece di essere tenuta nascosta agli occhi della moglie e della corte, veniva
    quasi ostentata. Tutto questo non fece altro che irritare il padre e i suoi
    consiglieri, soprattutto per lo scandalo che avevano sollevato. L’ira del
    padre, però, aspetto ben quindici anni prima di abbattersi sulla coppia, quando
    ormai Pedro e Ines avevano messo al mondo tre figli. Approfittando della
    lontananza del figlio, il re in persona si presentò alla villa di Ines e la
    uccise davanti ai piccoli. Don Pedro non tardò a venire a conoscenza della
    triste notizia, e reagì come una furia. Sollevò una rivolta popolare in quello
    che era un regno in pace. Il Portogallo, in breve tempo, fu sull’orlo di una
    terribile crisi, finchè la madre, la regina Beatrice, non riuscì a calmarlo.
    La tregua durò fino alla morte di Alfonso IV, quando don Pedro divenne sovrano
    assoluto del Portogallo. Il primo atto fu quello di imprigionare e uccidere con
    tremende torture i principali responsabili del complotto contro Ines. Placata la
    sete di vendetta, procedette all’incoronazione. In un tragico atto di follia
    fece disseppellire Ines, e la volle accanto a sé come la nuova regina del
    Portogallo, adagiandole sul teschio la corona che non aveva potuto portare in
    vita.

  67. Blimunda gennaio 12, 2007 a 12:42 am #

    Per i curiosi, questa è la spiegazione di uno dei miei “proverbi” preferiti in portoghese – “agora é tarde, Inês é morta”, che avevo detto al gori ma lui non aveva capito il senso…

  68. acidshampoo gennaio 12, 2007 a 3:26 am #

    Blimunda, mentre parli della morte di gente inutile come Ines De Castro, proprio oggi nel mondo civile è morta una grande attrice col nome simile: Yvonne De Carlo. Volto di tanti b-movie, ma io me la ricordo nel ruolo della moglie di Frankenstein nel telefilm The Munsters, che guardavo sempre alle elementari. Non parlo di quell’orribile remake a colori, ma dell’originale anni ’60/’70, che poi era la serie a cui si ispirò La Famiglia Addams.

  69. acidshampoo gennaio 12, 2007 a 6:39 pm #

    Mato, in attesa che Oleandro ti risponda, ti straconsiglio di leggerti e conservare l’ultimo numero di Dampyr, dal titolo Via Del Sortilegio, che è tutto ambientato nella tua amata Parigi, resa in maniera fantastica. Ti dico, se fosse stato stampato su grande formato e carta patinata sarebbe già un classico. E’ bellissimo, con una Parigi notturna immersiva e misteriosa. Mentre lo leggevo me lo sono detto: “Mato la amerà!”. I disegni, tra l’altro, sono opera di quel Dio sulla terra che è Majo. Io ti consiglio veramente di investirci i 2,50 Euro che costa.

  70. Daiana gennaio 12, 2007 a 9:54 pm #

    Finalmente ce l’ho fatta a leggere questo post… visti i precedenti gli volevo dedicare attenzione a questa lettura. L’aretino così stretto mi richiede concentrazione ma ne vale la pena. bravo anche nello sdilungamento franci. M’hai fatto venire in mente che Abatantuono la moglie Nunzia la chiamava con il diminuitivo  “SchBarbara” perchè fa meno meridionale.

  71. acidshampoo gennaio 12, 2007 a 10:17 pm #

    Aspetta Daiana, ho trovato una bella sbobinatura del Diego che fu che contiene suddetto verso, ma di che film si parla? A me pareva d’averla sentita nel secondo Eccezzziunale Veramente, ma mi sa che mi sbaglio.——————Una votta, motte votte tempo fa, ia le serate le passava diversamente, cioè, io avevo un gruppo d’amici… amici? bevve assetat di sangue,ndavamo in gir di nott, fiavavam un sacco di ficc uman, sgummamento, scurband, vjulenzama di quest ve pallerò in un attro disco.anche pecchè, oggi como oggi, ie stò a casa, io ho preso moglie, come motti di voi saprannho avuto bambini babb, di una bellezza frenetica diciam stupend, giuliemma e, essendo un papàmudenn mi piace avere un certo diagolo con questi bambini mi piace diagolare e non solo con loroanche, anzi, soprattutt, con mia moglie, mia mogl si chiama Nunzia, io ci dico Babbara pacche fà più fino pacchè Nunzia è un noma meridionalee non la caccav nessuno, io andava in un ambiente, dicev, ciao sò DDiego, quest è Nunzia, dicev ciù cazz a nu sta schifezza di terroncella,ciò detto, assum pseudonomo di Babbara, solo che il fisich è di Nunzia, uno pure che non l’hai vis l’hai mai vista, ci dice, come si chiama quest,Nunzia, neanche nunziett o inz, no, Nunzia, se nascev due metri più in bass si chiamava Abdulo, vaa capì il cuncetto fisich della donna comunque è una donna d’una bellezza veramènthe motto sqisito, diciamo urientaleggiante islam, ma neanche islamico…e .. mongolo, come, cioè, con gli occhi motto smandurlati, sai quello smaddurlametto motto intnso, belli, tesi, rustici, in mezz agl occhi i nas, moronn, ma no que nasini d’oggi,a punta, secchi, proprio defilat, un signor nas sa que nas proprio important , quand pass per strad la gente si gira, cazz che naso, no pe me, ma pe Nunzia prop Nunzia no u.. umm ….. u… no un quàpa no un un.. u… uuu.. un… un squaqquaraqqqua un sguard diciam con no un manganell, motto mollo diciam ma motto mott mollo com un batacchio moll che fa spenzulament davant proprio, lungh che arriv all’ombellico, motto mollo, mol sott l nas la bocca, la bocca di Nunzia i denth de Nunzia setto o tto, ma no monotoni, dal bej al ner’opaco tutti, tulalitamenth no masurdinatel alurtinatel gettat n bocca un pò di uopaca diciam casual, una bocca casual, tipo uand mi gett addosso pffa i slinguamenth mètt un bell cappuccio di lana sulla punta della lingu e quest va dentr como fà una gita cospugna stadellin di grott, gir, vede, stallatiti, stallagmita laghett… maronnnn……

  72. frank gennaio 13, 2007 a 11:37 am #

    Blimunda, bella la storia che hai segnalato… io mi sono fissata sulla
    parola “insignificante” (riferito a Costanza), che messa in un
    ipotetico libro di storia, serio e impersonale, mi fa troppo ridere…
    Come dire “era così insignificante che passò alla storia come tale”… Non so, ecco, mi fa ridere.
    Mi serve un altro caffè, non mi sento niente lucida.

  73. Oleandro gennaio 13, 2007 a 12:19 pm #

    c’ho una domanda.. ma le parole di questo racconto esistono tutte o sono pure state inventate a seconda del suono e del piacere di pronunciarle?..
    X Mato                                                                                                Scusa il ritardo nella risposta. Sono tutte parole usate/sentite nella zona. Strano ma vero..
    X Acid                                                                                               Mandami in mail il numero di cell della Frank perchè ho il cellulare scarico e il caricabatterie rotto e anche 38/39 di febbre ormai da 2-3 giorni. Danonciarfare nell’andare in qua e illa mezzo bagianotto così.

  74. acidshampoo gennaio 13, 2007 a 4:25 pm #

    Oleandro, mail spedita.Armettiti che poi si kebabba a tutto spiano dal prossimo finesettimana.Comunque secondo me sono stati i troppi kebab ad avetti amalato. De quella salsina verde io non me fido, non a caso non la piglio mai.

  75. Blimunda gennaio 13, 2007 a 4:26 pm #

    bella la storia che hai segnalatoSi si, infatti, mi piace moltissimo… questa va raccontata molte volte, ma la più bella è di Luis de Camões, che ha scritto “Os Lusíadas”, che lui pretendeva fossi l’Iliada o l’Eneida portoghesa. Non è così conosciuta, ma male non è.Lì si dice anche (secondo mia sorella, professora di literatura) che i suditi dovevano baciare la mano della regina Ines de Castro… Ecati!

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