Amore amaro

1 Giu




Mi è presa una passione per l’amaro.
Premetto che non sono mai stato un bevitore. Giusto un frizzantino Zonin a tavola, che fa tanto spuma in vetro, oppure un Aperol quando capita, rigorosamente liscio. Insomma roba da oratorio.
Il fatto è che l’amaro di Rocco (il Rocco della spaghetteria in S. Agostino) è una perniciosa malìa. Non troppo alcolico, non caramellato e nemmanco secco, ma molto aromatico. E’ l’Amaro D’Erbe Del Fattore, 700 cl in bottiglia verde. E da le pannocchie a tutti, dal Ramazzotti all’Averna a quell’orrore del Jegermeister
Ogni volta che vado a mangiare da Rocco cerco di non prendere la mia macchina, perchè voglio essere libero di sbizzarrirmi sopra i tre bicchierini di questo nettare. Che poi non mi ubriaco mai, si sappia, mi fermo sempre prima. E le rare volte che sono un po’ su di giri, sfodero una cultura e una profondità e pure un’antipatia di quelle che levati! Sono mica un cazzo di ubriaco buonista da palinsesto generalista io.
L’altra sera eravamo a cena là. Ero con la mia macchina, quindi mi fermo a tre bicchierini e chiedo a Rocco se me ne vende una bottiglia, per continuare il discorso a casa (dio come parlo già cazzuto!). Per 5 euracci schifosi mi porto via questa boccia di paradiso.
Non l’avessi mai fatto. 
Rientro e l’appoggio vicino al computer, sottovalutando la questione. Ma mi accorgo presto che sono sempre lì a girarci intorno. E ogni volta circumnavigo la boccia verde giusto per tre secondi netti prima di affrontarla direttamente, tanto per fare pari con la mia severa coscienza di invidia del vicinato.
Ma quella bottiglia è l’ultimo pensiero prima di addormentarmi e il primo quando mi sveglio. Non ho mai fatto colazione in vita mia, prima d’ora. Ne bevo due bicchierini a stomaco vuoto. Altri due prima di studiare. Studio e non faccio che pensarci. Vado a teatro e ne porto un boccettino dietro. E accantono presto i bicchierini per dei bicchieri omologati di dimensioni regolamentari, che riempio per un terzo.
In quattro giorni la finisco.
Ieri pomeriggio, all’ultimo sorso, passa di qua il Palazzi per andare a fare merenda dal Ciolfi. Salgo in macchina con un solo scopo nella vita: andare al supermercato a cercare l’amaro Alpendorf, di cui mi innamorai per qualche pomeriggio ai tempi delle scuole medie, e ricordo che lo portavo pure in piscina (sull’amaro sono recidivo). Adesso la scusa è la curiosità di vedere se mi è cambiato lui, se sono cambiato io o se magari ci ritroviamo come ai tempi (ma come cazzo parlo?!). A distanza di quindici anni lo ribecco sullo scaffale, stessa scocca, stessa etichetta discount-style. Quasi mi commuovo. Anzi, mi commuovo proprio. Stessa fascia di prezzo: 3,60 euro la bottiglia. Un affarone. Ne prendo due.
E’ trascorso un giorno e una bottiglia è già storia passata.
L’Alpendorf non è buono come l’amaro di Rocco, ma proprio nemmeno alla lontana. Una delusione, diciamolo. L’incanto dei tempi che furono è spezzato, ma in fondo chissenefrega. Quello che conta è che l’Alpendorf è un amaro… oh sì amaaaroooooo… mmmhhh… io aaaaaamo questa parola!
 
Mi sento Nicholas Cage in Via Da Las Vegas. Ed è tutto dire.
 
E ora scusate ma ho di meglio da fare. Oh sì.
 

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13 Risposte to “Amore amaro”

  1. Anonimo giugno 1, 2005 a 8:54 am #

    L’amaro triste

    La fatica è sedersi da Rocco senza farsi notare.Tutto il resto poi viene da sé. Tre sorsatee ritorna la voglia di pensarci da solo.
    Si spalanca uno sfondo di lontani ronzii, ogni cosa si sperde, e diventa un miracolo esser nato e guardare il bicchiere. Il lavoro (l’uomo solo non può non pensare al lavoro) ridiventa l’antico destino che è bello soffrire per poterci pensare. Poi gli occhi si fissano a mezz’aria, dolenti, come fossero ciechi. Se quest’uomo si rialza e va a casa a dormire, pare un cieco che ha perso la strada. Chiunque può sbucare da un angolo e pestarlo di colpi. Può sbucare una donna e distendersi in strada, bella e giovane, sotto un altr’uomo, gemendo come un tempo una donna gemeva con lui. Ma quest’uomo non vede. Va a casa a dormire e la vita non è che un ronzio di silenzio. A spogliarlo, quest’uomo, si trovano membra sfinite e del pelo brutale, qua e là. Chi direbbe che in quest’uomo trascorrono tiepide vene dove un tempo la vita bruciava? Nessuno crederebbe che un tempo una donna abbia fatto carezze su quel corpo e baciato quel corpo, che trema, e bagnato di lacrime, adesso che l’uomo giunto a casa a dormire, non riesce, ma geme.
    Quell’amato Amaro alle Erbe del fattore.
                                                            R. Donati
     
     
     
    Voltaire
                           

  2. Anonimo giugno 1, 2005 a 11:45 am #

    Chi cazzo sei e cosa vuoi (dimostrare)?
    Nel caso non te ne fossi accorto, questo blog è del Gori, io non c’entro un cazzo, sempre con ‘sto Donati in boccaaaaa (uohuohuoh), e vabbè che a caval donati non si guarda in boccaaaa (arfacci!) ma qui si rischia di exaggerare…
    Che vuoi che ti dica, che scrivi bene? mmm,sì, possibile…
     
    Per il resto, ti meriti soltanto di scrivere a: pupo@enzoghinazzi.com (sperando di ottenere risposta, e stai pur sicuro che uno come pupo te la dà la risposta, se magari ci aggiungi un vaglia da 30euro et superiore pure meglio!)
    resto basito, e dei sospetti so farmene poco… esci allo scoperto!
    vile!

  3. Anonimo giugno 2, 2005 a 2:39 am #

    canzuncina:
    “…il donati è innamorato…il donati è innamorato…bene , bene..”

  4. Anonimo giugno 2, 2005 a 6:45 pm #

    sì sì siamo curiosi! E nemmanco poco
    ma non ci sono le faccine! Cazzo e come si fa a sbarbinare
    Nicola

  5. Anonimo giugno 3, 2005 a 7:00 pm #

    la sorpresa è scoprire che il gori mi ti va dal rocco nazionale……
    a questo punto urge incontro(e non vane promesse) di ritrovarsi dall’uomo dello spaghetto per cibarsi teste’ together….
    che ne dici vecchio mangione d’ un gori??^^
    MARRA

  6. acidshampoo giugno 4, 2005 a 3:52 pm #

    Mi pare il minimo! Che poi tu ci vai a pranzo prima di tornare a S. Sepolcro? No perchè a pranzo ora si rifiuta di fare anche le ciacce, mentre a cena si rifiuta SOLO di fare le pizze. Quindi la cosa migliore è andarci a cena. Ciacce con affettati e formaggi, cofana di primo, bevere quel che vuoi, AMARO D’ERBE DEL FATTORE e caffè, per la miseria di 10 euro 10.
    Gna fallo che ci si va insieme. Te proponi, io ci sto.
     

  7. Anonimo giugno 9, 2005 a 12:00 am #

    Voglio provarlo anch’io quest’amaro!
    Comunque ti consiglio di assaggiare, se ti capita l’occasione, il famigerato centerbe “Latte di Suocera”, 75° puri, lo usava la pirateria malese… e non dico altro!
    Una fiamma che scende lenta fino allo stomaco… e poi l’oblio!

  8. Anonimo giugno 13, 2005 a 8:44 am #

    Consiglio di testare l’amaro più amaro di tutti. L'”Underberg”.
    Prodotto sin dal 1865 (nella vecchia Repubblica Federale Tedesca), l’amaro che vien da sotto terra sembra voler tornare a casa portandovi con lui ogni volta che bevete. Semplice luciferina bontà da gustare nella confezione più famosa: la boccettina da 2cl da ingollare in repentino monosorso a fine pasto. Garantito l’effetto digestivo di qualsiasi pingue abbuffata.
    GB

  9. lozissou maggio 6, 2006 a 12:56 am #

    Rileggendo questo vecchissimo post, mi ri-imbatto in una poesia da me firmata ma da me non scritta. Chi era me allora?
    Comunque sia volevo dire un’altra cosa: mi hanno risposto quelli del sito delle Distillerie Moccia. Lo ZABOV MOCCIA in confezione da 6 bottiglie lo spediscono anche loro: viene 5-e-qualcosa a bottiglia (+tassa+iva), + le spedizioni. In totale insomma era sulle 53 euro. A qualcuno va di dividere conto e bottiglie? Eddai, per lo zabov questo e altro, ché tanto ad Arezzo non si trova!

  10. Jack maggio 6, 2009 a 6:58 pm #

    Caro bevitore. Noto con una spassionata condivisione del pensiero che l’amaro del fattore chiamato simpaticamente nel nostro locale “L’Amaro Ramarro” ci da in testa anch a noi, direi proprio nel cuore, non possiamo più farne a meno, tutte le sere o anche a pranzo… è un’ossessione! entra gente nel locale e la sento urlare dall’ingresso: “jack, un ramarrrrrrooooo!!!”quando vuoi passarmi a trovare sappi che ne ho sempre diverse bottiglie pronte 😉

  11. acidshampoo maggio 7, 2009 a 2:38 am #

    Ciao Jack, di dove sei e qual’è il tuo locale? Fammelo sapere e ci capiterò nottetempo. Però sappi che quando scrissi questo post non avevo ancora scoperto l’Amaro Valtellina, che poi mi ha messo in ombra ogni altro amaro (eccezion fatta per il rabarbaro Zucca, che è specie a parte) tanto che ho finito per bere solo quello e diventarne dipendente. Fino a quando – tragedia – è uscito dal plan dell’Esselunga e non c’è stato modo di ritrovarlo. Quello che gli assomiglia di più è il Braulio, ma non è il Valtellina. Mo’ come si fa?

  12. Wen Jiabao dicembre 19, 2012 a 5:40 pm #

    Bisognerebbe che tu provassi la grappa Motai. Non sa di niente, ma dà allucinazioni. Anzi, sa di morte, ma dà allucinazioni.

    • sgargabonzi dicembre 19, 2012 a 9:16 pm #

      Ahahahah! Come no, arriva qualcuno che viene a spiegare A ME della grappa Motai! Ti perdono solo perché è evidente che sei nuovo del blog.

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