La bella lavanderina

22 Dic

La bella lavanderina
che lava i fazzoletti
per i poveretti
della città!
Fai un salto.
Fanne un altro.
Fai una giravolta.
Falla un’altra volta.
Guarda in su.
Guarda in giù.
Dai un bacio a chi vuoi tu.

Questa filastrocca racconta la storia di una donna d’acciaio, che consumò ai suoi tempi una sanguinosa vendetta. Questa donna è passata alla storia con il soprannome de “La lavanderina”.
Costretta dalle difficili situazioni economiche della propria famiglia ad un lavoro manuale e ripetitivo, lo aveva accettato con umiltà, cercando di farlo il meglio possibile. Lavava i fazzoletti degli aretini degli inizi dell’800, al fiume Castro, ma non già i fazzoletti dei nobili e della grossa borghesia, fazzoletti sporchi di babà al rum, di cioccolata, o al massimo fazzoletti di poeti malati di tisi, presentanti macchioline di sangue. Era costretta a lavare i fazzoletti dei poveretti, sporche pezzuole comprate alla Upim piene di moccio verde solidificato fino a sembrare calcare, a sembrare una formazione minerale nata spontaneamente; di tracce di gnocchi vomitati, di sperma, a volte di paurose strisciate di merda. I fazzoletti venivano raccolti dai frati dell’ordine dei Setteponti con un baroccino e portati a lei, che abitava in Via Fiorentina in uno scantinato. Lei lì lavava, e a fine settimana ripassava il frate che prendeva i fazzoletti e li restituiva ai poveri, ripagando La lavanderina con del pane e pochi soldi. Lei era comunque contenta del suo lavoro, che le permetteva di vivere dignitosamente, o quasi.
Ma si sa che anche i frati possono covare impulsi lussuriosi, ed in particolare i giovani fatti affratare per forza, come Riccardo De Deis, secondogenito di una delle famiglie più in vista dell’aristocrazia aretina. Esso, dentro il capo da poco tonsuto, si vedeva arditi film autoprodotti sulla lavanderina, ogniqualvolta la vedeva china a lavare, la schiena che si alzava e si abbassava ritmicamente, i lunghi capelli neri scompigliati.
Finché un giorno il fellone, con l’aiuto di due frati conniventi, le usò violenza. La lavanderina cadde in uno stato confusionale, che la portò a girovagare per Arezzo tutta una notte, con gli abiti stracciati. All’alba, tra i clienti del Bar Gambrinus che la videro passare per la strada c’era anche Attori Enzo, commerciante con il Giappone, che aveva fatto serata alla Barriera Di Zucchero, un locale dei tempi.  L’Attori vedendola in quelle condizioni le promise di aiutarla: nei mesi seguenti le forgiò una splendida katana, e le insegnò a usarla.
Quando il frate tornò a portarle i fazzoletti, trovò La lavanderina ancora china a lavare. Era certo di procurarsi anche quel giorno piacere tramite violenza, prima di andarsi a mangiare una schiacciata con la mortadella da Montione. Anche stavolta erano presenti i due suoi fratelli di vita dissipata: Ettore Savoia e Virgilio Settebellezze.  Senza dirle una parola, con un sorrisetto beffardo sulle labbra si preparava a balzarle addosso e a svestirla, quando dall’acqua improvvisamente La lavanderina estrasse la spada che vi aveva nascosto, con un salto impressionante. Messasi in posizione d’attacco, con un altro salto fu addosso al Settebellezze, tagliandolo in due. Gli schizzi di sangue macchiarono il carico dei fazzoletti come un bancomat le banconote scassinate. Con una giravolta La lavanderina tagliò Savoia all’altezza dell’addome, sbudellandolo, e con un’altra giravolta in senso contrario lo finì, staccandogli di netto il torso dal bacino. Con occhi pieni d’odio guardò in su e in giù lungo la riva del fiume, per vedere dove fosse scappato Riccardo. Era nascosto dietro il baroccino, addossato ai fazzoletti sporchi; negandogli una morte da uomo, La lavanderina lo raggiunse e lo baciò. Il frate proprio non se l’aspettava, e si chiese se La lavanderina fosse impazzita. Ma ben presto sentì arrivare la morte, sotto forma di paralisi respiratoria: la ragazza baciandolo aveva schiacciato con la lingua un meccanismo che si era fatta innestare in un dente e che spruzzava curaro, anche questo regalatole dall’Attori. Il frate protrasse la sua agonia per un’oretta, mentre lei lo osservava fredda. Nessuno sa dove sia scappata,e  quale sia il seguito della sua storia.
La serie di movimenti della lavanderina divenne un esercizio formale, che viene insegnato dalla metà dell’800 nelle scuole di katana di tutto il mondo; e ancora oggi tra le filastrocche cantate dai bambini di tutto il mondo spicca la sanguinosa storia della Lavanderina.

Francesco Rivolta

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35 Risposte to “La bella lavanderina”

  1. Bracco dicembre 22, 2006 a 3:03 pm #

    Eeeehehhhhhhh! Che bellinaaaa!!!!!!!!!!

  2. Oleandro dicembre 22, 2006 a 6:59 pm #

    Interessante lo slabbramento della tiritera. Forse ci dovevi pigiare meno. Fra poco è Natale.. Bravo Rivolta!

  3. GB dicembre 22, 2006 a 7:05 pm #

    Ebbravo prof. Rivolta! Finalmente uno spaccato VERO della vita aretina del diciannovesimo secolo. Perchè se lo scrivi te, io son sicuro che i personaggi sono realmente esistiti, e già mi par che mi rimulini nella mente la memoria d’un De Deis, di un Settebellezze, e di un certo Enzo Attori, che chiamavano Enzino.

  4. oblio dicembre 22, 2006 a 10:27 pm #

    decisamente geniale….

  5. ILLESTI dicembre 22, 2006 a 10:38 pm #

    La bella lavanderinache lava i fazzolettiper i poverettidella città!La frase nasconde ovviamente un piccolo particolare, e cioè che i fazzoletti da lavare non appartenevano ai poveretti: la donnina se li procurava in vario modo, dall’andare a rubarli ai cittini, al recuperarli nei bigonci (antenati del cassonetto) del suddecio (immondizia).Alcune fonti storiche rivelano che dei cittini venivano trovati sanguinanti agli angoli delle strade, senza il fazzoletto per asciugarsi; venivano di conseguenza picchiati per aver perso la piccola pezza.Altre citano continue lamentele di bigonci rovesciati e suddecio sparso, da parte del personale dell’A.I.S.A., allora denominata “Ariveno I Spazzini, Aprodete”.

  6. ilmarinaio dicembre 22, 2006 a 11:33 pm #

    grazie citti..La frase nasconde ovviamente un piccolo particolare, e cioè che i
    fazzoletti da lavare non appartenevano ai poveretti: la donnina se li
    procurava in vario modo, dall’andare a rubarli ai cittini, al
    recuperarli nei bigonci (antenati del cassonetto) del suddecio
    (immondizia).
    potrebbe essere, Illesti.  la storia si può interpretare in tante
    maniere.. poteva essere anche un lavanderina ossessiva-compulsiva, che
    rubava i fazzoletti di mano alla gente, per portarli alla fonte e
    lavarli:  giorni di fila lo stesso fazzoletto, finché non si
    sbrindella.  penuria di fazzoletti nella città ottocentesca. 
    la gente comincia a soffiarsi il naso nelle maniche delle
    giacche;  poi, quando sono piene, nelle maniche delle giacche
    degli altri.  poi nelle tende, nei lenzuoli.  diffusione di
    epidemie, peste, colera, tbc, e intanto lei che continua a lavare e
    lavare.  chi la fermerà?

  7. DEATH 13 dicembre 23, 2006 a 12:18 am #

    MITICO MITICO MITICO MARINAIO….
    MI STRANISCI….(OOOOOPS)
    MARRA ^^
    PS-SEMPRE MEJO…

  8. Blimunda dicembre 23, 2006 a 3:05 am #

    Bello bello Marinaio!Io come non conosco la filastrocca l’ho imaginata con una coreografia tipo quelle delle lute di “O tigre e o dragão” (o Crouching tiger, hidden dragon). Ah, ma no, quello era in Cina… beh.. Cina, Giappone, tutto lo stesso, hai provato tu con le poesie 🙂

  9. frank dicembre 23, 2006 a 9:05 am #

    Grandissimo marinaio! Ilarità e giubilo! Mi piace tantissimo anche questa rivoltata… Dal commento evinco che anche ILLESTI potrebbe avere risorse in tal senso, dovreste valutare un estemporaneo a 4 mani.
    E, sarà banale, ma su “barriera di zucchero” mi sono rivoltata io di risate…

  10. frank dicembre 23, 2006 a 9:06 am #

    >Ah, Frank la tombola la porti te?Sì certo.Sarebbe un ottimo regalo di Natale
    comunitario da parte di tutti i convitati, no? O vuoi aspettare il
    compleanno? Comunque, sarà una sorpresa. Chi si attiva per comprarne
    una bellina?

  11. Rouge dicembre 23, 2006 a 2:23 pm #

    Gorino, puo’ darsi che a una certa ora capiti pure io… comunque sia se vengo te faccio uno squillo

  12. maryann dicembre 23, 2006 a 3:12 pm #

    Bel post, Francis Rivolta, come sempre. Ma hai mancato di occuparti del dopo. Cioè, non è che la lavanderina visse felice e contenta. A me risulta che vennero le lavatrici e lei si trovò disoccupata, senza neanche uno straccio di Cisl, Uil, Cgil ad alzar la voce in sua difesa. Si dovette pertanto dedicare alla prostituzione e fu allora che l’esperienza col frate gli tornò utile. Io so questa versione, credo sia apocrifa, però.  

  13. maryann dicembre 23, 2006 a 3:14 pm #

    ps voi vi ritrovate a stombolare, io, invece, che sarò impegnata con l’Angelus, gli auguri ve li faccio qui, al titolare, alla Frank, al Marra, al Marinaio e a Caramelleamare. Buon Natale!

  14. acidshampoo dicembre 23, 2006 a 3:34 pm #

    > Sì certo.Sarebbe un ottimo regalo di Natale comunitario da parte di tutti i convitati, no? O vuoi aspettare il compleanno? Comunque, sarà una sorpresa. Chi si attiva per comprarne una bellina?Ma stai scherzando? Mi importa una sega della tombola (sempre odiata). Se c’hai quella che portasti l’anno scorso bene, se no chiedo a qualcun’altro o alla mi zia.

  15. Makegatsu Robot dicembre 23, 2006 a 8:25 pm #

    >Ah, ma no, quello era in Cina… beh.. Cina, Giappone, tutto lo stesso<
    Mavacagare Blimunda! E’ come se io te dessi della messicana… o a me dessero del fiorentino. Come le odio ste generalizzazioni! Qui drento poi sarete tutti colti e bei letterari, ma a geografia e storia fate cagare eh! Nn ve auguro la domanda finale de Trivial Pursuit! Gnurants!
    A proposito preferisco Trivial, Risiko o l’allegro kirurgo alla tombola… Cmq io Gori nn so dove cercare gli spiccioli… indicami qualke tabakkino da svaligiare o dammi altre idee.
    Anke el marinaro me confonde sempre Cina e Giappone, ma stavolta è stato bravo via. Ah marinà, proprio stamani se semo visti e s’è parlato de katana ma me lo potevi dire ke avevi scritto sta cosa e ke proprio ad Arezzo c’era stato il grande maestro Enzo-Tu dici arigatoni come noi diciamo cannelloni.

  16. acidshampoo dicembre 23, 2006 a 9:46 pm #

    > A proposito preferisco Trivial, Risiko o l’allegro kirurgo alla tombola… Cmq io Gori nn so dove cercare gli spiccioli… indicami qualke tabakkino da svaligiare o dammi altre idee.Io farei un giro delle chiese o una scappata al Calcit o qualche bar che raccoglie spiccioli pro-bono.

  17. DEATH 13 dicembre 24, 2006 a 2:30 am #

    @ MARYANN
    “ps voi vi ritrovate a stombolare, io, invece, che sarò impegnata con l’Angelus, gli auguri ve li faccio qui, al titolare, alla Frank, al Marra, al Marinaio e a Caramelleamare. Buon Natale!”
    NONOSTANTE NON SONO CREDENTE E HO SMESSO DA TEMPO LEGGENDARIO DI ESSERE PRATICANTE….IL PENSIERO CHE HAI AVUTO M è MOLTO GARBATO…APPREZZO,PRENDO E RILANCIO….GRAZIE CARA….BUONE FESTE…
    MARRA ^^

  18. ilmarinaio dicembre 24, 2006 a 2:48 am #

    Anke el marinaro me confonde sempre Cina e Giappone, ma stavolta è
    stato bravo via.  Ah marinà, proprio stamani se semo visti e s’è parlato
    de katana ma me lo potevi dire ke avevi scritto sta cosa e ke proprio
    ad Arezzo c’era stato il grande maestro Enzo-Tu dici arigatoni come noi diciamo cannelloni.ma come?  io che confondo Cina e Giappone?  io il giapponese lo mastico altro che!
    arigatoni, arigatoni, Makegatsu-san.  ricordati sempre questa
    massima:  “Jinsei nana korobi, ya oki”:  col ginseng la nana
    corrompe gli oci.

  19. acidshampoo dicembre 24, 2006 a 5:46 am #

    Maryann, sinceri auguri di buone feste anche per te. Se non vieni stasera, sappi che il prossimo ti pretendo a casa mia a giocare a Mercante In Fiera. Sento la carta della castellana ti frutterà la bellezza di cinque euro, un pettine, un numero di Alan Ford e sei fegatelli.

  20. acidshampoo dicembre 24, 2006 a 5:55 am #

    Guardate QUA. Un’illusione ottica a dir poco inquietante.Qualche esperto di ingegneria, archittettura, origami e draghi me la spiegasse.

  21. frank dicembre 24, 2006 a 10:57 am #

    Maryann, grazie degli auguri. Intanto buon Natale anche a te. Spero che
    l’Angelus non ti distragga dal vero spirito del Natale, in cui ti
    auguro di immergerti con tutti i piedi: quello del panforte e del
    pacchetto regalo originale ma azzeccato. Quello dei tortellini e dei
    convenevoli parentali. Quello delle lucine intermittenti.
    Per gli [ancor più sentiti] auguri di buon 2007 ci risentiamo fra qualche giorno.
    Finto cinismo a parte, un decente Natale a tutti i presenti…

  22. frank dicembre 24, 2006 a 11:02 am #

    >”Jinsei nana korobi, ya oki”:  col ginseng la nana
    corrompe gli oci
    E va beh. Marinaio, se devi continuamente umiliarci con queste uscite esilaranti, apriti un blog tutto tuo e STACCI.

  23. frank dicembre 24, 2006 a 11:05 am #

    Acid, ho guardato l’illusione ottica da te linkata. Diosantissimo! Ma
    come funziona?? E’ già tanto che ho metabolizzato i quadri frattali in
    3d… mi poni un nuovo quesito da pelare… Ora mi ci intestardisco,
    finché non ho capito la tecnica non ci dormo.

  24. ilmarinaio dicembre 24, 2006 a 12:35 pm #

    ok, Frank, ma te almeno non le ripetere, non le ripetere.. oddio, non me la fare più sentire, parliamo d’altro

  25. Pinxor dicembre 24, 2006 a 2:23 pm #

    >Un’illusione ottica a dir poco inquietante.Simpatico il dragoncello. Credo che l’illusione ottica sia dovuta al fatto che la superficie del drago, dove presenta delle convessità, viene disegnata sopra una superficie che è invece specularmente concava (si è capito qualcosa?).Mia zia aveva una inquietantissima madonnina in coccio con un effetto simile e funzionava così. Le orbite degli occhi (che dovrebbero essere sporgenti) erano disegnate su una superficie che era invece concava, specularmente alla misura di quanto sarebbe dovuta essere convessa. Stessa cosa col naso e qualsiasi minima protrusione. Questo creava l’effetto, empiricamente. Il perchè lo ignoro.

  26. M.Sturbation dicembre 24, 2006 a 2:45 pm #

    Acid!un salto da te stasera ce lo farei volentieri.(Non so se ci saranno anche il Caste e il Massi e se mi ci vengono).Nel caso al mercante non so giuo(aeiu)care,ma se vuoi,per farti un favore, metto la tuta che puzza di sugo d’ocio.

  27. Bracco dicembre 24, 2006 a 2:54 pm #

    Io Acid vengo e ho intenzione di suonare il campanaccio. Non il campanello, mi porto il campanaccio che uso per chiamare il mi’ babbo a cena..Sentissi come s’incazza quando lo suono..

  28. GB dicembre 24, 2006 a 3:01 pm #

    Credo dipenda dal fatto che otticamente, secondo la teoria ermetica degli opposti per la quale ciò che sta in alto sta in basso e viceversa, tutti i punti della superficie concava convergono in uno solo, al centro, che gli scienziati moderni han chiamato X, destinato a perseguitare le anime impressionabili e superstiziose.Mi vedo costretto dallo spitito di Queste Feste, che mi alita sul collo il suo fiato d’incenso e cannella, e che mi fissa insistentemente con quei suoi occhi di lucine intermittenti, a far gli auguri a tutti quanti Voialtri. In particolare a coloro che amo di più, i cui nomi mi fa tacere lo spirito di Sacro Pudore, che anch’egli mi sta fissando con sguardo bieco e ammonitore. Sono in effetti assediato dagli spiriti, e vedo già farmisi incontro il tremendo Trippa Piena, vero re dell’universo di Qualunque Festa.

  29. Blimunda dicembre 24, 2006 a 3:06 pm #

    Tanti auguri e HO-HO-HO’s brasiliani a tutta la sgargapeople.

  30. acidshampoo dicembre 24, 2006 a 9:01 pm #

    Pessima notizia. E’ mancato oggi uno dei più grandi e amati sceneggiatori di fumetti (ma anche ottimo disegnatore), Gino D’Antonio. Autore di Storia Del West e Bella & Bronco, ma che ha detto la sua anche su Mister No e Nick Raider. So che stava lavorando ad una graphic novel con Renzo Calegari, che spero a questo punto di poter leggere.In edicola c’è il primo volume (di 4 totali) della saga di Bella & Bronco, edito dalla IF. E’ il primo, anche se sulla costola c’è scritto 39 perchè veniva dopo i 38 volumi dedicati a Storia Del West. Ve lo consiglio a dir poco caldamente. L’occasione per leggersi una gran bella miniserie.Quest’uomo ci mancherà.

  31. acidshampoo dicembre 24, 2006 a 9:02 pm #

    > Tanti auguri e HO-HO-HO’s brasiliani a tutta la sgargapeople.Auguri sinceri Blimunda. Sarebbe stato troppo bello averti qui con noi, stasera.

  32. Puzza87 dicembre 25, 2006 a 2:06 am #

    Buon Natale a tutti i Bonzi dello Sgarga!

  33. DEATH 13 dicembre 25, 2006 a 3:10 am #

    PUZZA 6 PROPRIO PESSIMO…
    PRIMA DICI CHE NON DOBBIAMO ESPORTARE LO STILE E L AGGRSSIVITà E LE POLEMIKE DI QUI…
    POI FAI GLI AUGURI DI NATALE….
    SEI PROPRIO UNA MERDA ORRIBILE….
    NON SO SE PARLO ANKE A NOME DI CARAMELLE (MI PIACEREBBE DI SI) MA TI DICO CHE QUESTE COSE SONO IL GENERE DI COSE CHE FANNO DI TE,FATUSKIFO E LA GENTE COME VOI,UN MOTIVO DI VITA PER ESITNGUERE IN UN BAGNO DI SANGUE LE VOSTRE SOPRAVVIVENZE KE AVETE IL CORAGGIO DI DEFINIRE “VITE”…..
    ODDIO KE FASTIDIO GIGANTESCO…
    GLI AUGURI FA…GLI AUGURI….
    MARRA

  34. Puzza87 dicembre 26, 2006 a 2:21 am #

    Bel pezzo! qualcosa mi dice che l’amico Quentin ti ha dato una mano a scriverlo…

  35. acidshampoo dicembre 28, 2006 a 4:36 am #

    Bravo Marinaio, come sempre una gran bella dietrologia del nostro Rivolta, che ormai è una garanzia di qualità. Che poi è come una collezione delle tue figurine preferite, ognuna è un piccolo capolavoro, raccolto, confortevole, curatissimo. Qualcosa a metà fra Jacovitti e Marco Verni, ma con una dignità tutta propria.

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