La battaglia era imminente

23 Ago

La battaglia era imminente. Tutti fremevano.
Schierati fremevano nell’attesa i generali, i comandanti, i colonnelli, capitani, feldmarescialli, marescialli, marescialli maggiori, maggiori, sergenti maggiori, sergenti, caporali, soldati semplici, granatieri, ussari, dragoni, fanti, genieri, opliti, bersaglieri e cavalieri.
Tutti in fermento, terminavano i preparativi per l’imminente ultima battaglia. Si dipartivano ordini e dispacci, si gridava e si obbediva, si preparavano le armi, si inastavan baionette, si affilavano spade e coltellacci, si oliavano meccanismi, mortai cannoncini e mitragliette, gli scudi rilucevano rossi al sole serotino attendendo incerti l’alba di morte.
La battaglia era imminente.
Si schieravano i mezzi in ordine composto, le manovre disordinate per la fretta e l’urgenza, panzer, bolidi di metallo, camion, fuoristrada, carri, motociclette, blindati, cingolati, un alpino caricava il mulo, aviogetti guardiani dei cieli, torri su ruote, torri su zampe, un elefante barrì, sommergibili, un gianniziere nervoso sbucciò una mela e se la mangiò, lento. Un incrociatore incrociava al largo su un oceano bello e blu.
Tutti fremevano.
Stallieri lustravano le chiome di splendidi arabi e sardi, i fanti affilavano le baionette e le inastavano, caricavan di piombi le trombe degli sputafuoco, smontavano e rimontavano pistole e fucili, mitra e cannoncini, un elefante barrì, attenti le granate sono in quella cassa laggiù, gira quello sterzo, zurük zurük zurük! Avanti piano! Basta, ci sei! Un gianniziere nervoso affettò del pane e del salame e se lì mangiò, lento. Gli scudi rilucevano rossi al sole serotino attendendo incerti bolidi di metallo.
<!–
D([“mb”,”<br>La battaglia era imminente.<br>Ma che stanno aspettando? I cavalli \nfremevano, i sergenti gridavano rossi in viso come sole serotino, si inastavano \nbaionette e si smontavano armi oliando meccanismi, dove sono le granate? \nCingolati mordevano la terra, un gianniziere nervoso morse del cacio e si versò \nil vino, lento. Si equipaggiavano gli incursori, gli ufficiali ascoltavano i \npiani spiegati dal colonnello, si rimontavano armi, si aggiustavano gli \nschinieri, i palafrenieri palafrenavano, uno splendido sardo, nero di chioma \nguidava i muli in salita. L’arabo fumava nervoso, lento.<br>Tutti \nfremevano.<br>In riga a controllare le divise, tutti. Lustra gli stivali, \naggiusta la mostrina, stringi la cinghia, dov’è la fibbia? Pettina i capelli, \nsei tutto sporco qui, fatti la barba, hai il rossetto sbavato, troppo \ntrasparente, troppo retrò, non si intona, e la mimetica? Che ci fai ancora in \nquesto stato? Chi ti ha insegnato a sfilare? Andava di moda l’anno scorso, colpi \ndi gomito, risatine, guarda quella lì, hai visto che culo che ha messo su il \nsergente? Zitte, basta, siete tutte delle stupide troiette! Signorsì! Rompete le \nrighe, il trombettista suonava l’inno, su la bandiera, mano sul cuore, un \ngiannizziere nervoso ma lento, un elefante barrì, caricate le granate sul carro, \nsono in quella cassa laggiù, la vedetta vegliava e guardava attendendo l’alba di \nmorte, un sardo mangiava una mela, lento, litigò con il cuoco, il cappellano \npregava. Un incrociatore incrociava al largo su un oceano bello e rosso come \nl’alba di morte, serotino.<br>La battaglia era imminente. Tutti \nfremevano.<br>Via i civili, passate le consegne, consegnate i disertori, \nfucilazione, c’erano un gianniziere, un sardo ed un arabo che affilavano \ncoltellacci e litigarono con il cuoco, un bolide d’acciaio, sommergibili, un \nelefante barrì, serotino. Avanti piano! Il generale mangiava una mela, nervoso, \nil caporale sbucciava una mela, lento, un gianniziere disertò nervoso, lento. Un \nincrociatore calmo e placido al passaggio di un autoarticolato, un colonnello e \nun palafreniere. Il sole rosso come un gianniziere sardo all’alba di morte blu. \nFifa blu. Nervoso. Lento. C’era anche un cammelliere con la scimitarra. \nAffilavano le spade. Inastavano baionette. Bersagliere. Bolide d’acciaio. \nCavallo. Cavallo. Giù la bandiera. Su la bandiera. Inno. Mela. Cuoco. Sardo. \nMostrina d’acciaio. Raditi la barba. Tutti fremevano. La battaglia era \nimminente. Scudi e opliti. Colpi di Gomito. Un gianniziere. Avanti piano! \nIncrociatore. Dispacci. Oliavano. Rompete le righe. Tutti fremevano. Sole rosso \nserotino. Alba. Caporale. Un elefante barrì. Un elefante barrì. Un elefante \nbarrì. Un elefante barrì…”,1]
);

//–>
La battaglia era imminente.
Ma che stanno aspettando? I cavalli fremevano, i sergenti gridavano rossi in viso come sole serotino, si inastavano baionette e si smontavano armi oliando meccanismi, dove sono le granate? Cingolati mordevano la terra, un gianniziere nervoso morse del cacio e si versò il vino, lento. Si equipaggiavano gli incursori, gli ufficiali ascoltavano i piani spiegati dal colonnello, si rimontavano armi, si aggiustavano gli schinieri, i palafrenieri palafrenavano, uno splendido sardo, nero di chioma guidava i muli in salita. L’arabo fumava nervoso, lento.
Tutti fremevano.
In riga a controllare le divise, tutti. Lustra gli stivali, aggiusta la mostrina, stringi la cinghia, dov’è la fibbia? Pettina i capelli, sei tutto sporco qui, fatti la barba, hai il rossetto sbavato, troppo trasparente, troppo retrò, non si intona, e la mimetica? Che ci fai ancora in questo stato? Chi ti ha insegnato a sfilare? Andava di moda l’anno scorso, colpi di gomito, risatine, guarda quella lì, hai visto che culo che ha messo su il sergente? Zitte, basta, siete tutte delle stupide troiette! Signorsì! Rompete le righe, il trombettista suonava l’inno, su la bandiera, mano sul cuore, un giannizziere nervoso ma lento, un elefante barrì, caricate le granate sul carro, sono in quella cassa laggiù, la vedetta vegliava e guardava attendendo l’alba di morte, un sardo mangiava una mela, lento, litigò con il cuoco, il cappellano pregava. Un incrociatore incrociava al largo su un oceano bello e rosso come l’alba di morte, serotino.
La battaglia era imminente. Tutti fremevano.
Via i civili, passate le consegne, consegnate i disertori, fucilazione, c’erano un gianniziere, un sardo ed un arabo che affilavano coltellacci e litigarono con il cuoco, un bolide d’acciaio, sommergibili, un elefante barrì, serotino. Avanti piano! Il generale mangiava una mela, nervoso, il caporale sbucciava una mela, lento, un gianniziere disertò nervoso, lento. Un incrociatore calmo e placido al passaggio di un autoarticolato, un colonnello e un palafreniere. Il sole rosso come un gianniziere sardo allalba di morte blu. Fifa blu. Nervoso. Lento. C’era anche un cammelliere con la scimitarra. Affilavano le spade. Inastavano baionette. Bersagliere. Bolide d’acciaio. Cavallo. Cavallo. Giù la bandiera. Su la bandiera. Inno. Mela. Cuoco. Sardo. Mostrina d’acciaio. Raditi la barba. Tutti fremevano. La battaglia era imminente. Scudi e opliti. Colpi di Gomito. Un gianniziere. Avanti piano! Incrociatore. Dispacci. Oliavano. Rompete le righe. Tutti fremevano. Sole rosso serotino. Alba. Caporale. Un elefante barrì. Un elefante barrì. Un elefante barrì. Un elefante barrì…
<!–
D([“mb”,”<br><br>

\n

—————————————–

\n

Stavo seguendo distrattamente la finale dei \nmondiali di calcio fra Italia e Francia. Sul finale, la mia attenzione viene \ncatturata da un episodio che dire antisportivo è poco. Incredulo aspetto il \nreplay che mi mostra il fattaccio. Zidane, in preda a un attimo di follia, \ncon una testata tanto violenta quanto gratuita colpisce al petto il nostro \ndifensare Materazzi, che col viso deformato dal dolore crolla al \nsuolo. Osservo il francese che, consapevole della gravità del gesto, \nnon protesta nemmeno per l\’espulsione. Quindi a capo chino esce da campo \ne, lasciandosi alle spalle l\’ambito \ntrofeo, scende mestamente verso gli spogliatoi.
“Che spettacolo!”, \npenso. Ho seguito cinque minuti di tutto il mondiale e ho beccato il \nmomento più bello. Probabilmente l\’unico gesto bianco di tutta la \ncompetizione. Più guardo quella testata e più viene fuori lo spessore \numano di Zidane. E già mi immagino orde di tifosi e trasmissioni sportive che \nelogiano l\’uscita di scena dal mondo del calcio di questo campione assoluto \ndi infinita classe. Articoli di giornale in cui si sprecano elogi per il \ncoraggio di uscire da uomo e di dare a Materazzi quello che si \nmeritava. Invece mi sorprendo nel rilevare che i \ntelecronisti fin da subito danno contro al povero Zidane. Me ingenuo! Non \npotevo aspettarmi niente di diverso da un mondo in cui nessuno s\’azzarda a \nsputtanare e ridicolizzare chi offre un patetico spettacolino come quello \ndi Materazzi. Lui che inizialmente \ncerca di coprirsi il volto per simulare una \ntranvata nel muso, salvo poi ripensarci dato che con la moviola \nsi rischia una figuraccia. Che tortura avere la certezza che in tutta Italia \nnessuno elogerà Zidane per quello che ha fatto, comprendendone il valore \nemotivo. Certo, Materazzi è il loro eroe, \nquindi poco conta se come tutti i calciatori è un povero mentecatto e \nuna riconosciuta testa di cazzo. Lui gioca nelle nostra Italia bella, \nquindi ha sempre ragione. Al contrario, i francesi di \nmerda devono morire tutti indistintamente. “,1]
);

//–>

GB

 01:56

Interferenze(82)
Permalink

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: